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venerdì 28 aprile 2017

I SHOT A MAN IN RENO...

sei uomo. sei di sesso maschile, intendi. e in quanto di sesso maschile, non ti fidi poi molto del tuo stesso giudizio sull'avvenenza maschile. non che questo di solito rappresenti un qualche pensiero per te. ma giunto ormai alla quinta persona nell'ultimo paio di mesi che ti dice che assomigli a jean reno, ti chiedi se devi sentirti lusingato. oppure triste.
o, semplicemente, vecchio.

domenica 28 giugno 2015

RUN BABY RUN BABY RUN

come sempre sono tempi incerti, e apri la porta sull'odore di pittura e di smalti. spalanchi i vetri tiri su le tapparelle. la luce inonda le stanze. e l'odore di pittura e di smalti. appendere quadri e fotografie. sulla pelle la tensione del sole e del mare di ieri. guardi tetti bruciare. sotto l'azzurro uniforme del cielo. 

corri ascoltando le luci. madonna che silenzio che c'è stasera. corri per le ore seduto a guidare. per le strade dritte e assolate. corri per l'attesa. corri per questa sospensione. corri le strade sterrate del parco. corri il perimentro in senso orario. incroci ragazze che corrono in senso antiorario, bellissime controluce del sole basso che sta per scendere dietro alberi e palazzi. respiri polvere e sudore. corri che l'amore si muove secondo un meccanismo simile a quello del mare, strana questa cosa che respiriamo e poi smettiamo di respirare. corri per quello che sarà domani. corri per tutto quello che non sai.

corri in senso orario lungo il perimetro sterrato del parco. corri polvere e sudore. corri cose da vivere, da condividere, da perdere. corri strade aperte e strade perse, strade perse e strade aperte. corri la luce bassa del sole che sta per scendere dietro alberi e palazzi, e ragazze bellissime che corrono controluce. corri qui dove tutto sembra indimenticabile. corri per i chilometri di strade dritte guidati per ore e ore, corri l'attesa, corri per questa sospensione. non sai cosa ti aspetta. e come sempre sono tempi incerti. 

corri che già lo sai. corri che ci sarò io e arriverò, felice da fare schifo e libererò tutti i tuoi pianti trattenuti. tutti i tuoi pianti trattenuti.

[© le luci della centrale elettrica]

martedì 19 maggio 2015

TIME IS ON THE OTHER SIDE

e c'è stato un momento, di certo un momento preciso c'è stato. non sai quale né esattamente quando, ma sai che di certo c'è stato, il momento preciso, perché c'è sempre un momento preciso in cui una cosa accade, anche se non ci fai caso, e poi non sai più bene quando sia capitato, quel momento lì. e quindi c'è stato il momento preciso in cui è accaduto che è cambiata la direzione nella quale vedi scorrere il tuo tempo. prima, il tempo era un segmento dietro di te che partiva dal tuo inizio e ti premeva la schiena spingendoti avanti. il tempo era un "dall'inizio a qui", e davanti era un nulla vuoto e indefinito verso cui andare, senza una fine. ora il tempo continua ad essere un segmento, ma il segmento adesso è davanti a te, parte da te e arriva fin laggiù, e là si ferma, e non va più oltre. il tempo adesso è un "da qui, a là". e alla fine del segmento, lo vedi terminare, il tuo  tempo. e per fortuna, non sai quando.
e ti va bene così.

domenica 1 marzo 2015

WTF (will last)

cosa. cosa resterà di tutto questo. delle sere che viene sera sempre un poco dopo. delle sere a mangiare solo mentre leggi lo schermo del telefono, e sotto lo sguardo della gatta. del cd in repeat che è sempre un percorso di preparazione sonora arrivare a un concerto. 
cosa resterà delle luci fuori dai vetri, e dei piccoli fiori nei vasi. delle frasi che ti vengono in mente e non ti appunti, e come sono venute allora poi svaniscono. di cercare di capire se riesci a prenderti una decina di giorni in primavera, e partire. partire, sparire, camminare strade che non sai. chissà se riuscirai. 
cosa resterà dei libri che leggi. dei fumetti appoggiati lì. dei film che scegli di vedere. di uscire e conoscere persone che non sai se rivedrai. da uscire con chi ha quindici anni meno di te a trovarti fuori con chi ne ha qualcuno più di te. e renderti conto che non ti importa nulla di questo.
cosa resterà delle parole scritte da chi è a mezzo mondo da qui, e non capisci mai se mezzo mondo è mezzo mondo vicino o mezzo mondo lontano da qui. dei whatsapp che si intrecciano da qualche parte lungo le linee telefoniche. del rompere noci, dello stendere lavatrici. di biciclette sotto il sole, di hamburger e di kebap.
cosa resterà di situazioni lavorative che non si sbloccano. di pensare a come fare a uscire dalle tue comfort zone. di svegliarti in notti buie, e di mappamondi illuminati. di genitori che invecchiano e bambine che crescono. di amici che svaniscono, e di incontrarne per caso di perduti camminando le vie intorno a casa. delle fotografie che è quasi un anno che devi sistemare.
già, chissà, chissà cosa resterà, degli anni che passano degli inverni che finiscono delle primavere che poi arrivano. sempre. 



i know it hurts, you know i’d quench that thirst / (I can treat you better than her) / you say you're lonely, i say you'll think about it / 'cause you're the only one who resonates that chaste mouth open like "ah"

[© fka twigs]

domenica 15 febbraio 2015

lunedì 1 dicembre 2014

DEI TUOI EVEREST INTERIORI

son passati gli anni e non son passati indenni. ché anno più anno meno son quasi vent'anni che sei uscito di casa. son passati gli anni solo e son passati gli anni conviventi, e di nuovo gli anni solo e poi ancora conviventi, e nuovamente solo poi. sono passati gli inverni delle notti buie presto e le estati delle cene alle dieci senza accendere la luce. son passati centinaia di libri, film innumerabili e qualche tonnellata di musica. son passate persone più di quante ne saprai mai ricordare, e sguardi o parole o gesti che non sapresti neanche volendo dimenticare. son passate le champions league e i campionati. è passata la minibimba che hai visto diventare minidonna. son passati i chilometri di andate innumerevoli e gli eterni ritorni. son passati colleghi e son passati clienti, son passati fornitori e son passati consulenti. è passato l'etac e son passati pure gli sms. son passate camere d'albergo e città e paesi, son passati continenti. son passati trolley e porta-abiti e son passati zaini e scarponcini impolverati. son passate parole innumerevoli e son passati blog e nick per scrivere te. sono passati numeri di telefono e parole nelle notti. son passati batticuori e disinteressi, noie ed emozioni. son passati i momenti che non ce la farai mai. son passate le convinzioni di averla finalmente trovata.
son passati anni di quotidianità e di case da mandare avanti, anni a scegliere i quadri e le luci, anni ad impilare libri e dischi, anni a riparare tapparelle e a tinteggiare muri, anni a scrivere su quaderni, anni a raccontare fiabe per le buonenotti o a raccontarti fiabe per sperare un po'. son passati anni a vedere la micia diventare vecchia ronfando sul divano a fianco a te. anni di piante e balconi. anni a imparare a cucinarti e a imparare a bere. anni. sono passati anni, e ne son passati molti. vent'anni e innumerevoli pasti. innumerevoli. e ci hai messo vent'anni tu.  vent'anni, record del mondo. vent'anni ci hai messo tu. per farti le tue prime due uova. anvedi oh.

martedì 25 novembre 2014

PRESS PLAY

ora che non ho fame di parole
avrei bisogno di parole
parole che scorrano facili
e non inciampino in mezzo alle dita

che poi le questioni sono sempre le stesse, le questioni a cui giri intorno, o forse sono loro a girare  intorno a te, chissà, ecco sì, forse è questo: le questioni che ti girano intorno come musica ti circondano ma non le afferri, e ogni volta che schiacci play ricominciano identiche a se stesse... e le parole sono ellissi che racchiudono porzioni di spazio e separano il dentro dal fuori ma non ricoprono lo spazio racchiuso, le parole definiscono confini, le parole non completano il quadro, c'è sempre territorio libero per le sfumature, le interpretazioni, le visuali diverse, ché se giri il foglio il disegno è lo stesso ma sembra diverso, e dei disegni l'occhio coglie le linee che delimitano e non gli spazi che vengono definiti, e con le parole è lo stesso, il senso scorre lungo i bordi, lungo i confini, lungo i bordi delle parole e lungo i confini delle frasi, il senso scorre lungo il perimetro del discorso, e resta lo spazio in mezzo, resta indefinito, e lo sai, sì, sì, lo sai, lo sai che il tempo ticchetta, e noi invecchiamo. prima ancora di rendercene conto ne è già passato fin troppo, e ci siamo persi l'occasione di lasciarci ferire dagli altri. quando ero più giovane mi sembrava una grande fortuna; ora che sono più vecchio mi sembra solo una tragedia silenziosa e anche queste sono parole mute, sono parole che tracciano i confini, che corrono lungo i bordi, parole che non riempiono gli spazi, e proprio ora che avrei bisogno di parole, parole che cadano in gola come pioggia calda a definire le rabbie e gli affanni, gli scoramenti e gli sfinimenti, a definire i vuoti che non si colmano, no, ché non li colmano le parole, non li colma il tempo, non li colma la volontà, e con i vuoti devi forse imparare a convivere e non pensare di poterli riempire perché le parole definiscono confini e non gli spazi tra le linee, e tra gli spazi indefiniti ci sono anche i vuoti, e chissà se importa poi che forse abbiamo dovuto pagare un prezzo per la nostra vita scintillante, e il prezzo è stato l'incapacità di credere totalmente nell'amore. al suo posto abbiamo ricevuto in dono una particolare forma di ironia che ha bruciato tutto quello con cui entravamo in contatto. e mi domando se questa forma di ironia rappresenti il prezzo che abbiamo pagato per vivere senza dio cosa dici, importa? importa chiedersi di nuovo e ancora se siamo disposti a rinunciare a ciò che noi vogliamo per ottenere tutto ciò che non vogliamo perdere? importa? e se sì, se importa, allora dove porta? alle solite questioni che ti girano intorno come musica, che ti circondano ma non le afferri, e ogni volta che schiacci play ricominciano identiche a se stesse. in ellissi di parole. ché alla fine, in fondo, sono sempre e solo ellissi di parole.

press stop.
now.
 
[© el muniria, douglas coupland, casino royale]

giovedì 11 settembre 2014

DE CERCHIO SETTEMBRICO

ché la vita in fondo è un cerchio.
e settembre è il cerchio che si chiude, settembre è la finta progressione dell’eterno tornare delle stagioni. tutto muta sempre, per tornare poi sempre uguale, in realtà…
settembre è la stagione che muta e le sere che iniziano sempre prima accorciando i giorni sempre più.
settembre è il tempo lasciato vuoto da chi era arrivata a primavera, e poi scivolata fuori campo in estate, e il vuoto che rimane, ora, è tornare a un tempo da riempire in altro modo, è tornare a conversazioni da avere con qualcun altro, è tornare alle sere vuote da riempire di musica, libri e film. è tornare alle sere che avevi fino ad alcuni mesi fa.
settembre è, dopo mesi di inattività, una palestra che riapre, e tornare (finalmente) a fare sport, tornare (finalmente) alle sere che passi a correre e a sentire i muscoli tirare, è arrivare a casa che la sera è già andata, e doccia e cena e letto in serrata sequenza. è tornare alle sere che avevi fino ad alcuni mesi fa.
ché la vita, in fondo, è un cerchio. e i cerchi sono sempre chiusi, no?
 
(e poi c’è la questione lì, la questione quella lì che non sei abituato, tu, a ricevere i complimenti. e un po’ ti stupisci, un po’ ti imbarazzi, quando ti succede. e se poi ti capita tre volte in due giorni che qualcuna ti dica che sei bello, che ottima scelta i capelli così, che cavoli sei in forma si vede che stai bene, beh l’imbarazzo e lo stupore non si elidono ma si sommano. e quando le tre donne sono tre donne belle, beh, allora ancora di più. ma ti dici che non c’è da preoccuparti. che non dura. che tre donne in due giorni, statisticamente sei a posto per almeno un anno, ora.)
 
(e poi c'è quell'altra questione lì, c’è che la mattina ti squilla il telefono, ed è la carrambata assoluta che a chiamare è quella che vi fermavate sempre a parlare, e ridevate un sacco, e vi siete fermati a parlare e ridere per un paio d’anni circa no? e non vi eravate ma sentiti, e l’ultima volta che vi siete visti era novembre o dicembre chissà. e squilla il telefono ed è lei e “volevo solo sapere come stai”. e vi fermate a parlare e a ridere un sacco.
e c’è che il pomeriggio ricevi l’alert dell’oroscopo di brezsny, che non serve credere agli oroscopi per adorare brezsny. e infatti (ti) finisce così “sei sul punto di incontrare il frutto di semi che avevi gettato tanto tempo fa e dei quali ti eri dimenticato”. occazzo. anvedi che mira robbrezsny… senti, robbrezsny, tu e la tua cazzo di mira, ma la prossima volta, anziché sta robetta, darmi direttamente i numeri del superenalotto, no?)

giovedì 14 agosto 2014

AH, L'AMOUR

ed eccoci qui. al K innamorato.  ché anche tu, kovalski, ti innamori, a volte. oddio, a volte... più che altro quasi mai, in verità.  dove però è il "quasi" che conta. e infatti stavolta è accaduto. ti sei innamorato. e no, non puoi davvero più farne a meno.  ché ogni giorno senza, quando accade che tu ne sia separato per un intero giorno, è senso di mancanza. e tristezza.
e se non è amare questo senso di mancanza quando non c'è, cosa potrebbe mai essere chiamato amore?


mercoledì 14 maggio 2014

NOTTURNOCOBALTO

vento teso a pulire i cieli, stasera, e questi cieli scintillano di blu cobalto anche ora che sono le 21:10 e non sa essere ancora buio. e guardando il cielo blucobalto delle 21:10 ti ricordi che in fondo i giorni e le sere non son altro che una successione di passi lenti verso un solstizio che sarà. resta il vento teso, a cambiare l'odore dell'aria.

alzi il volume della musica a riempire gli spazi e le stanze, a coprire il silenzio che ha lasciato chi stasera in questi spazi e in queste stanze non c'è più. e nella sera blucoblato c'è un vuoto che ha la sua sagoma, qui. e un silenzio sul fondo di tutto, che riempie i vuoti della musica. e non basta alzare il volume. pare proprio di no.

venerdì 28 marzo 2014

DIO K

tu lo sai. in fondo, lo sai. sai perché non credi. non tanto nella chiesa, no, quello è chiaro, dai. no, no, proprio in dio.  tu non credi perché non sai credere. simple as that.
non sai credere, tu, proprio non riesci. non hai il minimo senso del santo. ma del sacro sì, nel sacro tu credi. credi nella vita. nell'universo. credi nell'atomo, e nell'infinito. credi nella sacralità dell'esser vivo. nella sacralità dell'esser-ci.
non credi in dio. in un dio. il politeismo è un'altra faccenda... vorresti essere politeista, ma non ci riesci.... non riesci a credere nemmeno in questo. cazzo.
tu credi solo in ciò che è. in fondo, è questo.
e ogni tanto ti ripeti come un mantra "eli eli lama sabactani". già, chissà perché... chissà perché ti ha abbandonato, il diotuo. quando sarebbe così più semplice e rassicurante crederci. credergli. quelle piccole, salde certezze che definendo il perimetro del tutto, tranquillizzano. ma lui no, lui sabactani a te, ti ha abbandonato, il diotuo. e quindi nulla. niente. non sai credere. e allora ti resta solo credere in ciò che è. 
e lo accetti. accetti questo tuo non saper credere.
non sai credere, ma vedi il sacrale. il sacrale che c'è nell'esser vivo. nell'esserci. nella primavera che fiorisce dopo l'inverno. nel vento che spazza i cieli d'azzurro e luce. nelle notti di nero e stelle e infinito e galassie e immensità.
non ti è dato il santo. ma sei capace di arrivare al sacro.

e ti basta, il sacrale. 
ti basti, sacrale.


"gli dei sono partiti, autoesiliati. dio non si sa. ma un atomo divino è conficcato in ogni cuore umano"
[©  p.g.r.]

sabato 8 marzo 2014

SO YOUNG

il tuo corpo si sente giovane. molto giovane. pure troppo... adolescente,  tipo.
e vuole mostrarlo a tutti, che è giovane; adolescente, ed esibizionista. ok. ci sta. ma è il modo che non condividi... che insomma, va bene esibire... ma proprio con un brufolo in piena fronte?!

sabato 1 marzo 2014

KAPACITA'

"....la capacità di vivere nel mondo senza essere del mondo". capacità. capacità?! ....e tu che hai sempre creduto fosse il tuo maggior difetto...

mercoledì 26 febbraio 2014

NEL FRATTEMPO

tu ci hai creduto. e ti ha illuso. same old story, eggià.
per tre giorni. tre lunghi giorni. ti ha illuso per tre giorni. ed è incredibile che alla tua età tu ci caschi ancora. già. eppure è così. ci hai creduto, sì.
ci hai creduto ai cieli azzurri e alla luce tersa, ci hai creduto al sole e ai fiori nei vasi, al patapìm e al patapàm.
ma nulla è per sempre, già, nulla. e neppure le illusioni. e infatti eccoti qui, con ‘sti cieli grigi e bassi, e la pioggia che batte diagonale contro il vetro.
e non è inverno, questo, no, e se mai lo è stato quest’anno ora di certo non lo è più. ma altrettanto di certo non è ancora primavera.


ma tu sai fingere benissimo. che ci vuole? tu, fingi. vuoi pensare primavera, e così è.
fingi aspettando un disco che sta per uscire. nel frattempo, ne ascolti ossessivamente un altro uscito da poco. sapendo che entrambi saranno la colonna sonora della tua primavera duezerounoquattro.
fingi aspettando i concerti di cui compri i biglietti. nel frattempo, segni a penna sul calendario ciascuno di essi. e leggendo “marzo” e leggendo “aprile” senti l’aria che profuma in modo diverso.
fingi cliccando su “prenota”, e su “vai a pagamento”. nel frattempo, ora è fatta. è fatta, e sarà. sarà primavera sotto altri cieli, e davanti altri scenari. e ti chiedi che odore avrà la primavera, lì.


che nel frattempo, quando pensi primavera, tu, così è.

sabato 15 febbraio 2014

domenica 2 febbraio 2014

LA CRONOLOGIA DELL'INNAMORAMENTO

all'inizio erano gli anni ottanta. erano gli anni adolescenti e studenti, gli anni dorati, erano gli anni amplificati. e lei era l'amore adolescente e dorato, l'amore inseguito, atteso, e poi ottenuto, l'amore amplificato, quello che per sempre noi e che non finiremo mai. e infatti poi finiscono gli anni ottanta e più o meno lì intorno finite anche voi. ed è così che gli anni ottanta hanno avuto il tuo primo innamorarsi.

dopo gli ottanta arrivano i novanta. decennio doppio e sdoppiato, i novanta; metà sui libri e metà finalmente nel mondo. "fuori, fuori dalle aule" ti dicevi, "via da qui, finalmente, via, nel mondo". e si lavora e si guadagna, finalmente. il decennio spezzato in due, universitario prima e nomade poi.  e per un decennio doppio si sdoppia anche l'amore, e i novanta diventano il decennio dei due mezzi amori. e così anche nei novanta c'è stato un amore intero, in fondo, no?

gli anni zero sono gli anni difficili, quelli che allora e ancora oggi non sai bene come, ma ce la fai. sono l'amore quello adulto, gli anni zero, sono l'amore quello vero (minchia la rima, e minchia il poeta!). gli anni zero sono chilometri e viaggi e distanze. il tuo karma adulto. e nei chilometri e nei viaggi e nelle distanze gli anni zero sono l'amore trovato in un altro continente, vissuto dapprima tra nord e centro italia, e convissuto, poi. e come ogni decennio, anche gli anni zero finiscono. e come il decennio finisce anche l'amore adulto, l'amore vero. e come in ogni tuo decennio anche il decennio zero ha avuto il suo innamorarsi.

ed eccoti qui, kovalski. eccoti qui, e ora. eccoti negli anni dieci. che ora sono quasi a metà, 'sti cazzo di anni dieci, già già. e che dici, kovalski, non è che a 'sto punto, annetto più, annetto meno, c'è da aspettarti una qualche novità?

domenica 5 gennaio 2014

LA FINE E' (sempre) UN NUOVO INIZIO

tutto finisce.
sempre.
anche le feste.
e le feste finiscono nel ticchiettìo di un giorno di grigio e di pioggia fine, finiscono sotto nubi uniformi e nel silenzio di stanze ora vuote.
cerchi un cinema per la serata. 
metti su i mogwai, e alzi di due tacche il volume. 
lasci sia la musica a riempire gli spazi. scivolando verso sera.

lunedì 30 dicembre 2013

OMNI

l'aria sa di freddo e neve su montagne lontane. intanto nei vasi spuntano i germogli dei bulbi che hai piantato in autunno.

nel nero del cielo la luce fissa di giove. mentre i giorni hanno già ripreso, seppure impercettibilmente, ad allungarsi, ché l'inverno se ci pensi bene è controintuitivo: giorni che si allungano, e notti che si accorciano.
domani notte sarà un nuovo anno. e tu sei qui che guardi il cielo di quello vecchio. 
dall'altra stanza, l'eco di risate.

e forse in fondo la vita non è null'altro che questo: omnia mutantur, nihil interit.