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venerdì 20 marzo 2015

poetiKo

fatti non fummo per viver come bestie.
ma per sopravvivere. a tutto.
anche al sole che s'annera nel mezzo del mattin di nostra vita.

martedì 25 novembre 2014

PRESS PLAY

ora che non ho fame di parole
avrei bisogno di parole
parole che scorrano facili
e non inciampino in mezzo alle dita

che poi le questioni sono sempre le stesse, le questioni a cui giri intorno, o forse sono loro a girare  intorno a te, chissà, ecco sì, forse è questo: le questioni che ti girano intorno come musica ti circondano ma non le afferri, e ogni volta che schiacci play ricominciano identiche a se stesse... e le parole sono ellissi che racchiudono porzioni di spazio e separano il dentro dal fuori ma non ricoprono lo spazio racchiuso, le parole definiscono confini, le parole non completano il quadro, c'è sempre territorio libero per le sfumature, le interpretazioni, le visuali diverse, ché se giri il foglio il disegno è lo stesso ma sembra diverso, e dei disegni l'occhio coglie le linee che delimitano e non gli spazi che vengono definiti, e con le parole è lo stesso, il senso scorre lungo i bordi, lungo i confini, lungo i bordi delle parole e lungo i confini delle frasi, il senso scorre lungo il perimetro del discorso, e resta lo spazio in mezzo, resta indefinito, e lo sai, sì, sì, lo sai, lo sai che il tempo ticchetta, e noi invecchiamo. prima ancora di rendercene conto ne è già passato fin troppo, e ci siamo persi l'occasione di lasciarci ferire dagli altri. quando ero più giovane mi sembrava una grande fortuna; ora che sono più vecchio mi sembra solo una tragedia silenziosa e anche queste sono parole mute, sono parole che tracciano i confini, che corrono lungo i bordi, parole che non riempiono gli spazi, e proprio ora che avrei bisogno di parole, parole che cadano in gola come pioggia calda a definire le rabbie e gli affanni, gli scoramenti e gli sfinimenti, a definire i vuoti che non si colmano, no, ché non li colmano le parole, non li colma il tempo, non li colma la volontà, e con i vuoti devi forse imparare a convivere e non pensare di poterli riempire perché le parole definiscono confini e non gli spazi tra le linee, e tra gli spazi indefiniti ci sono anche i vuoti, e chissà se importa poi che forse abbiamo dovuto pagare un prezzo per la nostra vita scintillante, e il prezzo è stato l'incapacità di credere totalmente nell'amore. al suo posto abbiamo ricevuto in dono una particolare forma di ironia che ha bruciato tutto quello con cui entravamo in contatto. e mi domando se questa forma di ironia rappresenti il prezzo che abbiamo pagato per vivere senza dio cosa dici, importa? importa chiedersi di nuovo e ancora se siamo disposti a rinunciare a ciò che noi vogliamo per ottenere tutto ciò che non vogliamo perdere? importa? e se sì, se importa, allora dove porta? alle solite questioni che ti girano intorno come musica, che ti circondano ma non le afferri, e ogni volta che schiacci play ricominciano identiche a se stesse. in ellissi di parole. ché alla fine, in fondo, sono sempre e solo ellissi di parole.

press stop.
now.
 
[© el muniria, douglas coupland, casino royale]

martedì 29 gennaio 2013

FINIS TERRAE (la versione per ciku)

... e c'era quell'odore di oceano nell'aria che respiravi a fondo, che respiravi sentendo l'aria entrarti dentro narici, naso, faringe, laringe; la sentivi scendere attraverso trachea, bronchi, riempirti i polmoni, allargare la cassa toracica, spingere il diaframma. e c'era quell'odore di oceano, quell'odore che sai esattamente com'è, nella tua testa, nel tuo ricordo, lo conosci alla perfezione, l'odore d'oceano, ma non sai dirlo, non sai come si faccia a dirlo. e quando ci provi, sfugge, e non lo ricordi esattamente. sai com'è, ma i bordi sfuggono, si mischia un po'. è come quando ad occhi aperti pensi un volto, lo vedi nei tuoi pensieri, un fotogramma, nel tuo pensiero un volto che sai, ma se chiudi gli occhi i lineamenti si confondo, diventano opachi e non lo vedi più, non sai più con precisione com'è il volto che sai. e l’odore d’oceano è uguale, ecco, uguale. è proprio così. c'è quell'odore di oceano che ricordi ma se ci pensi troppo non sai più esattamente com'è. e scorre lungo i bordi, il pensiero di un odore, ed è sempre un passo più in là. ma respiri a fondo, ora, stavi respirando a fondo l'odore dell'oceano, lo sentivi entrarti nei polmoni, allargarti la cassa toracica. una mattina livida, livida di mattina troppo presto, livida della nebbia nebulizzata contro le scogliere. e un vento teso sulla faccia. e il rumore ritmico del frangersi dell'acqua, giù, giù laggiù in fondo, un paio di centinaia di metri laggiù, in fondo, il rompersi ritmico dell'oceano contro la scogliera; e l'odore dell'oceano, il vento teso nella mattina livida in sospensione nebulizzata, opaca di nebbia e luce astratta, e sentire l'oceano frangersi contro centinaia di metri di roccia, sentire laggiù, in fondo, sentire il rompersi ritmico dell'oceano contro la scogliera. impatta, rifluisce, impatta. impatta, rifluisce, impatta. laggiù, in fondo, un paio di centinaia di metri laggiù in fondo, il rumore dell'oceano che si frange contro infinite scogliere nere, il rumore cupo, un accordo che risuona sulla sfondo di tutto, del vento che soffia teso, del tuo essere in piedi su una scogliera, della nebbia nebulizzata che chiude la vista di quella mattina dove finiva un continente, dove la terra terminava, della opaca luce livida, astratta, e respirare l'odore dell'oceano. e sotto a tutto questo, sotto ogni singola cosa, sotto ogni singolo istante, onnipresente, la vibrazione sonora di un accordo che risuonava, l'accordo dell'oceano che si frange contro infinte scogliere nere. e respiravi quell'odore di oceano nell'aria, e sapevi che è quello il rumore che fa un oceano quando respira: è un accordo costante che risuona sotto ogni cosa. risuona, il respiro dell'oceano, risuona...

lunedì 28 gennaio 2013

FINIS TERRAE

...e c'era quell'odore di oceano nell'aria che respiravi a fondo che respiravi sentendo l'aria entrarti dentro narici naso faringe laringe la sentivi scendere attraverso trachea bronchi riempirti i polmoni allargare la cassa toracica spingere il diaframma e c'era quell'odore di oceano quell'odore che sai esattamente com'è nella tua testa nel tuo ricordo lo conosci alla perfezione l'odore d'oceano ma non sai dirlo non sai come si faccia a dirlo e quando ci provi sfugge e non lo ricordi esattamente sai com'è ma i bordi sfuggono si mischia un po' è come quando ad occhi aperti pensi un volto lo vedi nei tuoi pensieri un fotogramma nel tuo pensiero un volto che sai ma se chiudi gli occhi i lineamenti si confondo diventano opachi e non lo vedi più non sai più con precisione com'è il volto che sai e l’odore d’oceano è uguale ecco uguale è proprio così c'è quell'odore di oceano che ricordi ma se ci pensi troppo non sai più esattamente com'è  e scorre lungo i bordi il pensiero di un odore ed è sempre un passo più in là ma respiri a fondo ora stavi respirando a fondo l'odore dell'oceano lo sentivi entrarti nei polmoni allargarti la cassa toracica una mattina livida livida di mattina troppo presto livida della nebbia nebulizzata contro le scogliere e un vento teso sulla faccia e il rumore ritmico del frangersi dell'acqua giù giù laggiù in fondo un paio di centinaia di metri laggiù in fondo il rompersi ritmico dell'oceano contro la scogliera e l'odore dell'oceano il vento teso nella mattina livida in sospensione nebulizzata opaca di nebbia e luce astratta e sentire l'oceano frangersi contro centinaia di metri di roccia sentire laggiù in fondo sentire il rompersi ritmico dell'oceano contro la scogliera impatta rifluisce impatta impatta rifluisce impatta laggiù in fondo un paio di centinaia di metri laggiù in fondo il rumore dell'oceano che si frange contro infinite scogliere nere il rumore cupo un accordo che risuona sulla sfondo di tutto del vento che soffia teso del tuo essere in piedi su una scogliera della nebbia nebulizzata che chiude la vista di quella mattina dove finiva un continente dove la terra terminava della opaca luce livida astratta e respirare l'odore dell'oceano e sotto a tutto questo sotto ogni singola cosa sotto ogni singolo istante onnipresente la vibrazione sonora di un accordo che risuonava l'accordo dell'oceano che si frange contro infinte scogliere nere e respiravi quell'odore di oceano nell'aria e sapevi che è quello il rumore che fa un oceano quando respira è un accordo costante che risuona sotto ogni cosa risuona il respiro dell'oceano risuona...

lunedì 21 gennaio 2013

DELL'AUTOBIOGRAFIA DELLE FRASI UN PO' COSI'

che a volte poi vengono queste frasi. sì, esatto, proprio così: vengono. che tu sei lì, distratto, che fai qualcosa, o nulla magari, sei lì sereno e cazzafrullo, oppure impegnato in qualcosa che assorbe la tua attenzione e ti costa un qualche sforzo. ché in fondo è la stessa cosa, non importa quello che stai facendo, importa che tu sei lì, e un bel momento ti piomba addosso una frase, ma non una frase qualsiasi, no, una frase di quelle frasi lì. che ti fermi, e ci pensi, e poi te la ripensi, e di nuovo ancora, e lo sai che è una frase di quelle frasi lì, di quelle frasi quelle che. ecco, sì, quelle. che poi peraltro non sai bene cosa fartene di quelle frasi lì. ché certe frasi ti piacciono, le frasi che vengono così, ma non è che ci puoi fare qualcosa, lì per lì. è che vengono queste frasi. a volte. e vengono così. semplicemente, vengono. da dove, poi, chissà. si formano da sé. forse. sembra. sembra come se. viene questa frase che sembra che venga da sé. e la prendi e la giri. la giri e la rigiri. e sì, ti piacciono proprio, le frasi che vengono così. quelle che non sai bene se è intelligente, o irrimediabilmente banale. che quando una cosa sembra filare, ma filare davvero, non lo puoi mai sapere se è intelligente o banale. irrimediabilmente banale. non c'è nulla da fare. non si capisce mai. fila così bene perché è una botta di culo? o fila così bene perché è talmente scontata che...? boh. bah. chissà. e comunque, è la questione di quelle frasi lì. quelle che ti vengono così, quelle volte. quelle volte che. ché a volte ci sono le volte che. ecco, quelle volte. esattamente quelle volte che. e cosa vuoi fartene, poi, delle frasi di quelle volte lì? afferrale. trattienile. ché è facile perdersele, le frasi così. ti dici "me la ricordo, sì, sì", e poi passano 5 minuti e "…?!?!? com'è che era, esattamente?!". e vedi mai che stavolta era davvero una frase intelligente, per una volta. per pura botta culo, eh, però pur sempre intelligente, magari, stavolta, vedi mai. ed è uno spreco, perdersela così, no? ecco, che poi se no va così. scrivitele. appùntatele. con quello che hai lì per lì. un foglietto. il biglietto della spesa. un post it. scrivitele lì. che poi le frasi vanno perse. ché si sa, le frasi vengono. le frasi vanno. sei tu che resti. scrivitele quando ti vengono. con quello che hai lì per lì. se hai anche il tempo di prenderlo, di andare di là, di rovistare nei ripiani per trovarlo, scrivitele sul taccuino, quello nero, il taccuino nero a quadretti, quello con l'elastico, nero anch'esso, quello che tieni lì appoggiato sullo scrittoio. che non si sa mai, poi. scrivitele, sì, le frasi quelle frasi lì. che poi vanno perse. sennò. 
la vita non è altro che la propria autobiografia. 
ecco, questa, esattamente questa, questa scrivitela lì. che poi va persa. sennò. e se è banale, e pure irrimediabilmente, amen. tanto lo sai solo tu.

mercoledì 29 agosto 2012

LE FRASI PERFETTE

le frasi perfette sono l'intuizione di un attimo sono la combinazione istantanea di parole in una sequenza irrinunciabile perfetta e necessaria che ti attraversa la mente scorrendo lungo le sinapsi percorrendole sfruttandone curve anse rilievi e discese per acquisire velocità in progressiva accelerazione che nel momento stesso in cui le pensi sai che quella è la perfezione sai che non c'è nulla da togliere nulla da aggiungere né da dividere da una frase così che lo sai che se la perfezione esiste la sai la senti è lì dentro di te ora adesso in forma di parole modellate esattamente ed esattamente ordinate e sai che in nessun altro modo potrebbero essere se non così ché la perfezione è talmente perfetta che la riconosci appena la vedi ché la perfezione è intuitiva e non devi ragionarci sopra né valutarla soppesarla o considerarla la perfezione la riconosci a istinto in un attimo e lo sai benissimo che è quella la perfezione e che in nessun altro modo potrebbe essere se non esattamente così e nell'istante in cui le parole diventano frase dentro le tue sinapsi in quel preciso istante le frasi perfette ti attraversano come proiettili nella notte e sono le frasi perfette quelle che non riesci mai a memorizzare a trattenere a ricordare perché i proiettili nella notte sono piccoli e attraversano lo spazio buio più veloci della tua vista più veloci del suono molto più veloci di te e tu sei lì che stai camminando guidando facendo altro qualsiasi cosa non importa cosa oppure non stai facendo nulla stai per addormentarti a letto e certo che non ti alzi non ti muovi proprio resti immobile al sonno che si avvicina e ti ricopre e le frasi perfette che sono proiettili nella tua notte esplodono ti attraversano e passano oltre svaniscono e si perdono nel buio ne perdi parole e sequenza e respiro e ritmo e chissà dove vanno a finire le frasi perfette dopo che sono esplose e ti hanno attraversato e sono passate oltre e sono svanite perse nel buio chissà se la loro folle corsa finisce da qualche parte in qualche luogo e chissà qual è il luogo dove si fermano esauste e immobili alla fine della loro parabola le frasi perfette ora immobili e dimenticate chessò un enorme libro laggiù in fondo un libro enorme alla fine dell'universo che le raccoglie tutte da tutto il mondo da ogni tempo in ogni lingua e lì si depositano su pagine immense che si sfogliano da sé pronte ad accoglierne sempre di nuove appena pensate là dove c'è la fine di tutto un solo enorme libro per tutte le frasi perfette di ogni tempo di ogni luogo di ogni lingua e se è così allora forse torneranno a vivere un giorno alla fine del tempo e dello spazio e la fine del tempo sarà un flusso di parole in sequenze perfette che attraverserà lo spazio siderale il nero infinito il gelo cosmico l'assenza di qualsiasi cosa del vuoto assoluto attraverserà le curvature le stelle le galassie schivando pianeti orbitanti e nova che esplodono in bagliori atomici immensi e multicolori e passerà oltre le nebulose oltre le costellazioni oltre le nane bianche oltre la densità di minuscole pulsar bordeggiando buchi neri e sciami meteoritici e il flusso di parole in sequenze perfette delle frasi perfette alla fine di ogni tempo attraverserà come scie luminose il nero siderale e cavalcando lo spazio vuoto gelido immenso del cosmo cavalcando l'infinito le frasi perfette torneranno qui e negli ultimi istanti di questo pianeta ci faranno estinguere nella perfezione delle parole di tutta la storia di tutti i pensieri dispersi di tutte le intuizioni che ci hanno attraversati come proiettili nella notte e che abbiamo perduto.
oppure anche l'universo è prosaico e le frasi perfette sono perse per sempre nel vuoto nel nulla di menti che dimenticano troppo in fretta una perfezione che non gli appartiene e che non sanno trattenere.

venerdì 6 luglio 2012

I'M FEELING SUBATOMIC (just give me gin&tonic)

[antefatto: questi sono i giorni della fisica sulle prime pagine dei giornali, con la conferma empirica dell’esistenza del bosone di higgs, che con umile&morigerato eufemismo è detto anche “particella di dio”]

e per quelle che no ai post lunghi (vero, v?):
allacciati le cinture, alice, che da qui in poi di meraviglie ne vedrai un bel po’”.
the matrix]


la divisibilità dell’indivisibile. l’atomo come proprio stesso ossimoro. l’a/tomo in/divisibile che si compone di elettroni, protoni, neutroni. nucleo, e particelle. e il loro movimento relativo. l’ironia di avere un nome che viene superato di slancio da ciò che si è.
e chissà come ci si sente, a sapere di essere un ossimoro.

l’atomo come tessuto della realtà. cambiano la trama, le fogge, i colori, i tagli, la tessitura, lo spessore, le cuciture, ma è un solo ed unico tessuto quello di cui tutto è fatto. 

le cose che compongono il mondo, tutto ciò che vedi, tu stesso anche, come ammasso ordinato di atomi. prova a immaginarlo. prova. a. immaginarlo. e quando guardi, non vedere case, strade, alberi, nuvole, cielo, persone, la tua mano. Quando guardi, vedi gli atomi che le compongono. prova. prova a visualizzare gli atomi che compongono ogni cosa esistente e che percepisci. o che credi di percepire.
quanto relativizza ogni cosa, questo?
we are such stuff as dreams are made on. fatti della materia del sogno, ti dice che siamo fatti della materia del sogno. il sogno come scariche elettriche che attraversano sinapsi di un cervello addormentato. il sogno come elettricità statica interiore?
elettricità. atomi in movimento. noi siamo fatti della materia degli atomi in movimento. proprietà transitiva del sogno.

e anche volendo, e anche provandoci, e anche sforzandoti, non riesci. no, non riesci proprio. non riesci a pensare a te stesso come somma di atomi che costituiscono molecole che si legano in cellule che formano tessuti che fanno il tuo stesso corpo che fanno te.
sapere non è vedere, né sentire. o anche solo riuscire ad immaginare.
e posto di fronte ad uno specchio, nell'immagine riflessa che guardi, credi di vedere te stesso, ma non puoi vedere ciò di cui sei realmente fatto. il tuo stesso paradosso, il paradosso che sei : ti è impossibile vedere l’atomico di cui tu stesso sei fatto. anche solo immaginarlo. anche solo visualizzarlo mentalmente. ogni tua fibra, il tuo stesso corpo, non sono ciò che vedi. tu non sei ciò che vedi quando guardi te. la tua percezione si ferma ai tessuti. la tua percezione di te si ferma alla superficie, e alle sensazioni che sulla superficie provi. a un livello più profondo, al livello reale, non riesci ad andare. non riesci a vedere ciò di cui il tuo stesso corpo è fatto.
sei fermo sulla tua stessa superficie. e se non riesci a vedere l’atomico, nemmeno ci provi con il subatomico che lo compone. eppure ti definisci “tu”, credendo di sapere di cosa parli.
e se l’a/tomo in/divisibile è l’ossimoro di se stesso, tu hai in sorte altrettanta ironia di ciò che ha un nome sbagliato. anche tu sei il tuo stesso ossimoro. superato di slancio da ciò di cui sei fatto.

irrimediabilmente mediano, sei fatto per il medio.
as above, so below. il troppo piccolo è fuori dalla tua capacità percettiva. non riesci a vederlo. e così, dimentichi che esista, e credi che la realtà sia la tua percezione mediana. tu ti dimentichi di te stesso, ti dimentichi di essere un ammasso ordinato di atomi.
as below, so above. anche il troppo grande è invisibile ai tuoi occhi. vedi le strade, i palazzi, le piazze, ma non vedi la città. da un aereo vedi le città, le pianure, i fiumi, il mare, le montagne, ma non puoi vedere un continente. un continente puoi immaginarlo, certo. puoi pensare la terra, anche, sai com’è fatta. puoi pensare ai pianeti che compongono il sistema solare. puoi pensare ai sistemi stellari che compongono galassie. puoi pensare le galassie, anche. una. due. dieci. cento, forse. ma poi non riesci. non riesci a pensare l’universo composto di infinite galassie.
irrimediabilmente finito, non puoi pensare l’infinito.
eppure, tu sei lì dentro. tu ci “vivi”, lì dentro. tu vivi un dove che non sei capace di pensare.

karma coma
(jamaican aroma?)

non puoi pensarlo. non puoi immaginarlo. può essere tutto. o nulla. può essere talmente tutto o talmente nulla che può anche essere che l’infinitamente grande sia solo un ulteriore infinitamente piccolo.

as above, so below.
l’universo che ci racchiude può essere atomi, perché no? possiamo essere particelle subatomiche. ogni stella un nucleo. ogni pianeta un elettrone. ogni sistema solare un atomo. ogni galassia una molecola.
e se l’alto è come il basso, se l’infinitamente grande è come l’infinitamente piccolo, se la trama della realtà di ogni cosa esistente nella realtà è unica e il suo tessuto è atomico, puoi immaginare qualunque cosa. qualunque cosa.
as above, so below.

puoi immaginare l’intero universo una molecola qualsiasi. puoi immaginare la molecola parte di una sfera, forse. una palla. l’universo una palla di plastica. arancione. l’intero universo che nemmeno riesci a concepire solo un punto infinitesimale della superficie di una palla di plastica arancione. lanciata da due bambini. su una spiaggia di sabbia. in un giorno d'autunno. e immaginare la traiettoria curvilinea della palla lanciata dall’uno all’altro contro il cielo azzurro di un pomeriggio d’autunno.

e l’universo scorre così. e la tua vita scorre così, in un universo che è una molecola. in una palla arancione, lanciata in aria da due bambini, la parabola arcuata che disegna la sua traiettoria, su una spiaggia sabbiosa, in un qualsiasi pomeriggio d'autunno.

puoi immaginarlo. e la sensazione che questo ti dà.

... e allora, ci vuole ancora molto per questo gin tonic?

 [© shakespeare; massive attack]

lunedì 4 giugno 2012

VOLENTE O NOLENTE

tra volente o nolente a volte vince indifferente. 
che tu voli o che tu noli ci sono giorni che passano veloci e che passano indenni, in questi giorni. che sia ufficio, napoli, o bologna, non ti cambia nulla. nolere non noli. volere domani voli, ma il senso non è lo stesso. e comunque non sempre è importante che ci sia un senso, a volte semplicemente segui il flusso delle cose che devi fare. e andare a roma è come starsene a milano quando sei di questo umore. neutro. o neutrale. indecisione sul termine. ma nemmeno ti importa di scegliere quale, non ci trovi alcuna differenza li tieni entrambi li lasci lì così. 
volente o nolente è una primavera scivolosa questa. ma non sei tu che inciampi nei giorni. non sei tu che cadi. sono i giorni che ti scivolano addosso.

lunedì 13 febbraio 2012

KANTALOOP

raccogli un sasso e infilalo in tasca raccogline un altro e tienilo in mano tienilo nel palmo giralo ruotalo osservalo pesalo soppesalo cerca il lato di taglio ruotalo fino ad avere il sasso di piatto tra pollice indice e medio distendi il braccio all’indietro muovilo di scatto in avanti dai un colpo di polso lancia il sasso guardalo volare guardalo parabolare nell'aria guardalo rimbalzare sull’acqua conta i rimbalzi contali tutti prendi il numero dei rimbalzi e compra altrettante vocali prendi le vocali che hai comprato prendi le consonanti che hai tenuto da parte in tutti questi anni prendi vocali e consonanti e mischiale insieme scuotile shakerale mischiale mixale alternale estraile a manciate alcune lasciale cadere altre tienile e fanne parole prendi le parole tirale stirale allungale spiegale piegale mescolale incollale in frasi prendi le frasi e fanne dei cubi monocolore prendi i cubi monocolore portali al mercato e vendili e con il ricavato compra la ruota per fabbricare vocali per mischiarle ad altre consonanti che hai tenuto da parte in tutti questi anni prendi vocali e consonanti e mischiale insieme scuotile shakerale mischiale mixale alternale estraile a manciate alcune lasciale cadere altre tienile e fanne altre parole prendi anche queste parole tirale stirale allungale spiegale piegale mescolale incollale in nuove frasi prendi queste nuove frasi e fanne altri cubi monocolore porta al mercato anch'essi e vendili e continua così finché non ti annoi e quando poi ti annoi prendi i soldi prendi le frasi rimaste prendi i cubi che non hai ancora venduto prendi la ruota metti tutto dentro un sacco blu baratta il sacco in cambio di un sentiero sulla sabbia togliti le scarpe imbocca il sentiero inizia a camminare cammina fino alla fine del sentiero e giunto in fondo voltati e ricomincia a camminare conta le impronte che sono rimaste fino all’inizio del sentiero e giunto all’inizio del sentiero prendi il numero delle impronte scrivilo su un foglio arancione piega il foglio in otto quadrati uguali scava una buca nella sabbia infila il foglio nella buca e poi ricoprila di sabbia da qui conta tre passi a destra accucciati e costruisci un castello sulla sabbia baratta il castello di sabbia con una baracca di legno prendi la baracca di legno e asse dopo asse smontala e riportala a una pila di legna prendi la legna dalla pila asse dopo asse e fanne una palafitta sull’oceano entra nella palafitta raggiungi il terrazzo metti la mano nella tasca prendi il sasso che hai lì dall'inizio estrailo tienilo in mano tienilo nel palmo giralo ruotalo osservalo pesalo soppesalo cerca il lato di taglio ruotalo fino ad avere il sasso di piatto tra pollice indice e medio distendi il braccio all’indietro muovilo di scatto in avanti dai un colpo di polso lancia il sasso guardalo volare guardalo parabolare nell'aria guardalo rimbalzare sull’acqua e conta i rimbalzi contali tutti

martedì 31 gennaio 2012

ENNE E VI E

biancobiancobiancobiancobiancobiancobiancobiancobiancobiancobiancobiancobiancobiancobiancobiancobiancobiancobiancobiancobiancobiancbiancobiancobiancobiancobiancobiancobiancobiancobiancobiancobiancobiancobiancobiancobiancobiancobiancobiancobiancobiancobiancobiancobiancobiancobiancobiancobiancbiancobiancobiancobiancobiancobiancobiancobiancobiancobiancobiancobiancobiancobiancobiancobiancobiancobiancobiancobiancobiancobiancobiancobiancobiancobiancobiancbiancobiancobiancobiancobiancobiancobiancobiancobiancobiancobiancobiancobiancobiancobiancobiancobiancobiancobiancobiancobiancobiancobiancobiancobiancobiancobiancbiancobiancobiancobiancobiancobiancobiancobiancobiancobiancobiancobiancobiancobiancobiancobiancobiancobiancobiancobiancobiancobiancobiancobiancobiancobiancobiancbiancobiancobiancobiancobiancobiancobiancobiancobiancobiancobiancobiancobianco