lunedì 30 dicembre 2013

OMNI

l'aria sa di freddo e neve su montagne lontane. intanto nei vasi spuntano i germogli dei bulbi che hai piantato in autunno.

nel nero del cielo la luce fissa di giove. mentre i giorni hanno già ripreso, seppure impercettibilmente, ad allungarsi, ché l'inverno se ci pensi bene è controintuitivo: giorni che si allungano, e notti che si accorciano.
domani notte sarà un nuovo anno. e tu sei qui che guardi il cielo di quello vecchio. 
dall'altra stanza, l'eco di risate.

e forse in fondo la vita non è null'altro che questo: omnia mutantur, nihil interit.

giovedì 26 dicembre 2013

K vs SANTO

e continuano le tue performance olimpioniche, ché dopo il natale superi nonchalante anche santo stefano.
e mò so' cazzi di san silvestro.

mercoledì 25 dicembre 2013

K vs SANTA

e anche per quest'anno sei sopravvissuto al natale.
performance olimpioniche, ormai, il k. performance olimpioniche.

giovedì 19 dicembre 2013

NATALISMI

che le abitudini sono il sale della vita, in fondo. 
e allora anche quest'anno hai ritirato il pacco di natale dell'azienda.
e anche quest'anno il nome non è casuale.

giovedì 12 dicembre 2013

K WILL SURVIVE

che c'hanno provato. e ci sono andati giù duro. e credevano bastasse quello per farlo fuori, il k. ma il k ha tempra, e determinazione, e una gran resistenza. che anche se fanno del loro meglio, il k resta in piedi. e fischietta pure.
che loro ci sono andati giù pesantissimo, gli spietati. ché tre cene aziendali in sequenza sono davvero roba spietata. ma il k, di più.

sabato 7 dicembre 2013

no, spiacente. stasera il kovalski non esce con te. né con te, no. stasera il kovalski c'ha di meglio da fare.


lunedì 25 novembre 2013

PASSANO. PASSA/NO.

passano i cieli bassi color tungsteno, bassi bassi, cieli come un tetto a coprire la terra in ogni direzione.
passano le notti di pioggia che batte fuori dai vetri.
passano i percorsi da e per l'ufficio. i semafori, e le strade ad alto scorrimento.
passano i giorni di vento e che scintillano d'azzurro a far risplendere bianche le montagne lungo la linea dell'orizzonte.
passano i respiri d'aria gelida che è arrivato inverno, ed ogni respiro di gelo nei polmoni ti ricorda quanto profondamente tu sia vivo.
passano i cieli che l'inverno te lo dicono le stelle, e la linea retta di alnitak, alnilam e mintaka a dividere in due orione.
passano i tuoi sorrisi mentre sei lì che guardi le stelle che tremolano nel nero. e ti dici che sarà per il vento gelido che tremolano, le stelle, che chissà, che forse anche loro hanno freddo, di vento e d'inverno, lassù, nel nero.
passano i fogli excel e i power point, passano le telefonate e le riunioni. e passano centinaia di mail.
passano i quadri che guardi, e quei pochi davanti ai quali ti fermi.
passano i bicchieri di vino rosso appoggiati sul mobile.
passano le voci che si parlano al telefono, a ricongiungere distanze, o a fare finta di.
passano i fiori sul tavolo, e piegano le teste ormai appassiti quando non ti resta che buttarli, poi.
passano le strade che sai a memoria e che guidi in automatico. e passano strade nuove da imparare.
passano i messaggi stizziti, e le parole ferite. ma non passa la noia, poi.
passano veloci troppo veloci i sabati e le domeniche, così veloci che non è chiaro com'è come non è che il venerdì sera si trasforma così fluidamente in un lunedì mattina, poi.
passano le parole scritte e le parole lette, passano le parole ascoltate e quelle dette.
passano i giorni, le sere, le notti. passano le mattine e i pomeriggi. passano i risvegli. passano.

passa tutto. tutto.
e spesso tutto torna, poi.

il giorno nasce stanco quando il mondo che ritrovi è quello che hai lasciato.
ma ho decifrato le iscrizioni, dicono "dimentica tutto ciò che svanisce e segui solo ciò che rimane".
il giorno nasce stanco quando il mondo che ritrovi è quello che hai lasciato

e tu non lo sai, se ha senso dimenticare ciò che svanisce. davvero, non lo sai. ché passa tutto. certo, sempre, tutto.
ma spesso tutto torna, poi.

massimo volume]

martedì 19 novembre 2013

CONFESSIONI DI UNA MENTE CUCINOSA

devi ammetterlo. ché quel che è giusto, è giusto. e allora tocca riconoscerlo: sì, è vero, il kovalski non sa cucinare.
però fa un arrosto della madonna.

lunedì 18 novembre 2013

E POI

e poi arriva la sera che l'aria sa di pioggia e di nebbia e di legna e di fumo e di nero e di vento e di neve lontana e di stelle lassù. di inverno.
finalmente.

venerdì 15 novembre 2013

I GOT YOU UNDER MY SKIN

l'hai fatta grossa, kovalski. stavolta l'hai fatta davvero grossa. che insomma, va bene essere distratto. e va bene pure avere la testa tra le nuvole. ok, ci sta. ma insomma, ci sono anche cose importanti, le cose quelle cose che bisogna ricordarsele. ché dai, ci sono i momenti e gli eventi che per l'altro contano davvero, gli eventi e i momenti quelli che dimenticarseli ferisce, anche se non te lo dirà mai, ovvio. e poi diciamocelo: si può capire una dimenticanza momentanea... ok sbagliare il giorno esatto, va bene accorgersene uno o due giorni dopo... ancora ancora questo... ma eccheccazzo, kovalski, ricordarsene dopo mesi no, no che non si può. e non un compleanno qualunque, no, che tu quando la fai la fai bene, no? e allora proprio il diciottesimo ti vai a dimenticare kovalski... fighez, ma ti pare? cioè, diciottenne. maggiorenne. hai capito, no? mag. gio. ren. ne. e tu niente. nada. nihil. il nulla. il vuoto. silenzio.
ed è ovvio che ci resta male, no? orcatroia, kovalski, dai... ti vai a dimenticare proprio il diciottesimo compleanno del tuo primo tatuaggio? l'hai fatta grossa, kovalski, stavolta l'hai fatta davvero grossa.

lunedì 11 novembre 2013

UNDICIUNDICI

e poi c'è il giorno che le parole nemmeno le sai bene, no. che è il giorno che resta solo la pressione dello sguardo dentro il tuo sguardo, resta l'odore della pelle, e la sensazione di una mano dentro la tua mano. e resta quando ridendo ti salta addosso e si aggrappa a te cingendoti le gambe con le sue, di gambe, e ride così, reggendosi a te che reggi entrambi. 
ed eccovi lì, così, conficcati nel mondo e nel tempo presente, sotto un cielo che sa di nuvole rapide e di vento. almeno per un momento.

venerdì 8 novembre 2013

DETTO DA J.L.B.

" felici gli amati e gli amanti e coloro che possono fare a meno dell'amore.
felici i felici. "


Più riguardo a Elogio dell'ombra

domenica 3 novembre 2013

TECNICHE DI SOPRAVVIVENZA ALL'INVERNO CHE SARA'

c'è guardare le piantine che hai trapiantato, e i loro piccoli fiori bianchi. c'è guardare la terra in cui hai affondato le dita affondando bulbi per una primavera che verrà, dicevi, ricordi?
ma non basta, no, non basta questo. hai preparativi da fare per l'inverno che sarà. 
c'è respirare il profumo affumicato del russian caravan mentre lo svuoti dentro la scatola metallica del thé, così da averlo per le domeniche pomeriggio grigie e buie. e c'è comprare caffé etiope per le mattine a riprendersi dal sonno.
c'è il sapore del teroldego a tenerti compagnia mentre cucini le tue cene. e con un nome così, teroldego, anche solo per questo nome qui andrebbe bevuto, sì. 
c'è cambiare la visuale della cucina comprando sette vasi bianchi. e 7 piccoli catus per riempirli. e guardare l'effetto che fa, ora. guardarla così.
c'è cambiare anche la visuale dell'ingresso, appendendo due nuove serigrafie. e guardare questi volti nuovi ogni volta che esci, e salutarli con un cenno del capo ogni volta che rientri.
c'è girare per librerie e bancarelle e scaffali e accumulare libri da leggere e film da guardare, per le sere da chiudere il freddo fuori dai vetri e affondare le tue sere nel divano grigio.
c'è tirar fuori gli anfibi, la sciarpa e il cappello e metterli lì, che ti aspettano, in attesa solo che ci siano un po' meno gradi per poter essere usati.
c'è comprarti adesso il biglietto per un concerto che quando lo vedrai sarà già primavera, ed è questo il senso, guardarlo lì appoggiato, e saperlo in fondo alla curva di questo inverno che sarà.

c'è tutto. o quasi. c'è quasi tutto quel che serve a sopravvivere all'inverno. c'è quasi tutto e manca poco. forse manca solo un corpo da stringerti addosso certe notti che fuori è buio e nebbie, o certe domeniche pomeriggio che piove contro i vetri. forse. chissà.

giovedì 31 ottobre 2013

THE TIMES THEY ARE HALLOWCHANGING

in giro a piedi nella sera elettrica delle luci della città. 31 ottobre. i tempi che cambiano. ché ti guardi in giro, e sembra la notte dei morticini viventi, qua.

[grazie c, per l'ispirazione]

domenica 27 ottobre 2013

L.R. 2.3.42-27.10.13

che è stato proprio lui ad insegnartelo, no?
there's a bit of magic in everything. and then some loss, to even things out.

già. 
and then some loss. 
to even things out.

l.r.]

DELL'ORA

che va bene tutto. e ok. ma che sia buio prima delle 6, beh, non si può davvero reggere. voi e la vostra cazzo di ora solare.

DELLA SHERATA MODENESHE

in giro nella sera modenese.
la quantità di circaventi e ventiqualcosa per le strade e nei locali è impressionante.
durante gli anni 90 devono averci dato dentro di brutto, da 'ste parti...

mercoledì 23 ottobre 2013

QUE SERA, SERA

è una grande capacità, bastare a se stesso. e avere cose che riempiono la vita.
è una grande fregatura, bastare a se stesso. e avere cose che riempiono la vita.

lunedì 21 ottobre 2013

DETTO DA S.H. 2

" vivamo davvero in un'epoca di grandi artisti del pompino. ogni epoca ha una sua particolare forma d'arte. l'ottocento, lo so bene, è stato il massimo per il romanzo."


Più riguardo a La persona ideale, come dovrebbe essere?

DETTO DA S.H.

"[...] non avevo mai preso in considerazione la vera unicità delle persone. dissi a me stessa: te ne viene concessa una sola. quella che ti viene concessa è quella attorno alla quale costruisci un recinto. la vita non è un raccolto. solo perché hai una mela non significa che hai un frutteto. hai una mela. mettici attorno un recinto. quando avrai messo un recinto attorno  tutto ciò a cui tieni, allora avrai l'intero cerchio del tuo cuore."



Più riguardo a La persona ideale, come dovrebbe essere?




domenica 13 ottobre 2013

121013 ONCE AGAIN THE VISITORS



prima ti perdi all'hangar bicocca.
dopo, quando esci, è già il crepuscolo della sera che sembra inverno.
e poi, per ore e ore, ovunque tu sia, qualsiasi cosa tu stia facendo, che tu sia seduto sulla metrò, o che tu stia camminando le strade fredde della sera, oppure seduto al ristorante o davanti a un film, passi le ore successive a canticchiare tra te e te once again i fall into / my feminine ways come un loop infinito.

e sai che è vero, che there are stars exploding, and there is nothing you can do.

(e nessuna maledizione è abbastanza per chi non va all'hangar bicocca a vedere ascoltare the visitors. che è pure gratis, braccini!)

[© ragnar kjartansson]


KOVALSKI VS ZE' NOBEL

e ora tutti a leggere la munro.
è sempre più difficile fare lo snob, ormai.

lunedì 7 ottobre 2013

GIA' AUTUNNO, PENSI

“già autunno”, pensi, quando sei ormai a casa. mentre ti togli vestiti umidi e ti infili vestiti asciutti. mentre spegni la luce della stanza, uscendone. mentre accendi la luce del soggiorno, entrandoci. e la sensazione non solo di essere a casa, ma di sentirti a casa. la sensazione di sentirti addosso il tuo spazio. 

home alone and happy, nothing brings me down.

è dopo la pioggia, ora. è sotto cieli di nubi immobili dopo la pioggia. e sotto ogni cosa, il rumore liquido dello sgocciolìo ritmato dai balconi sopra, sul tuo.

what's left of the rain runs down my roof, nothing brings me down. the night is lush the air is still, nothing brings me down

“già autunno”, e sotto ogni cosa, il rumore liquido ritmato che batte sul balcone. e la musica che suona piano, di chitarra, e voce.

home alone and happy, nothing brings me down. full of wine and steady, nothing brings me down

bevi piano. bevi piano dal bicchiere che tieni in mano, mentre guardi di là dei vetri la sera inchiodata in nuvole immobili sopra i tetti della città luminescente elettrificata della sera d’autunno. bevi piano, alterando la chimica del corpo, godendoti la sensazione della chimica del corpo che si altera, nella sera luminescente elettrificata dell’autunno sopra i tetti della città al di là dei vetri.

home alone and happy, nothing brings me down. full of wine and steady, nothing brings me down. what's left of the rain runs down my roof, nothing brings me down

bevi piano dal bicchiere che tieni in mano, guardi fuori dai vetri i vasi che ieri hai preparato per l’inverno che sta arrivando. guardi le piantine che hai trapiantato, e i loro piccoli fiori bianchi. guardi la terra in cui hai affondato le tue dita affondando bulbi per una primavera che verrà. e ti sembra un bel modo di aspettare l’inverno, questo, prepararti per la primavera che è laggiù, in fondo, dietro la curva di questo inverno che si avvicina giorno dopo giorno. perché una primavera arriva sempre, poi.

home alone and happy, nothing brings me down.

finisci il vino.
ti allontani dai vetri.
torni alle tue cose.
e milano riverbera mille parole ora mute, e la mia storia è ridotta al suono della tua voce. e resta il fiato sui vetri in questa inerzia di giorni, aspettando che il sole faccia il giro e ritorni.


emiliana torrini; la crus]

UOZZAPANDO IL UIK-END

[fì-rì-fì] “come va il week end?”
“bene. non m’annoio, un sacco di cose”
[invio]
[fì-rì-fì]
“racconta”
“niente da raccontare, cose in casa e varie"
[invio]
[fì-rì-fì]
“gnocca?”
“a parte youporn, intendi?”
[invio]

domenica 6 ottobre 2013

LA FINE E' UN NUOVO INIZIO

la vita è piena di tempi vuoti. di tempi in cui il tempo scorre e nulla di epocale accade. a volte durano ore, questi tempi vuoti, a volte mesi. e nei tempi vuoti i giorni si susseguono uno all'altro senza che nulla cambi. li chiamiamo quotidianità.
poi, ogni tanto, nella vita accadono i momenti pivotali. quei singoli istanti che prima e dopo non è la stessa cosa. un evento, una situazione, una frase o un gesto, un accadimento, e nulla è più come prima. e non potrà più esserlo
quando compi diciotto anni. quando stai per baciarla per la prima volta e non sai cosa accadrà. la prima impronta sulla luna. un aereo che entra nel world trade center. il primo giorno di scuola. quando finalmente dici "ti amo". dirsi addio. lo spermatozoo che entra nell'ovulo. la chiusura della bara. cose così. ecco. quelle cose che c'è un "prima di" e un "da lì in poi".
come oggi. tu.
prima, senza piumone nel letto, era estate. da qui in poi, con, è inverno. non ce n'è. 

venerdì 4 ottobre 2013

IS THERE ANYBODY OUT THERE?


il k odia il 3D.
il k è felice che abbiano inventato il 3D, per un film così.

e poi, vuoi mettere, vedere kovalski sul grande schermo, e in 3D?


martedì 24 settembre 2013

venerdì 20 settembre 2013

LA SCHIUMA DEI GIORNI

sghembo poetico immaginifico ballerino onirico arruffatto sorridente gommoso tenero eccessivo.
gondry.


domenica 15 settembre 2013

DELLE MUSICHE DELLE SERE CHE FUORI PIOVE

che chi dice che il blues è musica malinconica, c'è una sola spiegazione: che non ha mai ascoltato il tango.

(che ha il profumo della pioggia e il sapore della notte, il tango, e l'aria sa di buono e di ricordi dimenticati)

(il blues invece è quella musica che piace solo a chi lo suona, il blues. va detto eh.)

giovedì 12 settembre 2013

AS UNOTRE UNOQUATTRO

il tempo passa di un giorno ogni singolo giorno. di solito.
che poi certi giorni c'è il giorno in cui in un singolo giorno il tempo passa di anni.

martedì 10 settembre 2013

CHE FARE?

nelle sere che inizia l’autunno sulle sere della città, nelle sere prima dell’inverno che è là in fondo al rettilineo, e che poi arriverà, ti chiedi: 
ma non è che sarebbe il momento di rifare le tette ai giorni futuri?

lunedì 9 settembre 2013

venerdì 6 settembre 2013

mercoledì 4 settembre 2013

LA SCALA. E NON SOLO.

mappiamo il genoma umano. costruiamo acceleratori di particelle. abbiamo sviluppato la teoria dei quanti. e quella delle stringhe. studiamo il sottosuolo della terra, ed anche quello degli oceani. captiamo emissioni ed onde di ogni tipologia e frequenza provenienti dallo spazio.
eppure, in questo mondo reso sempre più intellegibile dalla scienza, e da discovery channel, resta un mistero insoluto: la danza classica. ché il risultato è sotto gli occhi di tutti, ma la causa rimane un mistero: è la danza classica che non fa crescere le tette a chi la pratica dopo la pubertà, oppure solo quelle a cui non crescono le tette continuano a fare danza classica dopo la pubertà?

domenica 1 settembre 2013

SETTEMBRE, DA QUI

i cani che si inseguono,  si sfiorano, sterzano, scappano, si attendono,  scattano improvvisi; il sole che preme caldo sulla pelle; la ragazza con la camicetta bianca e la gonna corta che legge il suo libro sulla panchina verde; i bambini con il pallone, le loro grida e i gesti e i movimenti che hanno visto fare in televisione; lo sciabordio liquido del getto d'acqua della fontana che ricade, frangendosi sulla roccia al centro;  il rumore ritmico e ghiaioso delle falcate dei runner che passano lungo il perimetro interno; l'azzurro denso e intenso del cielo, interrotto solo dalle cime verdi e dense degli alberi; il fruscio continuo delle ruote delle biciclette; le coppie che passano, le famiglie che attraversano con bambini sonori, gli amici che procedono parlando, chi siede a leggere, o solo a guardare,  chi parla al telefono, o scrive sul tablet, coppie grigie camminano lente,  e chi si guarda in giro cercando dove preferisce sedere; singoli refoli di vento lieve si alzano, scorrono sull'erba, tra i capelli, sulla pelle, prima di smorzarsi. 

il sole resta. 
ritorna settembre.

gentlemen take polaroids. they fall in love. they fall in love.

 [© japan]

martedì 27 agosto 2013

E LE ESTATI FINISCONO COSI', NEI TUMBLER ALTI

e l’estate finisce così, nei tramonti troppo presto che colorano il cielo di colori pastello, e negli aperitivi appoggiati a banconi di legno, parlando di tutto e di chissà che, mentre guardate le milf appena tornate dalle vacanze, abbronzate e che indossano ancora vestitini leggeri.



lunedì 26 agosto 2013

LE GRANDI DOMANDE DI FINE ESTATE

ti domandi a cosa serva tutto questo innamorarsi e disamorarsi, e poi innamorarsi di nuovo per disamorarsi ancora, sempre.

e non hai ancora bevuto, oggi.

domenica 25 agosto 2013

DETTO DA M.M.

" [...] restava l'amore, nel suo significato vero e reale di ebbrezza, di fuga, di atmosfera onirica, ma anche di estasi passeggera, di piacere fisico, di calore biologico, il sesso goduto fino in fondo, la soddisfazione sessuale che gli uomini e le donne mi procuravano, e che io gli restituivo. un amore senza domani, che non aveva nemmeno il sospetto del sentimento, della dolcezza, di quello che le ragazze sognano almeno una volta nella vita  [...] "



Più riguardo a Soltanto amore

sabato 24 agosto 2013

E' STATA

ehi tu, lassù... c'era mica bisogno di fare così, eh... tuoni, fulmini, boati, acquazzone equatoriale, diluvio battente, 19°... il kovalski l'aveva già capito dall'essere tornato a casa che anche per quest'anno è finita. che l'estate, ormai,  è stata...
potevi risparmiartela tutta 'sta enfasi.
sei il solito ganassa.

mercoledì 21 agosto 2013

200813 SOLE ALLA SPINA

resti solo tu, qui, seduto a guardare il sole scivolare verso l'orizzonte. e la lunga scia dorata che si rifrange nel mare. resti solo tu, nel vento teso e col sole sulla pelle. bevi birra ascoltando smashing pumpkins.
resti qui ad accumulare sole. accumuli sole per l'inverno che sarà, per i cieli grigi e i giorni di pioggia,  per le giornate al chiuso degli uffici, per le stanze vuote e le notti solitarie. accumuli sole per i tramonti troppo presto.

aspetti finchè il sole affonda, spegnendo la propria stessa scia che brillava sull'egeo.
sei malinconico.


sarà la birra, sarà.


martedì 20 agosto 2013

YOU ARE HERE

YOU ARE not HERE (del luogo che non c'è)

ora lo sai. non resta nulla.
sparta non esiste.

(resta solo il suono dei nomi che ti suonano dentro da quando eri ragazzino: peloponneso, dori, lacedemoni, sparta, taigeto, eurota, spartiati, iloti, licurgo. leonida.
ί τάν ί επί τάς.)

domenica 18 agosto 2013

YOU ARE HERE (dei due mari. e dei due nomi)

vista dalle mura che la chiudono da ogni lato, la cittadella è due mari;  il mare rosso di tegole che la sovrasta, e quello blu che la circonda.
vista dalle costruzioni di pietra grigia di cui è fatta, dubrovnik non è altro che il suo vero nome: ragusa. è un millennio di venezia, in ogni architetura, in ogni bifora, nei nomi dei palazzi e dello stradòn.
dubrovnik è ragusa. è la storia che fa la geografia.


170813 YOU WERE HERE

giovedì 15 agosto 2013

YOU ARE HERE (and they are not)

la fontana è al centro della parte bassa del paese, nella piazzetta da cui si diparte ogni stradina a raggiera. la fontana è circolare, in pietra chiara, con l'acqua che scende dalle 5 cannulle che fuoriescono dal pilone centrale.
la piazzetta con la fontana al centro e da cui si diparte ogni stradina a raggiera è deserta; sarà l'ora che è l'ora che il pomeriggio si fa sera, saranno le nuvole ampie e scure e di temporale che scorrono su in cielo, ma non c'è nessuno nella piazzetta o che cammina le stradine che qui portano e che da qui partono.
sei qui, e sei come in una cartolina in bianco e nero di inizio novecento, da qualche parte nella campagna francese. o bavarese. o italiana. che non c'è differenza, nelle cartoline di inizio novecento dei paesini di campagna o di montagna in giro per l'europa.
di fianco alla fontana c'è un piccolo monumento, un obelisco in minore alto al massimo un metro e ottanta. è anch'esso in pietra chiara, per i morti delle due guerre mondiali. il paese è piccolo, e i caduti sono pochi, saranno più di quindici ma non arrivano a venti. i cognomi e i nomi sono ancora meno, ricorrono sempre gli stessi pochi cognomi, e poche le combinazioni dei nomi. non doveva esserci molta fantasia nelle famiglie del piccolo paese di inizio novecento.

e poi ti accorgi dell'incredibile. v.a.. lui, è morto ben tre volte. e per due nella stessa guerra. per poi morire anche nella successiva. quando si dice la fedeltà ai propri ideali...


mercoledì 14 agosto 2013

giovedì 1 agosto 2013

IL DIO DELLE PICCOLE COSE

e ci sono gesti e oggetti. e certi tagli di luce. e ci sono momenti e notti. e certe parole lì così. e c’è la velocità alla quale schizza via tutto, la velocità alla quale il paesaggio scivola dietro veloce, veloce sempre più veloce. oppure sei tu a schizzare via attraverso le cose, chissà. questione di velocità, è una questione di velocità. o una formalità, non ricordo più bene, una formalità. e le cose diventano scie. scie le cose, i gesti, gli oggetti, i momenti, le parole, le persone, le situazioni, i giorni, le notti, i giorni, le situazioni, le persone, le parole, le notti, i giorni, i momenti, gli oggetti, i gesti, le cose. scie. diventano scie. scie che ti scorrono affianco ti scorrono lungo i bordi che schizzano via che scivolano dietro. una questione di velocità. o una formalità. non ricordi più bene, no, non ricordi bene. già. e guardi le scie. (ma guardare non è vedere. e pensare non è ragionare. …e oggi non è domani, sì sì vabbé, e patapìm e patapàm) e poi pensi alle piccole cose. le cose quelle cose piccole, minuscole, banali, semplici. le cose quelle talmente piccole, quelle talmente banali, scontate e semplici che di solito non le vedi, che di solito nemmeno ci fai più caso. e pensi che è un bel po’ che non le vedi più, quelle piccole cose lì. pensi che prima ci sono sempre state, pensi che dovrebbero esserci, ma se poi ti dimentichi che devono esserci non te ne accorgi che è già un po’ che non le vedi più. già, è un po’ ormai. faraway, so close. è che saranno anche le cose quelle talmente piccole, quelle talmente banali, scontate e semplici che di solito non le vedi. saranno anche le cose quelle che di solito nemmeno ci fai più caso. saranno quelle, sì. però quando per un attimo le intravedi, allora lo sai che non le stai vedendo più, e scopri che ti mancano, le piccole cose. e forse se ci sono sempre state è perché devono esserci. e forse, se ci sono sempre state, è perché ci sono ancora. le piccole cose sono lì. ma sono così ferme da diventare velocissime. ed è una formalità, le piccole cose. o una questione di velocità. già.
 
lo so del mondo e anche del resto, lo so che tutto va in rovina. ma di mattina, quando la gente dorme con il suo normale malumore, può bastare un niente, forse un piccolo bagliore, un’aria già vissuta, un paesaggio, che ne so… e sto bene. sto bene come uno che si sogna.
 
 
[© c.c.c.p. © g.gaber] 

martedì 23 luglio 2013

flashback: NEI GIORNI DEL TEMPO IMMOBILE

c’è il sommesso mormorio costante delle fronde degli alberi, c'è il rumore liquido delle foglie, nei giorni e nelle notti di vento.
[avevi una stanza sul fiume, in un’altra vita. ché ogni vita è composta di tante vite diverse. e in una di queste tue vite diverse, tu ti sei ritrovato casualmente a vivere nella stanza che dava sul fiume. ed era una stanza piccola, ma ti bastava. e fuori dalla finestra di questa stanza piccola e che ti bastava c’era il fiume. tu lasciavi i vetri accostati, la notte, per addormentarti col rumore dell’acqua.
quando ti capitava di lasciare l’albergo per un paio di giorni, certi fine settimana che tornavi verso quella che in fondo e ovunque tu vivessi è sempre stata la “tua” città, ogni volta che ti capitava di lasciare l'albergo per un paio di giorni, ti tenevano quella stessa stanza, come una sorta di tacito accordo. e al tuo ritorno era a quella stanza piccola sul fiume che facevi ritorno, nei mesi in cui hai vissuto lì.
e c’era il rumore sommesso dell’acqua che entrava dalla finestra della stanza piccola sul fiume. e c’era il piccolo ritmico rumore della pioggia che batteva lieve sul fiume, nei risvegli dei giorni di pioggia]

ci sono notti di piccole stelle tremolanti nel vento del cielo delle notti che le piccole stelle tremolano nel cielo di vento.
[ed è così, guardando le piccole stelle tremolanti nel cielo nero delle notti, che scopri che hai dimenticato le costellazioni. riconosci le orse, la cintura di orione quando è inverno, e cassiopea. delle altre, alcune le vedi ancora, ma non ricordi il loro nome -proprio non lo ricordi-, e alcune non riesci più a distinguerle, perse in troppe stelle nel cielo.
ed è così che scopri che da qualche parte hai dimenticato le costellazioni, da qualche parte in un’altra vita. ché ogni vita è composta di tante vite diverse. e in una di queste tue vite diverse tu eri capace di dare un nome alle costellazioni e alle stelle che vedevi nelle notti che le piccole stelle tremolano.
c’erano notti che ti sdraiavi sul prato, e guardavi su. ed era così che ti perdevi, quelle notti.]

[e, poi, dopo, anni dopo, in un’altra ulteriore vita, ché ogni vita è composta di tante vite diverse, in una di queste tue vite diverse il dito che ti indica piccole stelle che scintillano nel vento di un cielo nero, e la voce che ti dice “guadda! guadda quante fate su nel cielo”]

i believe the stars are the headlights of angels
driving from heaven to save us
won’t you look at the sky?
they’re driving from heaven into our eyes

ci sono gli attimi, a volte. e piccoli scarti impercettibili. e la differenza che questo fa.
[e pensi che forse il tempo, in sé, è inerte. il tempo non cambia nulla. è ciò che accade nel fluire del tempo a determinare i cambiamenti.
e gli attimi scartano, a volte, scartano e cambiano direzione, gli attimi. accade senza che nulla accada, così, semplicemente accade. ed è come sentire il rumore che fa quando il momento cambia, e diventa qualcos'altro.
e senti lo stacco dove prima c’era una sorta di intimità. ed è un attimo. e sembra trascorso un secolo.]

[e gli attimi scartano, a volte. e cambiano direzione, gli attimi. 
accade senza che nulla accada, così, semplicemente accade.
ed è come sentire il rumore che fa quando il momento cambia, e diventa qualcos’altro. 
ed è un attimo, e sembra trascorso un secolo.]

don’t know where i’m going
don’t know where it’s flowing
but i know it’s finding you

ci sono nuvole rapide che passano sotto il sole, e l’alternarsi di luce e ombra.
[e nel tempo a spirale c’è l’eterno ritorno dell’identico diverso da sé. e le bolle di sapone che scivolano sul vento sono le stesse, però ora non sei tu ad inseguirle, ma è lei. e tu guardi. guardi le bolle volare. guardi lei che corre. la guardi afferrare bolle di sapone in volo. distruggendo mondi.]

continuano i giorni dell’azzurro del cielo. continua il vento. continua l’onnipresente fruscio delle foglie. continuano le notti nere di stelle.
ci sono nuvole rapide che passano sotto il sole. e montagne immobili a chiudere ogni orizzonte.
c’è un lago incastrato tra le montagne, laggiù, in fondo. e l’odore di acqua dolce non arriva fino a quassù.
ci sono libri da leggere. e ci sono parole da scrivere. e parole da leggere, anche. e ci sono le sue corse da seguire con lo sguardo, per poi riderne.

lasciami qui, lasciami stare, lasciami così,
non dire una parola che non sia d'amore
per me, per la mia vita, che è tutto quello che ho,
è tutto quello che io ho, e non è ancora finita.

c’è lo scorrere del tempo immobile quaggiù, qua, sotto, quaggiù sulla terra.
sopra, nel cielo del giorno e della notte, le scie degli aerei attraversano uno dei corridoi della rotta nord.

[© the silver jews, the go-betweens, c.c.c.p.]

lunedì 22 luglio 2013

DETTO DA P.B.

" [amare significa] rimanere vigili per evitare che il veleno mortale dell'abitudine s'insinui e ci uccida, o peggio: ci anestetizzi. non bisogna mai credere d'aver fatto tutto il da farsi, ma al contrario sedurre, continuare a sedurre sempre. "


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venerdì 19 luglio 2013

LE FLIRT (SO CHIC)

a te non ti abbordano. mai. è un dato di fatto. 
non ti abbordano. a volte ti notano. capita che ti sorridano. magari ti seguono con lo sguardo, poi, e lo scopri quando ti giri a guardare e scopri che si è girata a guardare (fondamentale per controllare se ti giravi a guardare, ovviamente). ma insomma, a te non ti abbordano.
e se deve succedere una volta che la ragazza seduta a un altro tavolo con le amiche, uscendo, anziché seguire le amiche venga al tuo tavolo e ti sorrida e si metta a parlarti sorridendo... beh, ecco, per quella singola volta, ma perché cazzo quello che ti dice deve essere "fefefé fefê fefê fe fefefé fefê" in una lingua per te incomprensibile? 
e ovviamente,  la sceneggiatura prevede che, da perfetta francese, non sappia una parola in nessun altra lingua.

ah! merde a la france. eccheccassò.

giovedì 18 luglio 2013

YOU ARE HERE

scegli un tavolino sulla strada e una birra chiara. bevi lentamente mentre guardi scendere la sera lungo il viale, da dietro i tetti in ardesia. il vento si porta via il caldo del giorno. le ragazze al tavolino a fianco parlano francese. ascolti solo il suono. guardi lo scorrere delle persone davanti a te. scrivendo parole inutili su un blog che è altrove. e in nessun luogo.

170713





domenica 14 luglio 2013

FACE OFF

è ora di giù la maschera. che è ora di basta. basta anonimato. basta supertizi e supercostumi. finiamola con alter ego e alias. è ora di clark kent, di peter parker e di bruce wayne.
è ora di far riconoscere kovalski al mondo.


per cui, quando sei in giro nella metropoli e vedrai passarti davanti un quarantenne figo con la bici tutta a bolle, ora saprai chi è.

martedì 9 luglio 2013

YOU ARE HERE

è un duro lavoro,  ma a qualcuno tocca farlo.
(....che è meglio molto meglio che andare a gardaland....)


lunedì 8 luglio 2013

E' STATE. OPPURE, SON STATE...

e poi ti ritrovi qui con una domanda che ti rigira nella testa: ma che fine hanno fatto le estati?
sì, le estati, già, proprio loro, quelle cose lì che duravano tre mesi, tre mesi vuoti di tutto e da riempire come ti pareva, ogni singolo giorno un foglio bianco, tre mesi che eri sempre via dalla città, tre mesi che ti divertivi, facevi cose… tre mesi che c'erano i cieli azzurri, i tuffi nell'acqua gelida, i prati e di notte le lucciole da guardare tra gli alberi del bosco, le biciclette a perdifiato, i fucili con gli elastici, gli amici, le amiche e l'oretta di compiti da fare, certo, anche, e poi via, via, via che passano gli anni e accelerano i tempi, e negli anni poi le ragazze, le spiagge di sassi, altri prati ancora, i baci rubati, le mani sui corpi, la musica, da bere, i locali tutte le sere, le prime macchine coi finestrini bassi per fumare, i primi viaggi sotto cieli sconosciuti e le città da scoprire… e tre mesi così, senza soluzioni di continuità, ogni singolo giorno un foglio bianco da colorare.
ecco, che fine hanno fatto? ché tu sei sicuro che c'erano 'ste cose, e sei sicuro che erano davvero fatte così, e che duravano tre mesi. e che si chiamavano estati, quelle cose lì che duravano tre mesi così.
a un certo punto però te le sei perse, tu, ché non sono mica 'ste robe qua di qualche week end e un paio di settimane via che adesso chiamano estate le estati quelle che intendi tu. ennò. mica la stessa roba. no no no.
però prima c'erano. te le ricordi. c’erano. ne sei sicuro.
credi, almeno.

 

giovedì 4 luglio 2013

SECONDA PUNTATA

che poi non è che ci siano dei grandi aggiornamenti alla questione del K e della techné... per ora il 2 è 2, senza 4 né 3.
a parte essere in giro da dieci giorni con la culomobile, tutto normale, qua.

TIME IS ON WHOSE SIDE

il tempo è davvero un bastardo. un gran bastardo. ché lui passa sempre. passa e va.

venerdì 28 giugno 2013

K AGAINST THE MACHINE

inizia con l'automobile. ma il k è veloce e l'anticipa, la k mobile, lasciandola giù lui dal meccanico prima che sia lei a lasciarlo giù, magari a 300 km da casa una domenica pomeriggio di sole a picco e senza carroattrezzi disponibili prima di 3 ore, come sempre capita in questi casi. 
ed allora ecco qua il k bello e pimpolo in giro con la micromobile, in attesa di riavere la propria.

prosegue con la lavatrice. ma stavolta è lei che fotte il k, facendosi venire un infarto improvviso e con la roba ancora dentro. e no, non esiste una microlavatrice sostitutiva in attesa di. tocca la tintoria, tocca.

nella secolare lotta tra l'umano e la macchina, in questi giorni il k non ha un gran successo contro l'infido mondo della tecné, nulla da dire. ma fin qui, tutto bene. la questione è che non c'è il due senza tre, no?
e allora, se state leggendo il post è chiaro che il tre non è il pc. resta da capire se tocca alla lavapiatti o al frigo, ora...
stay tuned.

270613


lunedì 24 giugno 2013

RIMINIRIMINI. RIMINISTOCAZZO.

che a fine giugno pare una buona idea un salto a rimini,  no? che poi, se l'appuntamento è troppo presto la mattina, allora non puoi farla diretta da milano, e quindi ti tocca scendere la sera prima, e che sbatti e che sfiga, che se arrivi un po' prima la sera ti toccherà anche ammazzare il tempo, chessò farti una corsa sul lungomare,  oppure anche no, sticazzi la corsa, troppa fatica, ti tocca il piano b, ti tocca,mare sabbia una sdraio al sole che scende e un paio di cuba per scollinare il tramonto e arrivar dritto alla cena, così, tipo uno sprazzo d'estate durante la settimana lavorativa... e siccome poi lavori, appunto,  la cena bella e tranquilla, un bicchiere di rosso,  senza esagerare, e poi un po' di vasche a schivare le russe arrossate,  le milf abbronzate e le ragazze giù da gara...
l'idea c'è, il piano è buono, la pianificazione ben concretizzata, è la realizzazione che lascia un po' a desiderare, se il nubifragio è talmente lieve che chiudono l'autostrada mentre stai arrivando, e con l'autostrada chiusa e tutto il traffico deviato il conseguente intasamento di qualsiasi strada d'accesso è talmente intuibile che parlarne ti fa noia, e quando finalmente arrivi ma quale spiaggia ma quali vasche, ché la serata estiva è già quasi notte e si intirizzisce nei 16º... ma almeno la cena bella e tranquilla,  due piatti curiosi da scoprire,  un paio di bicchieri di rosso da provare,  almeno quella, kovalski! ecco. che magari ce la potevi anche fare, se il nubifragio e l'autostrada e il traffico e i 16 gradi e orione e saturno e le cavallette non bloccavano chissà dove il cuoco, e non ti restava un buffet freddo a cui attingere. con intuibile pena.

il vino però c'era. che si vede che la cantina non s'è allagata.

ora, tu non porti certo rancore. e non annoveri una serata tra le sfighe significative. ma se domattina il tuo incontro di lavoro non va smodatamente bene, ma davvero smodatamente, è la volta che sotterri qualcuno.

e fanculo a rimini, va là.

venerdì 21 giugno 2013

200613


certe sere san siro è lungo tipo 25 anni.
che in fondo c'è anche la musica con cui ti ritrovi a crescerci insieme anche senza sceglierla. ma ci sei cresciuto insieme, poi.

lunedì 17 giugno 2013

E CHIAMALI TEMPI DURI

e all’improvviso arriva la resa dei conti. così. mentre sei lì che ti fai i cazzi tuoi, arriva la resa dei conti. la prova dei fatti di ciò che sei. ché accade, nella vita, il momento. quel momento prima del quale e dopo il quale non è la stessa cosa. no no no. perché è lì ed è allora che tutto converge, e definisce nei fatti ciò che sei. e ciò che sarai da lì in poi. il momento che fa di te un Uomo. oppure ti lascia Buffone. sub specie aeternitatis. che non ce n’è. quando la situazione è critica, non ci si può più nascondere. né traccheggiare. che è allora che emerge la verità. e si vede di che pasta sei fatto.
e tu ora non puoi più nasconderti: quattro settimane. quattro cazzo di settimane. quattro settimane senza la donna che fa le pulizie e stira. micacazzi.

domenica 16 giugno 2013

CINEMATI-K

la grande bellezza.
la grande fotografia.
il grande servillo.
il grandi dialoghi.

e la grande prolissità. 
ché dai... non saranno poi davvero necessarie due ore e mezza per dire del nulla, no?





sabato 8 giugno 2013

DETTO DA P.N.

"perché poi dopo, alla fine, le cose che ti succedono, cioè secondo me ci son delle volte che qualsiasi cosa andrebbe bene, e ci son delle volte che non andrebbe bene niente.
e non sono le cose, sono le volte. 
le cose son sempre le cose, oppure non le sono mai, dipende dalle volte, secondo me. ma non sono sicuro."


Più riguardo a La banda del formaggio


giovedì 6 giugno 2013

(what's the story) MORNING GLORY

è qualche giorno che la mattina conosci donne bellissime. ogni mattina una diversa, e bella da toglierti il fiato. ogni mattina inizia che parlate. poi ridete. ridete sempre tanto. e dopo accade che vi baciate. ogni singola mattina.
subito dopo suona la sveglia.

lunedì 3 giugno 2013

DELLE QUESTIONI DAVVERO IMPORTANTI

vabbè dai, basta pippe e parapippe, ora.
parliamo di cose importanti. che per la fuffa c'è sempre tempo.
che ci sono i momenti nei quali bisogna esser determinati e saper andare dritti al punto. senza se e senza ma. prendere, e affrontare la questione essenziale.
ecco. tipo adesso. 
tipo, vedere chi sarà il 100esimo membro del blog del kovalski.

HEAVEN (IS A PLACE ON EARTH)

il tuo paradiso non è un dove, è un quando.
quando i giorni sono a 27° ma le sere e le notti a 20°.
quando il cielo si dimentica di essere buio fino alle 22.
quando il sole ci mette poco a ricomparire dall'altro lato della notte.
quando si avvicina il solstizio e tutto sembra chiaro e dolce e denso di vita.

poi, tra poco, i giorni cominceranno di nuovo ad accorciarsi e il sole scenderà sempre un attimo prima. poi, tra poco, la città sarà calda di giorno e di notte indifferentemente. poi, tra poco, è finito l'incanto.
ma qui, ora, adesso, qui, è la sola cosa simile al paradiso che sai vedere in terra. e va bene così.

domenica 2 giugno 2013

EASY LIKE A SUNDAY AFTERNOON


DETTO DA D.B.

"ho una teoria" esordisce (primo: agganciarle. non forzare, non essere aggressivo. limitati a incuriosirle.) "mi dica se sbaglio, secondo me non ha alcuna importanza quel che un uomo dice a una donna: voglio dire, la prima frase. potrebbe essere qualunque cosa, uno può anche mettersi a recitare il padre nostro, tanto lei ha già deciso."
la donna aggrotta le sopracciglia. "il padre nostro?"
"sì, ha già deciso. prima ancora che uno apra bocca, lei ha deciso se è sì o no, pollice alzato o pollice verso. mi dica se sbaglio."
lei scuote piano la testa. "ha già deciso se dargli una possibilità. poi però sta a lui convincerla."
"esatto. risposta ragionevole. così se ora io le dicessi che voglio rivederla, che vorrei uscire con lei una sera, cosa penserebbe?"
"cosa penserei o cosa risponderei?"
"cosa risponderebbe?"
"che sono fidanzata."


Più riguardo a La 25ª ora

domenica 26 maggio 2013

SUN/DAY

e c'è un cielo che scintilla, mentre guardi su, scintilla nel tramonto dietro i palazzi. c'è il tramonto del giorno trasparente d'azzurro e di vento. c'è il rumore dei tuoi passi sulla ghiaia dei sentieri che attraversano il verde dei giardini mentre torni verso casa, laggiù, dietro gli alberi che ondeggiano e i fiori che biancheggiano, e le cime accese di sole dei grattacieli. laggiù, alla fine di una domenica chiara e di primavera.

DETTO DA M.M.

nella vita di ognuno, succede questa stessa cosa: che l'infanzia a un tratto sparisce, se ne va.


sabato 25 maggio 2013

K.CENTRICO


sono i giorni delle traiettorie ellittiche, questi. le traiettorie ellittiche che si travestono da andate e ritorni. sono i giorni che disegni geografie mischiando strade, aeroporti e stazioni. e le città diventano solo le bandierine infilate in un flusso di giorni ellittici anch'essi. che sia la terrazza da cui guardi il mattino rischiarare il golfo, l’isola e la striscia della foschia che si alza dal mare. o che sia camminare di notte in piazza maggiore cercando di indovinare che profumo abbiano le notti in questa città.
metti su facce per incontrare le facce che devi incontrare. metti il pilota automatico per dire quello che devi dire. eppure, tutto questo un suo senso ce l’ha. ché in fondo sei lì per fare quello che devi fare. 

e c’è l’andare e ci sono le traiettorie ellittiche. c’è avvicinarsi, per poi allontanarti nuovamente. c’è che essere ellittico è non essere tangente. se non per brevi istanti. per singoli momenti. o per una sera che sembra rubata ad anni fa. 

e c’è l’andare e c’è il tornare, poi. e c’è ciò a cui torni, sempre. quel punto esatto al centro della tua vita. quel centro a forma di divano.

venerdì 24 maggio 2013

CHECK IT OUT

24 maggio, 7º centigradi.... ehi, tu, lassù, dare una regolatina al termostato,  pare brutto?

giovedì 23 maggio 2013

DOMANDARE E' LECITO

[fififiii] - (messaggio)
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[fififiii] - (messaggio)
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[fififiii] - basta! mi sono stufata di messaggi! ti posso chiamare?
- ho un modo qualsiasi per impedirtelo? [invio]
[fififiii] - no!
...
... [dri dri driiiii]