[antefatto: questi sono i giorni della fisica sulle prime pagine dei giornali, con la conferma empirica dell’esistenza del bosone di higgs, che con umile&morigerato eufemismo è detto anche “particella di dio”]
e per quelle che no ai post lunghi (vero, v?):
“allacciati le cinture, alice, che da qui in poi di meraviglie ne vedrai un bel po’”.
[© the matrix]
la divisibilità dell’indivisibile. l’atomo come proprio stesso ossimoro. l’a/tomo in/divisibile che si compone di elettroni, protoni, neutroni. nucleo, e particelle. e il loro movimento relativo. l’ironia di avere un nome che viene superato di slancio da ciò che si è.
e chissà come ci si sente, a sapere di essere un ossimoro.
l’atomo come tessuto della realtà. cambiano la trama, le fogge, i colori, i tagli, la tessitura, lo spessore, le cuciture, ma è un solo ed unico tessuto quello di cui tutto è fatto.
le cose che compongono il mondo, tutto ciò che vedi, tu stesso anche, come ammasso ordinato di atomi. prova a immaginarlo. prova. a. immaginarlo. e quando guardi, non vedere case, strade, alberi, nuvole, cielo, persone, la tua mano. Quando guardi, vedi gli atomi che le compongono. prova. prova a visualizzare gli atomi che compongono ogni cosa esistente e che percepisci. o che credi di percepire.
quanto relativizza ogni cosa, questo?
we are such stuff as dreams are made on. fatti della materia del sogno, ti dice che siamo fatti della materia del sogno. il sogno come scariche elettriche che attraversano sinapsi di un cervello addormentato. il sogno come elettricità statica interiore?
elettricità. atomi in movimento. noi siamo fatti della materia degli atomi in movimento. proprietà transitiva del sogno.
e anche volendo, e anche provandoci, e anche sforzandoti, non riesci. no, non riesci proprio. non riesci a pensare a te stesso come somma di atomi che costituiscono molecole che si legano in cellule che formano tessuti che fanno il tuo stesso corpo che fanno te.
sapere non è vedere, né sentire. o anche solo riuscire ad immaginare.
e posto di fronte ad uno specchio, nell'immagine riflessa che guardi, credi di vedere te stesso, ma non puoi vedere ciò di cui sei realmente fatto. il tuo stesso paradosso, il paradosso che sei : ti è impossibile vedere l’atomico di cui tu stesso sei fatto. anche solo immaginarlo. anche solo visualizzarlo mentalmente. ogni tua fibra, il tuo stesso corpo, non sono ciò che vedi. tu non sei ciò che vedi quando guardi te. la tua percezione si ferma ai tessuti. la tua percezione di te si ferma alla superficie, e alle sensazioni che sulla superficie provi. a un livello più profondo, al livello reale, non riesci ad andare. non riesci a vedere ciò di cui il tuo stesso corpo è fatto.
sei fermo sulla tua stessa superficie. e se non riesci a vedere l’atomico, nemmeno ci provi con il subatomico che lo compone. eppure ti definisci “tu”, credendo di sapere di cosa parli.
e se l’a/tomo in/divisibile è l’ossimoro di se stesso, tu hai in sorte altrettanta ironia di ciò che ha un nome sbagliato. anche tu sei il tuo stesso ossimoro. superato di slancio da ciò di cui sei fatto.
irrimediabilmente mediano, sei fatto per il medio.
as above, so below. il troppo piccolo è fuori dalla tua capacità percettiva. non riesci a vederlo. e così, dimentichi che esista, e credi che la realtà sia la tua percezione mediana. tu ti dimentichi di te stesso, ti dimentichi di essere un ammasso ordinato di atomi.
as below, so above. anche il troppo grande è invisibile ai tuoi occhi. vedi le strade, i palazzi, le piazze, ma non vedi la città. da un aereo vedi le città, le pianure, i fiumi, il mare, le montagne, ma non puoi vedere un continente. un continente puoi immaginarlo, certo. puoi pensare la terra, anche, sai com’è fatta. puoi pensare ai pianeti che compongono il sistema solare. puoi pensare ai sistemi stellari che compongono galassie. puoi pensare le galassie, anche. una. due. dieci. cento, forse. ma poi non riesci. non riesci a pensare l’universo composto di infinite galassie.
irrimediabilmente finito, non puoi pensare l’infinito.
eppure, tu sei lì dentro. tu ci “vivi”, lì dentro. tu vivi un dove che non sei capace di pensare.
karma coma
(jamaican aroma?)
non puoi pensarlo. non puoi immaginarlo. può essere tutto. o nulla. può essere talmente tutto o talmente nulla che può anche essere che l’infinitamente grande sia solo un ulteriore infinitamente piccolo.
as above, so below.
l’universo che ci racchiude può essere atomi, perché no? possiamo essere particelle subatomiche. ogni stella un nucleo. ogni pianeta un elettrone. ogni sistema solare un atomo. ogni galassia una molecola.
e se l’alto è come il basso, se l’infinitamente grande è come l’infinitamente piccolo, se la trama della realtà di ogni cosa esistente nella realtà è unica e il suo tessuto è atomico, puoi immaginare qualunque cosa. qualunque cosa.
as above, so below.
puoi immaginare l’intero universo una molecola qualsiasi. puoi immaginare la molecola parte di una sfera, forse. una palla. l’universo una palla di plastica. arancione. l’intero universo che nemmeno riesci a concepire solo un punto infinitesimale della superficie di una palla di plastica arancione. lanciata da due bambini. su una spiaggia di sabbia. in un giorno d'autunno. e immaginare la traiettoria curvilinea della palla lanciata dall’uno all’altro contro il cielo azzurro di un pomeriggio d’autunno.
e l’universo scorre così. e la tua vita scorre così, in un universo che è una molecola. in una palla arancione, lanciata in aria da due bambini, la parabola arcuata che disegna la sua traiettoria, su una spiaggia sabbiosa, in un qualsiasi pomeriggio d'autunno.
puoi immaginarlo. e la sensazione che questo ti dà.
... e allora, ci vuole ancora molto per questo gin tonic?
[© shakespeare; massive attack]