venerdì 9 giugno 2017

LOVING THE ALIEN

5 giorni in canada non è nulla. è un fiato, un attimo solo. parti, voli, arrivi, prendi il ritmo circadiano, e un attimo dopo riparti, voli, e atterri di nuovo a casa. finita così.

5 giorni è un attimo. ma in 5 giorni conosci gli alieni, tu. sì, gli alieni, quelli che vengono dallo spazio siderale con i dischi volanti, con i raggi traenti e tutto. gli alieni quelli che rapiscono le persone di notte mentre dormono tranquille nelle case nella prateria, o mentre guidano nelle strade blu dritte attraverso gli stati del midwest. gli alieni quelli lì. ma a te non ti rapiscono, no. a te ti fregano gli occhiali. quelli da vista. gli alieni bastardi. 

ché la sera torni in albergo bello sereno, tu, e non è nemmeno tardi e non hai neppure bevuto, quella sera lì. torni in albergo presto e rientri in camera e chiudi dall'interno con anche il fermaporta quello con la catenella quello dei film americani. e poi denti e spogliarti e cazzeggiare e leggere un po' e poi levi gli occhiali e li metti sul comodino e spegni tutto e BUM ti spegni di colpo e svieni proprio.

e poi la sveglia, lo sbandamento del vuoto assoluto del suono che nemmeno sai cosa sia e poi allunghi la mano e trovi il telefono e spegni la sveglia, e ti rigiri e ti tiri sù e allunghi la mano sul comodino e.... ri allunghi la mano sul comodino e.... e ri/riallunghi la mano sul comodino e: nulla, nada, nihil, nothing, un cazzo! niente occhiali. sposti libro, sposti telefono, sposti lampada, sposti tutto, ma niente. saranno per terra, e guardi giù, e guardi di fianco al comodino, e poi dietro, e poi lo sposti, il comodino, ma nulla, niente occhiali. e poi ti sdrai per terra e guardi sotto il letto. nulla. e allora provi a spostare le coperte. e poi il lenzuolo. e poi il materasso. e poi i cuscini. e poi le federe dei cuscini. e poi sposti il divanetto ai piedi del letto. e poi apri ogni cassetto. e poi sposti la sedia. e poi svuoti la valigia. e poi ribalti le scarpe. e poi in bagno. guardi nel lavandino, nel cestino, nella doccia, nella vasca. pure nel water, guardi, porcocazzo, guardi nel necessarie, nel cestino sotto il lavandino. e poi ovunque e dappertutto. e poi un enorme cazzo di nulla.  nulla, nada, nihil, nothing.

ma no, di sicuro ti sbagli tu. mica svaniscono gli occhiali in una stanza chiusa. sarà colpa tua che senza non ci vedi un granché. e allora giochi l'aiuto del pubblico, e chiami il concierge. e ti manda su qualcuno. e ora siete in due, che tu non ci vedrai un granché senza occhiali ma lui ci vede benissimo. e di nuovo smontate la stanza. ma di brutto. che tipo mancava solo la brugola per smontare ogni singolo mobile. smontate tutto, guardate dappertutto e in ogni dove, e indovina un po'? nulla, nada, nihil, nothing, un cazzo! niente occhiali da vista.

e c'è solo una spiegazione razionale per la sparizione dei tuoi occhiali da una stanza chiusa dall'interno e non apribile da fuori: gli alieni. te li hanno presi loro, di notte, per un qualche esperimento. (e per inciso, peraltro, meglio i tuoi occhiali che te...).

alieni di merda. bello scherzetto. bravi. no, no, davvero, bravi. bello scherzetto. uno scherzetto che ti è costato 500 e rotti euro.
ora, tanto per regolarsi, simpatici alieni di merda, la fattura degli occhiali nuovi dove ve la spedisco?

giovedì 25 maggio 2017

LA CASETTA IN CANADA




la guardia di frontiera è un nero enorme, un enorme tipo nero obeso da film americano. ti sorride, e ti dice "vedo che viene da milano, mister". "già, milano, italia". "no, mister, milano non è italia", e fa una pausa, l'enorme tipo nero da film americano che fa la guardia di frontiera. e ti stai chiedendo se sia un trucco di qualche tipo per creare problemi ad entrare nel paese, questa storia che milano non sarebbe italia, e poi aggiunge "milano è padania, lo dice quello strano uomo di mr bossi", e poi scoppia a ridere, e ridi anche tu, "e cos'altro dice mr bossi, ultimamente?", ti chiede. " "non molto", gli rispondi "e quel poco non si capisce nemmeno bene... ché da quando ha avuto il colpo cerebrale non parla molto bene... ora c'è un altro strano uomo che dice cose strane, si chiama mr salvini:". "ah, mr salvini, ok, vedrò di ricordarmi il nome allora", ti dice, "e benvenuto in canada, mister del paese con gli uomini strani". "grazie, mr guardia di frontiera, "ciao". passi oltre il gabbiotto. e fai il tuo primo passo nel paese.

giovedì 18 maggio 2017

DEI GIORNI. E DELLA NOTTE.

dei giorni che sei altrove.
dei giorni che quando sei altrove i giorni iniziano prestissimo. dei giorni che iniziano presto, prestissimo, e  sono giorni densi, densissimi, sono giorni di correre senza il tempo nemmeno per un caffè, senza nemmeno il tempo di respirare. giorni che conosci persone, e convinci persone, e anni di negoziazioni e complessità superiori rendono tutto più semplice, come inserire il pilota automatico, come sapere sempre cosa dire, sapere la frase prima cosa ti dirà dopo la frase dopo, e sapere dove premere e su cosa sfumare.
erano anni. erano anni che non tornavi qui. erano anni, e sembrano secoli. erano anni dalle sere qui. c'erano le volte della noia assoluta, le sere qui, e la sensazione del tempo buttato via in un non luogo qualunque. e poi c'era la notte, la singola strana notte a salire la montagna e poi tornare giù. lei che ti guardava dritto dentro gli occhi. la notte strana che è stata, e che poi non è stata più.
e ci sono i giorni che sei altrove. i giorni che quando sei altrove i giorni sono densi, densissimi. i giorni che conosci persone e convinci persone, giorni che è tutto facile, troppo facile, i giorni che è come inserire il pilota automatico e col pilota automatico convinci persone.
sono i giorni che finiscono, poi, ché ogni giorno finisce, sempre, e i giorni come questi finiscono davanti al mare, nel vento lieve, questi giorni finiscono in cieli che scintillano sul mare di vento lieve e camminare sulla sabbia, e nel sapore di una birra mentre il sole scende e il cielo trascolora sopra la città di mare. sempre.


giovedì 11 maggio 2017

domenica 30 aprile 2017

venerdì 28 aprile 2017

I SHOT A MAN IN RENO...

sei uomo. sei di sesso maschile, intendi. e in quanto di sesso maschile, non ti fidi poi molto del tuo stesso giudizio sull'avvenenza maschile. non che questo di solito rappresenti un qualche pensiero per te. ma giunto ormai alla quinta persona nell'ultimo paio di mesi che ti dice che assomigli a jean reno, ti chiedi se devi sentirti lusingato. oppure triste.
o, semplicemente, vecchio.

martedì 25 aprile 2017

DETTO DA M.H.

" per quanto fossi oberato di lavoro, stressato o stanco, leggere e ascoltare la musica per me erano piaceri immensi, e tuttora lo sono. dei piaceri che non ho permesso a nessuno di portarmi via. "