martedì 9 giugno 2020

PRONTI-VIA!

comunque è bellissimo, davvero bellissimo, fare i 50, e pronti-via avere un attacco di gotta.
e niente, welcome to the fifties, k!

che poi, peraltro, non è imbarazzantemente demodé, la gotta? 

lunedì 1 giugno 2020

QUANDO HAI GLI OPERAI IN CASA

quando hai gli operai in casa, non sai mai quando è finita.
quando hai gli operai in casa, finiamo venerdì. veniamo anche sabato. va bene se lunedì siamo lì?

quando hai gli operai in casa, c'è uno strato di polvere -o segatura dipende da quali operai- sopra ogni cosa, roba che tipo pompei, ma prima degli archeologi.

quando hai gli operai in casa durante il lockdown e tu sei in smart working, ancora di più. 

quando hai gli operai in casa il vero lavoro inizia dopo. 

quando hai gli operai in casa, e adesso scava, k... 

sabato 23 maggio 2020

CERTE SERE

(il rumore della pioggia, sui tetti e sull'asfalto dei cortili. l'odore dell'aria, che sa di bagnato e di cemento, di primavera e di sere chiare. l'odore dell'aria, che sa dei tuoi quattordici o sedici anni, chissà perché.) 

sabato 2 maggio 2020

DEL TEMPO CHE PASSA IL TEMPO

del tempo passato sul balcone a cercare il sole del mattino, che almeno il sole prendiamocelo come beneficio di questi arresti domiciliari che non passano, non passano, non passano no questi arresti domiciliari, giorni su giorni su giorni qui, e allora il sole del mattino sul balcone a est, tra le piante che nel frattempo hanno deciso di fiorire e diventare colori e profumi, e tu con il laptop sulle ginocchia a lavorare o negli innumerevoli hangout di cui è piagato questo tempo di smartworking, che tu vorresti lavorare in verità, ma passi il tempo a parlare e parlare e parlare e intanto che parlate in riunioni infinite che la gente soffre la solitudine chiusa in casa soli a lavorare e allora riunioni su qualsiasi cagata e nelle innumerevoli riunioni in hangout il lavoro si accumula e poi ti toccano le sere, ti toccano i week end, ti toccano i festivi e i giorni di ferie che devi comunque prenderti anche se lavori quasi senza soluzione di continuità, e ti resta il sole del mattino sul terrazzino a est, ti resta a un certo punto la sera staccare e correre in tondo nel cortile dei box auto la sera una sera su due, e ogni tanto una mezza giornata che ti imponi via dal lavoro per non implodere, una mezza giornata di fine settimana per fare finta che puoi anche permetterti di non lavorare.

e dal terrazzino a est c'è un mondo diverso, c'è un mondo di cieli azzurri e giallosole, e tetti che digradano e che si aprono su prospettive ariose di tetti e tetti a scalare prospetticamente, un mondo di pollini bianchi batuffolo portati dalla brezza che si infilano ovunque in ogni angolo e sottodivano o letto della casa, e quando scollina la metà mattina inizia un mondo di odori delle cucine  degli appartamenti vicini dei condomini ad anfiteatro attorno e sembra di respirare gli odori di vecchi libri, di altri tempi, i soffritti, la carne a rosolare prima di essere arrosto, i sughi di pomodoro, quegli odori che era dall'infanzia che non respiravi, e poi c'è un mondo di voci di gente che parla al telefono su altri balconi o bambini che giocano solitari giù nei cortili o voci che dalle finestre aperte filtrano fuori dialoghi quotidiani di coniugi con decenni di convivenza e abitudini congiunte, e le voci dei due nipotini piccoli che un giorno sì e uno no la figlia ora mamma porta da sua madre ora nonna per lasciarli lì una mezza giornata (e pensi sempre al bisogno che ha la figliamamma di staccare qualche ora ogni due giorni, e pensi anche a quando questo bisogno di aver respiro dai figli si risolverà in contagio della mammanonna ormai anziana... e si vede che il concetto di lockdown non è chiaro a tutti, ma soprattutto vedi che il concetto di avere cura dei propri anziani non è proprio di tutti i figli adulti... e pensi ai tuoi di genitori che ora son due mesi che hai scelto di non vedere per non rischiare di trasmettergli nulla, e pensi alla figlia che da più di due mesi non vedi per la geografia che vi separa e che chissà per quanto ancora vi separerà). e dal terrazzino ad est c'è un mondo diverso, e c'è la vita che si infiltra nelle tue ore, e che ti sembra di tornare indietro ad altri mondi, a suoni voci odori profumi che forse davvero è da quando eri bambino che non ti erano più accaduti che credevi non esistessero più e invece era la tua vita che non li aveva, semplicemente, ma loro erano e sono stati e sono qui, tutt'intorno al mondo che abiti e che vivi tu.

del tempo che passa il tempo, in tempi di lockdown. 

sabato 11 aprile 2020

DELLE STAGIONI, E DEI CAMBI

e mentre continua il lockdown, fuori il mondo continua a scorrere il proprio tempo, nelle successioni dei giorni e delle notti e ancora giorno, nelle settimane che si fan mesi, e i mesi diventano una nuova stagione, e cambia l'aria la luce e la temperatura, e diventa l'ora di cambiare anche l'armadio, e ti viene da ridere dover cambiare i vestiti mentre tu sei sempre chiuso dentro.
e speri che uscirai di nuovo, prima del prossimo cambio, tra due stagioni...

mercoledì 25 marzo 2020

DETTO DA A. C.

nessuno aveva ancora realmente accettato la malattia; per la maggior parte, erano sopratutto sensibili a quello che turbava le loro abitudini o toccava i loro interessi.

domenica 22 marzo 2020

LA VITA AL TEMPO DEL LOCK DOWN

e passa anche la seconda settimana di arresti domiciliari del lock down che blocca quasi tutta la nazione a casa nel tentativo di bloccare lui, il virus,  sperando che stia funzionando questo blocco di quasi tutti o almeno di molti, che molti altri hanno lavori da fare non da casa e devono comunque muoversi e uscire e andare e tornare, sperando che funzioni questo blocco nel bloccare il virus bloccando noi, sebbene al momento la contabilità al continuo rialzo di infetti e ospedalizzati e morti quotidianamente martelli da ogni canale di comunicazione che sia social o d'informazione e crea questo clima esterno via via più cupo e che spinge sempre più in direzione di misure restrittive, e nel frattempo che spinge chi è meno dotato di neuroni funzionanti o di basico banale senso civico a scappare verso sud su treni notturni portando in tutta italia le bolle rosse delle infografiche dei contagi, e che spinge ad allungarsi sempre più le code fuori dai supermercati tra gente che accaparra e gente che va a fare la spesa una due anche tre volte al giorno piuttosto che restare soli con se stessi in casa, e fuori dai vetri dell'appartamento isola di calma isolata e isolante dal mondo svuotato e silente di strade senza traffico solo un'auto ogni tanto e ogni trenta quaranta minuti le sirene di un'ambulanza che si fa strada verso l'ospedale, fuori da questi vetri il cielo chiaro dei giorni di inizio primavera che scintillano azzurri e poi grigi di temperature che crollano di nuovo in un balletto al confine tra le stagioni, il silenzio delle strade appunto e le cadenzate sirene, e la calma interna dell'isola di calma che è sempre stato l'appartamento in cui vivi.

sono settimane di smart working, per te, e per voi, sono settimane che leggi sui social di gente che si annoia e non sa cosa fare, a casa in smart working, come fosse mezza vacanza, come avere molto più tempo, e tu invece lavori a ritmi densi e convulsi, nella sequenza di call e riunioni e videochiamate, nella fortuna che ti ha voluto promosso e con doppio ruolo da ricoprire proprio mentre il mondo normale collassa e si blocca e il lavoro si blocca e collassa e c'è da reinventare tutto da gestire una crisi senza tracce o storico che ti aiutino a sapere come fare ma dovendo invece trovare soluzioni a tutto, e gestire crisi e persone, e al contempo immaginare il futuro e quando e come ripartire; sono settimane di musica di fondo, di divano alternato a sedie di metallo alternato a sedie di plastica alternato al terrazzino col sole e il laptop sulle cosce, sono settimane di casa e casa e casa, e uscire solo per rare spese o per piccole corse per non implodere di stasi, sono settimane di film serali e crollare presto e poi di notte svegliarsi nel buio ché era troppo presto crollare così presto, sono settimane di birre stappate prima di cena per fingere un aperitivo al tuo pub piccolo rituale settimanale, settimane senza palestra e di esercizi improvvisati in casa per cercare di tenere un po' di forma per non diventare sedia o divano anche tu, settimane che hai preso in mano la peste di camus ed è folgorante leggerla ora, ora che orano è qui e ora e tu ci sei dentro, e nella notte le colonne di camion militari che lenti portano via le bare che bergamo non riesce a smaltire, e stai e state schivando il male e va benissimo così sperando di continuare a resistere al contagio a non farvi trovare o se arriverà a farlo in forma asintomatica o fossanche leggera, sperare sperare quanto tempo a sperare, sono settimane che b è solo una voce al telefono o una videochiamata ogni tanto e riuscire ad esserci comunque, anche in questa nuova distanza e divisione, e riuscire a superare anche questa divisione e questa distanza, sono settimane che la pancia cresce, lenta e inesorabile, e piccolasenzanome lenta e inesorabile nella pancia che cresce cresce anch'essa, e quando poggi la mano sulla pancia che cresce ti chiedi cosa la aspetta e che mondo è che vita sarà quando sarà qui anche lei. e speri di esserci. 

sono settimane lente e velocissime, le settimane del coronavirus. sono settimane strane e inattese. sono settimane così.


com'è che gli anni che passano svelti / sono fatti di minuti lenti?
[dente]

mercoledì 11 marzo 2020

LA VITA AL TEMPO DEL CORONAVIRUS

e di certo non puoi dire che non vivi tempi interessanti. 

che sono invece straordinari, questi tempi, talmente straordinari che non sarebbero stati credibili in alcun film, ma la solita produzione di serie b, ed allora ecco il virus che si diffonde, la mortalità alta e molto selettiva, le misure che chiudono tutto, e chiudono tutti dentro casa.
e l'incredibile così è reale, ora, e vivi quello che era impossibile immaginare come una possibilità reale. 

e sperare di sopravvivere, a tutto questo, tu, e la tua cerchia degli affetti profondi, e la cerchia allargata degli affetti, e la tua cerchia esterna, anche.
sopravvivere, al tempo del coronavirus. 

domenica 1 marzo 2020

(in memoriam)

mi sento scossa, agitata-a agitata-a, un po' nervosa-a, uóuó, acida come di più non si puó di più non si puó, come un acido, uóuó

r.i.p., elisabetta
(e per per i miei 28 anni di passaggio lì a pordenone e a squarciagola sulle strade di furlanìa)