mercoledì 24 dicembre 2014

THIS FAINTING TOWN

erano anni che non si nascondeva così, questa città. talmente tanti che nemmeno ricordi quand'è stata l'ultima volta che il cielo se l'è inghiottita in questo modo.




è che abbiamo bisogno dell'ignoto di un posto familiare per svanirci dentro, ogni tanto...


e questa è la milano che m'ingoia, principessa della paranoia

[©  casino royale]

martedì 23 dicembre 2014

231214


prima, i colori esplosi e i piani impossibili e la felicità lieve e volante di chagall.



poi, dopo, un po' di figa.


domenica 21 dicembre 2014

L'HIVER

freddofreddo. umidoumido. nebbia mattino e sera. gelo sulla faccia quando pedali in bici. pelle tesa.
finalmente dicembre. finalmente.

sabato 20 dicembre 2014

DETTO DA F.J.

"la vita l'abbiamo vista passare dalle finestre, dai libri, dall'alternarsi delle stagioni, dalle passeggiate. sempre di riflesso, un riflesso che sembra raggelato sui davanzali."


venerdì 19 dicembre 2014

IL K VIVE

e anche quest'anno sei sopravvissuto al giro della morte novembredicembre.
sticazzi però.

giovedì 11 dicembre 2014

K RULEZ

e anche per quest'anno il k, nonchalante, supera indenne e cazzafrullo il tunnel giornodiriunionedifineanno/cena/dopocena/altrogiornodiriunionedifineannoconpresentazioneannessa. mica cazzi, il k, mica cazzi.

dai, su, forza, chi è il prossimo?

mercoledì 3 dicembre 2014

DETTO DA U.C. (2)

" era davvero bello camminare così. ci si tiene vicini e si va avanti senza fermarsi, verso il resto della vita e verso la morte, e ognuno dall'altra parte ha un braccio libero con cui potrebbe tenersi vicino anche un altro compagno di strada. [...] una miglior metafora dell'amore non avrei saputo trovarla. "

DETTO DA U.C. (1)

" non analizzavo le mie sensazioni, le riducevo volutamente a una caparbia nostalgia di capelli neri, di pelle scura. un giorno o l'altro sarebbe finita anche la nostalgia. "



lunedì 1 dicembre 2014

DEI TUOI EVEREST INTERIORI

son passati gli anni e non son passati indenni. ché anno più anno meno son quasi vent'anni che sei uscito di casa. son passati gli anni solo e son passati gli anni conviventi, e di nuovo gli anni solo e poi ancora conviventi, e nuovamente solo poi. sono passati gli inverni delle notti buie presto e le estati delle cene alle dieci senza accendere la luce. son passati centinaia di libri, film innumerabili e qualche tonnellata di musica. son passate persone più di quante ne saprai mai ricordare, e sguardi o parole o gesti che non sapresti neanche volendo dimenticare. son passate le champions league e i campionati. è passata la minibimba che hai visto diventare minidonna. son passati i chilometri di andate innumerevoli e gli eterni ritorni. son passati colleghi e son passati clienti, son passati fornitori e son passati consulenti. è passato l'etac e son passati pure gli sms. son passate camere d'albergo e città e paesi, son passati continenti. son passati trolley e porta-abiti e son passati zaini e scarponcini impolverati. son passate parole innumerevoli e son passati blog e nick per scrivere te. sono passati numeri di telefono e parole nelle notti. son passati batticuori e disinteressi, noie ed emozioni. son passati i momenti che non ce la farai mai. son passate le convinzioni di averla finalmente trovata.
son passati anni di quotidianità e di case da mandare avanti, anni a scegliere i quadri e le luci, anni ad impilare libri e dischi, anni a riparare tapparelle e a tinteggiare muri, anni a scrivere su quaderni, anni a raccontare fiabe per le buonenotti o a raccontarti fiabe per sperare un po'. son passati anni a vedere la micia diventare vecchia ronfando sul divano a fianco a te. anni di piante e balconi. anni a imparare a cucinarti e a imparare a bere. anni. sono passati anni, e ne son passati molti. vent'anni e innumerevoli pasti. innumerevoli. e ci hai messo vent'anni tu.  vent'anni, record del mondo. vent'anni ci hai messo tu. per farti le tue prime due uova. anvedi oh.

martedì 25 novembre 2014

PRESS PLAY

ora che non ho fame di parole
avrei bisogno di parole
parole che scorrano facili
e non inciampino in mezzo alle dita

che poi le questioni sono sempre le stesse, le questioni a cui giri intorno, o forse sono loro a girare  intorno a te, chissà, ecco sì, forse è questo: le questioni che ti girano intorno come musica ti circondano ma non le afferri, e ogni volta che schiacci play ricominciano identiche a se stesse... e le parole sono ellissi che racchiudono porzioni di spazio e separano il dentro dal fuori ma non ricoprono lo spazio racchiuso, le parole definiscono confini, le parole non completano il quadro, c'è sempre territorio libero per le sfumature, le interpretazioni, le visuali diverse, ché se giri il foglio il disegno è lo stesso ma sembra diverso, e dei disegni l'occhio coglie le linee che delimitano e non gli spazi che vengono definiti, e con le parole è lo stesso, il senso scorre lungo i bordi, lungo i confini, lungo i bordi delle parole e lungo i confini delle frasi, il senso scorre lungo il perimetro del discorso, e resta lo spazio in mezzo, resta indefinito, e lo sai, sì, sì, lo sai, lo sai che il tempo ticchetta, e noi invecchiamo. prima ancora di rendercene conto ne è già passato fin troppo, e ci siamo persi l'occasione di lasciarci ferire dagli altri. quando ero più giovane mi sembrava una grande fortuna; ora che sono più vecchio mi sembra solo una tragedia silenziosa e anche queste sono parole mute, sono parole che tracciano i confini, che corrono lungo i bordi, parole che non riempiono gli spazi, e proprio ora che avrei bisogno di parole, parole che cadano in gola come pioggia calda a definire le rabbie e gli affanni, gli scoramenti e gli sfinimenti, a definire i vuoti che non si colmano, no, ché non li colmano le parole, non li colma il tempo, non li colma la volontà, e con i vuoti devi forse imparare a convivere e non pensare di poterli riempire perché le parole definiscono confini e non gli spazi tra le linee, e tra gli spazi indefiniti ci sono anche i vuoti, e chissà se importa poi che forse abbiamo dovuto pagare un prezzo per la nostra vita scintillante, e il prezzo è stato l'incapacità di credere totalmente nell'amore. al suo posto abbiamo ricevuto in dono una particolare forma di ironia che ha bruciato tutto quello con cui entravamo in contatto. e mi domando se questa forma di ironia rappresenti il prezzo che abbiamo pagato per vivere senza dio cosa dici, importa? importa chiedersi di nuovo e ancora se siamo disposti a rinunciare a ciò che noi vogliamo per ottenere tutto ciò che non vogliamo perdere? importa? e se sì, se importa, allora dove porta? alle solite questioni che ti girano intorno come musica, che ti circondano ma non le afferri, e ogni volta che schiacci play ricominciano identiche a se stesse. in ellissi di parole. ché alla fine, in fondo, sono sempre e solo ellissi di parole.

press stop.
now.
 
[© el muniria, douglas coupland, casino royale]

giovedì 20 novembre 2014

DETTO DA H.M.

" e tutto il tempo incredibile che all'epoca avevo passato a leggere, che significato aveva? "



domenica 16 novembre 2014

DI COME INIZIANO I FILM

[fì rì fìfì uozzap in arrivo] lei: "ascolto qualsiasi cosa mi piace... al momento einaudi, marta sui tubi, jazz turco..."

tu: "jazz turco?!... io non ascolto molto jazz... ma quand'ero stato in turchia avevo comprato un solo cd, ed era un disco di jazz turco..." [invio]
"...c'era questo negozio piccolo e curioso e strano, era a goreme, in cappadocia, e quando ci sono stato c'era questa musica bella e che risuonava dentro, e gli ho chiesto cosa fosse e beh insomma:" [invio uozzap]

tu: "e ho pure tenuto il biglietto del negozio... accumulatore inguaribile io :-D" [invio uozzap]




[fì rì fìfì uozzap in arrivo] lei: "...iniziamo il film dicendo che il cd è lo stesso, il negozio anche, il motivo dell'acquisto pure..."

tu: "stai scherzando vero?" [invio uozzap]

[fì rì fìfì uozzap in arrivo] 



tu: "ok. io chiamo un esorcista." [invio uozzap]

SUONI D'UNA DOMENICA MATTINA CHE FUORI IL SOLE

lunedì 10 novembre 2014

L'AVRESTI DETTO MAI?

che nella vita puoi essere preparato a molto. pure a moltissimo. ma mai a tutto. e infatti, qualcosa che ti spiazza c'è sempre, prima o poi. ché l'avresti mai detto, kovalski, che anche la barba fa le doppie punte? sì, sì davvero. la barba. la barba fa le doppie punte. incre, eh...
...che sia questo il tuo lato femminile?

domenica 9 novembre 2014

BLACK MOUNTAINS HOP

di là dai vetri, nubi grigie che scorrono lente a velare la luminosità di luna piena che disegna il profilo di montagne nere, e il gelo e il buio e la notte, e i rintocchi delle campane a segnare le due, le tre, le quattro.
di qua dai vetri, riempire lo spazio e le lenzuola di gesti sfiorati e di piccole parole, respirando la pelle con lo sguardo perso attraverso i cieli neri e i rintocchi delle ore, sussurrando parole come un mantra personale, come un incanto privato. 

questa è la notte di montagne nere e piccole parole, e quello che ti fa.

SOMETHING SHINES

sabato 1 novembre 2014

lunedì 27 ottobre 2014

domenica 26 ottobre 2014

mercoledì 22 ottobre 2014

LE VENT NOUS PORTERA

e dopo una notte,  e un giorno intero,  e poi una sera ancora di maestrale a spazzare i cieli e a spazzare i marciapiedi, e l'aria che si fa trasparente e tagliente, e tiri su il cappuccio per camminare la strada dalla palestra a casa, dopo tutto questo,  le vent se lève! ...il faut tenter de vivre! ...e sì. proprio così.  con questo vento non ti resta che provare a vivere. già.

[© paul valéry]

DEFINITELY MAYBE

e forse saranno le termiche che si levano di notte. o sarà che è stanotte che l'autunno lascerà spazio all'inverno. saranno le cinque pinte. o forse sarà messico e nuvole, che poi come ben sai è solo la faccia triste dell'america. sarà il lieve fruscio del vento che sonorizza la notte della città che non c'è mai vento.
sarà il tempo che passa e l'improvviso rendersene conto. sarà questa lieve ubriachezza. o i piccoli sprazzi di assoluta chiarezza.
sarà l'inverno alle porte.  ancora una volta. sarà.
 
[© paolo conte]

lunedì 13 ottobre 2014

LA MALEDICION

si deve essere abbattuta una qualche maledizione sul tuo gruppo,  al lavoro.  la sola cosa certa è che non si tratti di montezuma, visto che non è faccenda di bagni. accertato questo, non sai bene quale antica divinità di quale astruso pantheon possa essere stavolta, visto che non hai idea di quale sia il dio che, nell'ordine, ne stende uno con un'infezione da 38.5º, una seconda la manda in ospedale per una settimana, e la terza la toglie addirittura di mezzo in via definitiva. 
un dio tremendo e vendicativo, e con molte frecce diverse nel suo arco, pare, eh. (anche sbadato, il dio tremendo e vendicativo, visto che si è scordato del team esterno... ma tu non stai certo a ricordarglielo eh).

insomma, di che cagarsi addosso la vendetta di un dio così.... non fosse il lato positivo che la terza l'ha tolta di mezzo dandole una posizione migliore in un'altra azienda, che la seconda niente di grave, e tu ti fai un ciclo di antibiotici e torni il solito pimpante rompicazzo di sempre.
ti resta però la domanda...machicazzè 'sto dio vendicativo e maledicente? ma soprattutto... quand'è che l'avresti offeso,  esattamente,  tu?

mercoledì 1 ottobre 2014

PLEASURE LITTLE TREASURE

hai fatto bene a fare di tutto per andare a vederlo. ché i gioielli spesso sono ben nascosti...


venerdì 26 settembre 2014

GOOD TRADITIONS


tu ami le tradizioni.
e come da tradizione anche quest'anno inizi l'autunno da single.

mercoledì 24 settembre 2014

SARÀ

sarà la fine dell'estate,  sarà. 
o sarà l'autunno.
sarà che d'autunno cadono le foglie e c'è la indian summer e i cieli sono azzurri e chiari.
sarà.
cazzo ne sai cosa sarà. 
ma foglie o non foglie, azzurro o non azzurro, in queste ultime settimane sono usciti un sacco di dischi bellissimi. 
era ora. 

lunedì 15 settembre 2014

giovedì 11 settembre 2014

DE CERCHIO SETTEMBRICO

ché la vita in fondo è un cerchio.
e settembre è il cerchio che si chiude, settembre è la finta progressione dell’eterno tornare delle stagioni. tutto muta sempre, per tornare poi sempre uguale, in realtà…
settembre è la stagione che muta e le sere che iniziano sempre prima accorciando i giorni sempre più.
settembre è il tempo lasciato vuoto da chi era arrivata a primavera, e poi scivolata fuori campo in estate, e il vuoto che rimane, ora, è tornare a un tempo da riempire in altro modo, è tornare a conversazioni da avere con qualcun altro, è tornare alle sere vuote da riempire di musica, libri e film. è tornare alle sere che avevi fino ad alcuni mesi fa.
settembre è, dopo mesi di inattività, una palestra che riapre, e tornare (finalmente) a fare sport, tornare (finalmente) alle sere che passi a correre e a sentire i muscoli tirare, è arrivare a casa che la sera è già andata, e doccia e cena e letto in serrata sequenza. è tornare alle sere che avevi fino ad alcuni mesi fa.
ché la vita, in fondo, è un cerchio. e i cerchi sono sempre chiusi, no?
 
(e poi c’è la questione lì, la questione quella lì che non sei abituato, tu, a ricevere i complimenti. e un po’ ti stupisci, un po’ ti imbarazzi, quando ti succede. e se poi ti capita tre volte in due giorni che qualcuna ti dica che sei bello, che ottima scelta i capelli così, che cavoli sei in forma si vede che stai bene, beh l’imbarazzo e lo stupore non si elidono ma si sommano. e quando le tre donne sono tre donne belle, beh, allora ancora di più. ma ti dici che non c’è da preoccuparti. che non dura. che tre donne in due giorni, statisticamente sei a posto per almeno un anno, ora.)
 
(e poi c'è quell'altra questione lì, c’è che la mattina ti squilla il telefono, ed è la carrambata assoluta che a chiamare è quella che vi fermavate sempre a parlare, e ridevate un sacco, e vi siete fermati a parlare e ridere per un paio d’anni circa no? e non vi eravate ma sentiti, e l’ultima volta che vi siete visti era novembre o dicembre chissà. e squilla il telefono ed è lei e “volevo solo sapere come stai”. e vi fermate a parlare e a ridere un sacco.
e c’è che il pomeriggio ricevi l’alert dell’oroscopo di brezsny, che non serve credere agli oroscopi per adorare brezsny. e infatti (ti) finisce così “sei sul punto di incontrare il frutto di semi che avevi gettato tanto tempo fa e dei quali ti eri dimenticato”. occazzo. anvedi che mira robbrezsny… senti, robbrezsny, tu e la tua cazzo di mira, ma la prossima volta, anziché sta robetta, darmi direttamente i numeri del superenalotto, no?)

lunedì 8 settembre 2014

49 59 69 79

49
le curve della strada sono nel gioco di sole e nubi lo stanco sole di finta estate che si riflette in un cielo grigio chiaro di vapor acqueo in una luminosità diffusa e la strada è di curve in mezzo alle montagne che separano il piano padano dal mare e segui il ritmo della guida segui la successione di curve e controcurve ed il verde delle piante intorno l'azzurro ed il grigio del cielo il nero dell'asfalto delimitano un mondo di colori basici e netti e segui le curve segui il ritmo della guida decelerazione freno cambio frenomotore accelerazione cambio accelerazione, decelerazione freno cambio frenomotore accelerazione cambio accelerazione, si tratta di compensare la forza centrifuga con spinte vettoriali una semplicità geometrica applicata alla tua stessa fisica e curva dopo curva tra le montagne tra il verde che ti circonda nel ritmo fluido della guida vedi immagini ballardiane che si sovrappongono alla visione della strada che scorre gli occhi attratti dal metallo dei guard-rail visioni di metallo contorto di segni di frenate disperate sull'asfalto che finiscono oltre la carreggiata, visioni di traiettorie che si interrompono all’improvviso nello stridore nel cupo rimbombo nel rimbalzare in movimenti rotatori e caotici ed è ballardiana l'estetica e non l'etica né l'attrazione che manca per ammassi di carne e metallo compenetrati in attimi immobili e stilizzati eros e thanatos della civiltà dell'asfalto e curva dopo curva le immagini si fondono con gli alberi che ti circondano e che coprono il cielo e la luce della primavera che si riflette in un cielo grigio chiaro di vapor acqueo in una luminosità diffusa che vedi oltre il tetto di rami e foglie e curva dopo curva passi le montagne le attraversi dalla salita passi alla discesa e si apre la visuale si apre la prospettiva si apre il cielo e poi le case e poi in fondo il mare.
prima vedi il cielo.
poi vedi le case.
in fondo, solo in fondo, il mare.

49
è la mossa fantasy, decidi che oggi è la volta della mossa fantasy. la mossa fantasy è qualcosa che risale alle notti tra liceo ed università, alle interminabili partite chiusi in una stanza fumosa che fluttuava in mondi paralleli… quando eravate in situazioni senza una via d’uscita ben chiara, o quando non sapevate che direzione dare alle cose, era quello il momento della mossa fantasy, quella mossa inaspettata e inattesa, la mossa folle e senza alcuna logica che si fa per sparigliare, e vedere cosa accade quando si butta tutto all’aria. e oggi decidi che oggi è la volta della mossa fantasy, e anziché a nord, dirigi l’auto a sud. e vediamo cosa accade, quando butti tutto all’aria.

79
le stazioni sanno di ferro e cemento. le stazioni sanno di voci che si accavallano e stridìo di freni. le stazioni sanno di arrivi e abbracci, e allo stesso tempo sanno di addii e arrivederci. le stazioni sanno molte cose. sei tu che non sai. non sai se questo è un addio, o un arrivederci.

domenica 7 settembre 2014

CRIMINAL MINDS

ne abbiamo fin troppe, è vero. e molte di esse sono inutili. ma ne manca sempre qualcuna. ché spesso la gente non sa autogestirsi. e allora eccoti qui, a rimpiangere che non ci sia una legge a proibire e sanzionare senza pietà i crimini estetici. ché sei tollerante, tu, in generale. ma ci sono quattro crimini che sono totalmente imperdonabili per l'uomo, e sì, forse la pena capitale sarebbe eccessiva, ma non si può comprendere, capire, tollerare né perdonare: 
il calzino bianco, qualsiasi sia la calzatura; 
la scarpa bianca, di qualsiasi tipo essa sia, se non esclusivamente le sneakers; 
il mocassino, sempre per quantunque;
e la camicia a mezzemaniche. 
brividi e conati. brividi e conati. eccheccazzo.


e a fronte di cotanta barbarie... beh, ecco.... l'affermazione che la pena capitale sarebbe eccessiva... insomma, a ben vedere, in realtà... parliamone, eh...

mercoledì 3 settembre 2014

PRIMA O POI

non sarà certo una questione di tempismo, né di velocità. che insomma, anno più anno meno saranno passati una quindicina d'anni ormai. però alla fine eccoti qui, a guardare sul grande schermo il tuo secondo film preferito.
e sticazzi.

per tutto il resto c'è mastercard.



lunedì 1 settembre 2014

HAPPY NEW YEAR

ebbene sì, proprio così; 1 settembre, e quindi:
BUON ANNO!
ché gli anni cambiano a settembre, si sa, si sa, non a gennaio, no, a settembre cambiano gli anni, proprio come quando eravamo a scuola (ché la vita, in fondo, è da sempre e sempre sarà come quando eravamo a scuola, già).

martedì 26 agosto 2014

sabato 23 agosto 2014

DELLE (MEZZE)STAGIONI DELL'AMORE

sarà l'anno con il clima folle che si dimentica di essere estate. saranno questi anni dieci di precarietà. sarà la riforma fornero, o un effetto della bossi/fini, chissà. sarà la crisi (che vien sempre comodo dire "la crisi", no?). oppure sarà che malgrado 'stacazzicrisi il mondo della moda è in costante espansione. sarà questo, sarà... quel che è certo è che è sempre più difficile trovare una donna per tutte le stagioni. e a volte non la si trova neppure per una stagione intera, pensa un po'...
e infatti, pur essendo ancora agosto, la scelta Primavera/Estate 2014 è definitivamente passata di moda. di già. e quindi, pur essendo ancora agosto, tocca dedicarti allo shopping Autunno/Inverno 2014. già, già, già.

mercoledì 20 agosto 2014

DETTO DA C.G.

"a noi e alle donne manca sempre qualcosa, solo che loro sono capaci di sostituirlo con un amore, noi facciamo di questo vuoto una ragione di vita."


Più riguardo a La linea di fondo

giovedì 14 agosto 2014

AH, L'AMOUR

ed eccoci qui. al K innamorato.  ché anche tu, kovalski, ti innamori, a volte. oddio, a volte... più che altro quasi mai, in verità.  dove però è il "quasi" che conta. e infatti stavolta è accaduto. ti sei innamorato. e no, non puoi davvero più farne a meno.  ché ogni giorno senza, quando accade che tu ne sia separato per un intero giorno, è senso di mancanza. e tristezza.
e se non è amare questo senso di mancanza quando non c'è, cosa potrebbe mai essere chiamato amore?


lunedì 11 agosto 2014

I SWEAR

e dopo l'ennesimo giorno d'agosto a 22º - 25º piovosi di questa cosiddetta estate (sic!) 2014, giuri solennemente di non dire mai più che non esistono le mezze stagioni.
solennemente. 
mai. più.

venerdì 1 agosto 2014

DETTO DA H.M.

" procedeva nelle sue giornate attenendosi alle abitudini di sempre, per lo stesso impulso che spinge una persona investita da una raffica di vento ad aggrapparsi a un lampione. "


Più riguardo a L'incolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio

mercoledì 30 luglio 2014

KEEP CALM & GROW A BEARD

a saperlo prima, kovalski, a saperlo prima...
a saperlo prima che bastava il capello un po' più lungo e farti crescere la barba, per raccogliere questi sguardi femminili e questi sorrisi accennati, per strada e nei negozi...
a saperlo prima, non avresti sprecato tutti questi anni dal barbiere.

sabato 12 luglio 2014

BRUTTA ROBA IN THE AIR

ma, esattamente,  com'è possibile che a.d. 2014 così tante persone siano totalmente ignare dell'esistenza dei deodoranti ascellari?

venerdì 11 luglio 2014

BLINK RING

ci sono giorni che sono più giorni degli altri giorni.

(ps 15.7: ma anche no)

martedì 8 luglio 2014

venerdì 27 giugno 2014

DOWN BY THE SEASIDE

a volte la sola scelta sensata è un atto di lucida follia.

(il tutto cantando tra te e te monday you can fall apart, tuesday, wednesday break my heart, thursday doesn't even start, it's friday I'm in love...)
 

[© the cure]

mercoledì 25 giugno 2014

ASCOLTATI

era un mese fa, o poco più, che accadeva che capivi.
accade che capisci, o credi di capire, ma fa poi differenza questo in realtà?, capisci che sei stanco dei meccanismi di elusione, e di alzare sempre le difese. sei stanco di cercare volutamente situazioni complicate o distanze impossibili. sei stanco di interessarti realmente solo alle persone inverosimili. sei stanco di tutto quello che in fondo ti risparmia solo di dover agire le tue difese.
accade che capisci che vuoi semplicemente la normalità. semplice, banale, noiosa normalità. pensa un po'
.”
era un mese fa, o poco più. e sarebbe bastato ascoltarti. era già tutto lì, un mese fa... normalità: semplice, banale, noiosa normalità. senza situazioni complicate o distanze impossibili, senza persone inverosimili, senza oscillazioni e confusioni mentali, senza età complicate, senza comportamenti irrisolti e contraddittorii. 
solo semplice, banale, noiosa normalità. null’altro.
vuoi le sere insieme. vuoi divani in due. vuoi seduti per terra in terrazzo a parlare nelle notti di primavera. vuoi uscire in due e condividere cose normali, noiose, banali. un cinema, una cena, un concerto, un bicchiere, uno zaino, non importa cosa.
accade che capisci che vuoi una banale, semplice, noiosa normalità.

era un mese fa. o poco più.

esticcazzi, kovalski, anche tu, però: ascòltati, fai il piacere, ascòltati ogni tanto, eddai.


THIS IS NOT A COOKING POST

hai scoperto da un paio di mesi abbondanti di avere una passione sfrenata per il roast-beef.
quello speziato.

domenica 22 giugno 2014

BECAUSE THE NIGHT

dicono che è di notte che accadono le cose davvero importanti. e a te il messaggio arriva nel cuore della notte. ed è così, che ti accade: una singola frase che arriva, totalmente inattesa, nel cuore della notte. e all'improvviso sta per cambiare tutto, ora.  
se accade, sta realmente per cambiare tutto. un'altra volta. la sola volta che conta davvero. speri.




MA VA?!

ehi, kovalski,  lo vuoi un pensiero anti intuivo? eccotelo: da oggi i giorni ricominciano ad accorciarsi...

lunedì 16 giugno 2014

BOOK OF ALTERNATE DAYS

sono come le estati, questi giorni. e l'azzurro e i cieli scintillanti si alternano ai giorni dei cieli neri e degli scrosci improvvisi.
e proprio come le estati, c'è il sole che splende, e sembrano non finire mai, i giorni luminosi. e poi arrivano altri giorni e giorni diversi, i giorni di nubi e di temporali.

e nulla è per sempre, mai, nemmeno i cieli azzurri.
e nemmeno i cieli neri.
mai.

domenica 15 giugno 2014

BOOK OF BRILLIANT DAYS

e poi ci sono i giorni dell'incanto. i piccoli giorni luminosi e scintillanti che scorrono naturali e senza sforzo, come scorrono i fiumi o le nubi nei cieli azzurri di vento, come le traiettorie delle stelle o della luna in cielo, con quella naturalezza delle cose che accadono così come accadono semplicemente perché non possono essere null'altro da ciò che sono.

ci sono i giorni dell'incanto, poi. i  piccoli giorni scintillanti che sembrano accadere così come accadono semplicemente perché non possono essere null'altro da ciò che sono.

domenica 8 giugno 2014

I WANNA BE SEDATED

c'è la volta che vuoi che il fine settimana passi via veloce. già,  sì, esatto,  proprio così: vuoi che questo fine settimana svanisca da sé. ché questa è la volta che vorresti un passaggio segreto che porti dal sabato pomeriggio direttamente al lunedì mattina. vorresti una nuova droga che annulli il tempo, e svegliarti all'improvviso al suono della sveglia per una nuova settimana in ufficio, e a posto così.
vorresti annullare il tempo e i pensieri e il tutto di questo fine settimana dell'assurdo. 

oppure, forse c'è una via più semplice... forse ti basterebbe un piccolo cecchinaggio, e annullare direttamente la persona assurda; un colpo solo, secco, preciso, dritto al cuore... fast and clean solution.

sia come sia, per oggi però sedate il k, ma sedatelo di brutto, va là.

giovedì 5 giugno 2014

RUN BABY RUN BABY RUN

erano le sere di febbraio e le sere di marzo. il parco era buio mentre correvi sotto la luce dei lampioni, e incrociavi pochi altri disperati. nuvole di fumo ad ogni respiro. e ragazze boh, chissà, qualcuna lo sarà stata, dentro i giacchini e sotto i cappucci. statisticamente, ci sta.

le sere di aprile era un po' di luce, finalmente. e più gente a correre. un po' maschietti, un po' femminucce. segnali di vita dai sentieri e dalle volte di alberi.

ora è chiaro, così chiaro che sembran pomeriggi, le sere che corri al parco. e c'è una folla femminile che ce la mette tutta. ah, il potere della prova costume.

martedì 3 giugno 2014

lunedì 26 maggio 2014

LE PAROLE PICCOLE (2223.5)

ci sono due parole.
due parole piccole piccole, due parole minuscole, due parole così corte che basta un fiato, per dirle.
ci sono due parole che fa uno strano effetto sentirsele dire.
ci sono due parole che fa un effetto ancora più strano, dirle.
(e restano le domande e i dubbi, poi. ché certe parole sono piccole, minuscole, corte, e fanno uno strano effetto, già, ma certe parole sono anche delle responsabilità...)

venerdì 23 maggio 2014

ONCE IN A RAIN TIME

il cielo si è fatto nero all’improvviso. e piove secco e dritto, stasera. per fortuna hai preso l'ombrello, uscendo. e ora sei fermo al semaforo che aspetti il verde in precario riparo.
le due donne di fianco a te sono senza ombello, invece, e la pioggia bagna capelli e vestiti, e la borsa di carta che la più bassa tiene tra le braccia. sono straniere, mulatte… sud america, africa, non sai bene, non lo sai mai.
una delle due si gira, ti guarda, sorride. e viene sotto il tuo ombrello. così, con naturalezza. “i’m sorry… may I?”. e questo sorriso dolce. e le sorridi anche tu, “of course, stay here”.
verde.“, thank you! bye….”.  sorriso bellissimo. e scappa via di corsa per attraversare.
a volte basta poco per sorridere. anche sotto la pioggia.

martedì 20 maggio 2014

COGITO, ERGO SINGLE

accade, semplicemente accade.
accade quando sei nella città delle donne belle. (e forse accade perché vedi tutt'intorno così tante donne belle. ci sta).
accade mentre il sole scivola dietro il mare. (e forse accade perché certe cose accadono solo al tramonto. ci sta).
accade quando sei con la persona piccolina. (e forse accade perché le persone piccoline fanno guardare le cose da visuali diverse e in modi nuovi. e anche questo ci sta).
accade, chissà perché accade, ma accade. lo senti accadere. 
accade qui e ora.
accade che capisci che devi correre in senso orario e non antiorario. capisci, o credi di capire, ma fa poi differenza questo in realtà? capisci, dicevi, che in fondo la vita è essa stessa una sorta di tempio. e intorno ai templi ci si muove solo in senso orario. e allora d'ora in poi quando vai a correre impara a correre in senso orario...
accade che capisci, o credi di capire, ma fa poi differenza questo in realtà?, capisci che sei stanco dei meccanismi di elusione, e di alzare sempre le difese. sei stanco di cercare volutamente situazioni complicate o distanze impossibili. sei stanco di interessarti realmente solo alle persone inverosimili. sei stanco di tutto quello che in fondo ti risparmia solo di dover agire le tue difese.
accade che capisci che vuoi semplicemente la normalità. semplice, banale, noiosa normalità. pensa un po'.
vuoi le sere insieme. vuoi divani in due. vuoi seduti per terra in terrazzo a parlare nelle notti di primavera. vuoi uscire in due e condividere cose normali, noiose, banali. un cinema, una cena, un concerto, un bicchiere, uno zaino, non importa cosa.
accade che capisci che vuoi una banale, semplice, noiosa normalità.

fantastico. uau. e ora sai cosa? ora sì che son tutti cazzi tuoi...

mercoledì 14 maggio 2014

NOTTURNOCOBALTO

vento teso a pulire i cieli, stasera, e questi cieli scintillano di blu cobalto anche ora che sono le 21:10 e non sa essere ancora buio. e guardando il cielo blucobalto delle 21:10 ti ricordi che in fondo i giorni e le sere non son altro che una successione di passi lenti verso un solstizio che sarà. resta il vento teso, a cambiare l'odore dell'aria.

alzi il volume della musica a riempire gli spazi e le stanze, a coprire il silenzio che ha lasciato chi stasera in questi spazi e in queste stanze non c'è più. e nella sera blucoblato c'è un vuoto che ha la sua sagoma, qui. e un silenzio sul fondo di tutto, che riempie i vuoti della musica. e non basta alzare il volume. pare proprio di no.

OTHER SIGNS

lunedì 28 aprile 2014

A SORT OF HOMECOMING (mantra for nepal)

da quando sei rientrato piove. piove una pioggia fine di nuvole basse e compatte e grigie. là era solo sole e cieli alti e azzurri, e la coltre di polvere a coprire i quattro orizzonti e ogni cosa, anche le vie respiratorie ad ogni respiro, certo. qui invece piove una pioggia fine di nuvole basse e compatte e grigie. uno stacco netto. dall'estate a una specie di autunno. ma questo dovrebbe aiutarti, dovrebbe aiutarti a sentirti di nuovo qui. dovrebbe.

dovrebbe aiutarti a rientrare dalle strade polverose e raramente asfaltate. dai cani randagi che dormono ai bordi delle vie o in mezzo agli incroci. dai black out programmati ogni singolo giorno. dai clacson suonati come una cacofonia costante. dalle mucche ferme nei posti più impensati. dai namasté detti sempre col sorriso e le mani giunte chinando il capo. dai bambini sorridenti e bellissimi  e dalle bambine con gli occhi truccati e bellissime. dalle case di mattone e legno lavorato per gli infissi. dalle case diroccate e non finite moderne e già pericolanti. dagli odori di curry e masala e tikka e cardamomo e cumino e coriandolo che escono dalle porte aperte. dai mendicanti sotto le tettoie a ripararsi dal sole. dai bambini monaci buddisti che guardi dall'alto giocare a calcio. dai dannebud con cui ringrazi chiunque si lasci fotografare. dai giri in senso rigorosamente orario intorno ai templi. dalle ruote tibetane che giri augurandoti la sorte per il futuro. dagli om mani padme hum che dopo un po' iniziate a canticchiare come una litania costante. dalle pagode dagli stupa dagli shikhara, dalla mescolanza costante di templi e religioni. dall'arancione e dal rosso e dal giallo delle offerte votive lasciate ogni mattina agli dei. dal rosso delle donne sposate. dagli ingorghi ovunque. dai motorini che ti sbucano sempre bastardi alle spalle suonandoti all'ultimo. bastardi. dai chilometri camminati su sentieri polverosi. dalle cicale che friniscono nella notte tra i monumenti bui della piazza e tu stai seduto sulle scale di pietra di mille anni fa e sei nel qui e ora e ci sarai per sempre. per sempre. dai cieli di stelle e costellazioni. dalle strade deserte alle nove di sera e nere di black out. dai bambini in divisa che vanno a scuola. dai trentatre milioni di dei hindu e dai buddah. dai chowmen dai momo dal fried rice dal curry dal masala dal tikka. dalla birra tibetana calda e dalla everest gelata. dalle pire funebri per ardere i morti e riconsegnarli alla ruota della vita. e lo ricorderai l'odore che permea l'aria mentre ardono i fuochi. dal sangue dei sacrifici animali del tempio di kali. e i fedeli che camminano a piedi scalzi attraverso di esso. dalla divina sessualità dei lingam in pietra in ogni tempio. e delle yoni che li accolgono, compenetrandosi, come nella vita. dagli occhi di buddah sulla cima dei templi a  stupa al cui sguardo non puoi fuggire e che ti trapassa. ovunque. dalle bandiere tibetane e i 5 colori che garriscono nel vento. dal tetto dello stupa di bodnat e dalla piazza di bahktapur. dai sorrisi delle donne quando le guardi negli occhi. dai canti dei monaci tibetani che cantano i loro mantra nel buio della sala. dalle trombe e dai tamburi tibetani che interrompono le litanie. dai commercianti e dai questuanti che cercano di venderti qualsiasi cosa. dalle campane e dai canti nel tempio alle 4 di notte. bastardi. dai generatori. dai thanka disegnati su panni di cotone. dall'alba che sorge sulle montagne di nagarkort. dalle vasche d'acqua verde e puzzolente a costellare le città antiche. dalle donne che attingono l'acqua ai pozzi. da un himalaya che non vedrai mai coperto di foschia e polvere, e che sarà il motivo per tornare in questo paese, un'altra volta, e farlo già in questa vita. dal bianco dall'oro dall'azzurro degli stupa buddisti. dal grigio della pietra dei tempi indu. dai rossi e arancioni e gialli della polvere con cui ricoprono le statue. dall'amaranto e dai marroni dei mattoni del legno delle bordature in stoffa delle pagode. dalle bottiglie d'acqua per lavarsi i denti. dalla calma di una vita che scorre in piazze millenarie. dal sedersi a guardare la gente che scorre. dal rosso del tilaka sulla fronte. dai petali di fiore e dai chicchi di riso lasciati sulle statue degli dei. dai sorrisi della gente. ovunque.

la pioggia dovrebbe aiutarti a rientrare da dove sei appena tornato. dovrebbe.
che chissà quando tornerai davvero a casa, però, tu.

venerdì 18 aprile 2014

LA CITTA' K

no, il kovalski non si trova più qui, ormai.
chi lo volesse dovrà cercarlo nella città di nome K, ora.

DEI DETTAGLI, (o, UN SIPARIO PER C)

"senti ti va bene se stasera esco con un amico? ne approfitto che sono qui, che non lo vedo mai... dobbiamo aggiornarci su un sacco di cose, sai. poi dopo la serata torno a casa da te."
"certo, figurati. a dopo allora..."

ti sfuggiva solo il dettaglio che la categoria "aggiornamenti con l'amico" comprendesse anche un pompino.



domenica 13 aprile 2014

(nigga don't like it) ROCK THE CASBAH

e a volte cambia il mondo, poi. e come spesso capita, accade negli aspetti più secondari e banali.
finora, quando uscivi con una donna, era facile prevedere che direzione avrebbero preso gli sguardi di chi incrociavate per strada: gli uomini guardavano lei, le donne (se mai capitavano sguardi femminili) te. questo fino al pomeriggio in cui siete in giro nella casbah del lazzaretto, e le donne che incrociate per strada guardano lei, e con uno strano sguardo di riprovazione, e gli uomini di colore invece guardano te, con uno sguardo duro come una specie di sfida. usciti da lì, il mondo torna a una mezza normalità; gli uomini riprendono a guardare lei, ma anche le donne, lei, e sempre con questo strano sguardo tra una qualche domanda, e la riprovazione. e non lo sapevi che ti avrebbe cambiato il mondo, iniziare a uscire con una ragazza di colore, proprio no.

giovedì 10 aprile 2014

9414



e lo guardi da lontano, dapprima. e le luci e la musica e le parole. e la rabbia e le risate. vi auguro di essere felici da fare schifo.
e i ragazzi trattengono i respiri e i battiti del cuore per non farsi sentiree poi, accade. accade quel lungo, lunghissimo bacio che dura canzoni e canzoni. e canzoni e canzoni. semplicemente, accade. 

[© le luci della centrale elettrica]

domenica 6 aprile 2014

SOMETHING IN THE NIGHT

la poesia esiste. e quando meno te lo aspetti. svoltando un angolo buio e isolato sotto i grattacieli vuoti delle due di notte. il silenzio interrotto da una vecchia musica tradizionale. e coppie che ballano nell'angolo buio e isolato sotto i grattacieli vuoti. come fossero lì da sempre. come non ci siano mai state. come non ci fossero neppure ora.


venerdì 28 marzo 2014

DIO K

tu lo sai. in fondo, lo sai. sai perché non credi. non tanto nella chiesa, no, quello è chiaro, dai. no, no, proprio in dio.  tu non credi perché non sai credere. simple as that.
non sai credere, tu, proprio non riesci. non hai il minimo senso del santo. ma del sacro sì, nel sacro tu credi. credi nella vita. nell'universo. credi nell'atomo, e nell'infinito. credi nella sacralità dell'esser vivo. nella sacralità dell'esser-ci.
non credi in dio. in un dio. il politeismo è un'altra faccenda... vorresti essere politeista, ma non ci riesci.... non riesci a credere nemmeno in questo. cazzo.
tu credi solo in ciò che è. in fondo, è questo.
e ogni tanto ti ripeti come un mantra "eli eli lama sabactani". già, chissà perché... chissà perché ti ha abbandonato, il diotuo. quando sarebbe così più semplice e rassicurante crederci. credergli. quelle piccole, salde certezze che definendo il perimetro del tutto, tranquillizzano. ma lui no, lui sabactani a te, ti ha abbandonato, il diotuo. e quindi nulla. niente. non sai credere. e allora ti resta solo credere in ciò che è. 
e lo accetti. accetti questo tuo non saper credere.
non sai credere, ma vedi il sacrale. il sacrale che c'è nell'esser vivo. nell'esserci. nella primavera che fiorisce dopo l'inverno. nel vento che spazza i cieli d'azzurro e luce. nelle notti di nero e stelle e infinito e galassie e immensità.
non ti è dato il santo. ma sei capace di arrivare al sacro.

e ti basta, il sacrale. 
ti basti, sacrale.


"gli dei sono partiti, autoesiliati. dio non si sa. ma un atomo divino è conficcato in ogni cuore umano"
[©  p.g.r.]

STOCA

12°, ma stocazzo se non è primavera, questa.

sabato 22 marzo 2014

SCORRIMENTI (o de i destini generali)

a volte ti domandi se la tua vita non assomigli a linee tracciate sopra una qualche mappa (in un mondo in cui le mappe erano ancora di carta e ci si poteva scrivere e tracciare linee sopra). ed eccoti qui a tracciare un'altra linea sulla solita mappa ad unire la città in mezzo alla pianura alla città dove finisce il mare. e scorri lungo questa linea e sotto cieli grigi che ancora non piove quel che avrebbe dovuto piovere. ascolti le luci. canti pà pàpàpà pà pàpà. pà pàpàpà pà pàpà. pà pàpàpà pà pàpà....




mercoledì 12 marzo 2014

DETTO DA I.B.

" non voglio più fare l'amore con un solo uomo, è troppo spaventoso, troppo pericoloso. per anni ho corso un pericolo mortale. "


Più riguardo a Il libro Franza

martedì 11 marzo 2014

VITE CHE NON SONO LA TUA

avere tre figli. i fine settimana d'inverno in montagna a sciare, e quelli d'estate al sole al mare. le sere della settimana a casa, in città.  il rito cena e poi televisione. stando attenti a non scorticarsi troppo i nervi. quel delicato equilibrio tra mal sopportazione e proseguire una vita insieme. e chissà se si scopa il personal trainer, lei. che chi se ne frega poi. basta che non rompa il cazzo le sere che le dice che ha riunione. a portar fuori la nuova stagista. e poi, da lei.

decidere se sia il momento giusto per un secondo figlio. con il pensiero di non lasciare il primo da solo quando poi sarà adulto nel mondo.

separati in casa. letti divisi. se la fortuna gli ha dato abbastanza spazio, in stanze diverse. uno o più figli nell'altra. nell’abitudinarietà poi si diluisce tutto. e chissà quanti anni passano. e chissà se poi ci provano e sperano e riescono a tornare a vivere e a uscire e conoscere e perdere la testa e scopare...e poi cosa fanno? tornano a casa ciascuno nel proprio letto separato? e se sono fortunati in stanze diverse? chissà....

un’altra sera da uscire, anche stasera. ché da solo mai. il solito giro per locali. bere. la musica alta. parlare ad alta voce. risate. stare con persone. le donne, e le ragazze che lavorano da qualche anno e sono ancora troppo giovani per una famiglia. forse stasera la rivedi. stavolta ti fai dare il numero. o almeno la mail. così combini domani in pausa pranzo. dopodomani al massimo. chissà se è tipa da montagna o da mare, per il week end.

ritrovarsi tutti insieme la sera a tavola, per cena. dialoghi misti adulti bambini. dialoghi frammentati, di domande per far dire le risposte.  la televisione accesa. o la televisione spenta, chissà. poi dopo i denti il pigiama. metterli a letto. finalmente quiete, ora. con lei ci parla.  o con lei non ci parla ora, chissà. c’è chi vive il presente. c’è chi evade pensando un qualche altrove.

e lei ha attraversato la crisi. la crisi, e la voglia. la voglia assurda e feroce  di amare quell'altro, di uscire dallo schema, dopo quasi quindici anni... e due figli non bastano quando il cuore e la carne ti portano a sentirti triste e vuota senza quella mano tra i tuoi ricci. ma lei sa aspettare, e lascia trascorrere i mesi. e lascia passare. e torna. torna nel piccolo perimetro della vita che ha scelto. e non è questione di felicità, no. la felicità non conta mai. è essere responsabile. un sacramento da onorare. e due figli da crescere.

e ci sono così tante vite. che non sono la tua.