lunedì 8 settembre 2014

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le curve della strada sono nel gioco di sole e nubi lo stanco sole di finta estate che si riflette in un cielo grigio chiaro di vapor acqueo in una luminosità diffusa e la strada è di curve in mezzo alle montagne che separano il piano padano dal mare e segui il ritmo della guida segui la successione di curve e controcurve ed il verde delle piante intorno l'azzurro ed il grigio del cielo il nero dell'asfalto delimitano un mondo di colori basici e netti e segui le curve segui il ritmo della guida decelerazione freno cambio frenomotore accelerazione cambio accelerazione, decelerazione freno cambio frenomotore accelerazione cambio accelerazione, si tratta di compensare la forza centrifuga con spinte vettoriali una semplicità geometrica applicata alla tua stessa fisica e curva dopo curva tra le montagne tra il verde che ti circonda nel ritmo fluido della guida vedi immagini ballardiane che si sovrappongono alla visione della strada che scorre gli occhi attratti dal metallo dei guard-rail visioni di metallo contorto di segni di frenate disperate sull'asfalto che finiscono oltre la carreggiata, visioni di traiettorie che si interrompono all’improvviso nello stridore nel cupo rimbombo nel rimbalzare in movimenti rotatori e caotici ed è ballardiana l'estetica e non l'etica né l'attrazione che manca per ammassi di carne e metallo compenetrati in attimi immobili e stilizzati eros e thanatos della civiltà dell'asfalto e curva dopo curva le immagini si fondono con gli alberi che ti circondano e che coprono il cielo e la luce della primavera che si riflette in un cielo grigio chiaro di vapor acqueo in una luminosità diffusa che vedi oltre il tetto di rami e foglie e curva dopo curva passi le montagne le attraversi dalla salita passi alla discesa e si apre la visuale si apre la prospettiva si apre il cielo e poi le case e poi in fondo il mare.
prima vedi il cielo.
poi vedi le case.
in fondo, solo in fondo, il mare.

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è la mossa fantasy, decidi che oggi è la volta della mossa fantasy. la mossa fantasy è qualcosa che risale alle notti tra liceo ed università, alle interminabili partite chiusi in una stanza fumosa che fluttuava in mondi paralleli… quando eravate in situazioni senza una via d’uscita ben chiara, o quando non sapevate che direzione dare alle cose, era quello il momento della mossa fantasy, quella mossa inaspettata e inattesa, la mossa folle e senza alcuna logica che si fa per sparigliare, e vedere cosa accade quando si butta tutto all’aria. e oggi decidi che oggi è la volta della mossa fantasy, e anziché a nord, dirigi l’auto a sud. e vediamo cosa accade, quando butti tutto all’aria.

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le stazioni sanno di ferro e cemento. le stazioni sanno di voci che si accavallano e stridìo di freni. le stazioni sanno di arrivi e abbracci, e allo stesso tempo sanno di addii e arrivederci. le stazioni sanno molte cose. sei tu che non sai. non sai se questo è un addio, o un arrivederci.

13 commenti:

  1. Le stazioni sono l'inizio e la fine di tutto e le amo.

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    1. un fascino a cui non si sfugge mai. già.

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  2. ... E chi lo sa mai se é un addio o un arrivederci?
    Non c'é sempre tanto addio in ogni arriverderci?
    Per me, almeno, é cosí.
    Non mi premuro di far trovare un pentolino per bollire il latte né una maglia per dormire, perché non voglio tenere oggetti sul groppone che mi ricordino quanto sia stata cretina e credulona a pensare che dentro un addio ci fosse un po' troppo arrivederci.

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    1. o forse vale il contrario. è bello che ci siano oggetti lì che aspettano. che poi, in fondo, davvero non si sa mai, no?

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  3. L'ho fatto con delle tazze per il caffé americano.
    Io prendo solo l'espresso.
    Le ho portate in casa cosciente di un addio che poteva essere magari un arrivederci.
    E di arrivederci si é trattato in quel caso.
    Oggi invece non so se aspettarmi che l'arrivederci diventi un addio definitivo.
    Sembra quasi ansia da abbandono.
    E se ci penso, non é da me.
    Quindi niente oggetti.
    Niente attenzioni.
    Niente gesti.
    Non so ancora l'esito effettivo di questo addio...

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    1. eppure a volte è bello vedere come gli oggetti prendono nuovi significati, al variare delle situazioni e dei momenti.
      e poi talvolta ritrovarli mesi, o anche anni, dopo.

      e il gusto che dà poi, a volte, buttarli. :-D

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    2. io, a dirla tutta, questo tipo di oggetti preferisco non averli davanti le palle... ;-)

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  4. Per me son sempre stati tutti arrivederci. Anche gli addii. Perché non so chiudere le porte. (E infatti c'ho sempre la cervicale incriccata). Però ora son qui a chiedermi dove son finiti il 59 e il 69.

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    1. e poi invece ci sono le volte che c'è l'addio che col tempo si scopre essere diventato un arrivederci, anche...

      mai chiedere al kovalski del 69 se non si è pronta ad ascoltare la risposta :-D

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    2. In effetti non mi sento tanto pronta...

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  5. Ho vissuto un amore trapassato, in stazione. Ce l'ho vissuto cosi intensamente, di odori e speranza, di stanchezza e sotterfugio che, per quanto trapassato, ogni volta che entro in qualsiasi altra stazione, una parte di me è lì vigile che attende, comunque, quell'amore sfumato, svanito, stracciato, sparito.

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    1. bastarde le stazioni, sempre. troppi ricordi le stazioni, sempre.

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occhio. ché il K ti legge. e risponde, anche.