di colpo si fa notte, s'incunea crudo il freddo.
è da est e da nord che entra il vento gelido nella città di mare e di frontiera, entra gelido e scorre lungo le strade e si restringe tra i palazzi, taglia la pelle del volto, questo vento che viene da est e da nord, taglia la pelle e odora d'inverno e di neve in piane slave, odora di boschi sferzati e di montagne sullo sfondo. il mare è solo un'indistinta macchia nera lì dove manca qualsiasi luce artificiale. il mare lo intuisci per sottrazione.
era la sera prima la sera nella quale ti ha chiesto se la luna stesse crescendo o rimpicciolendosi. e tu non hai saputo rispondere, la sera prima, e guardi quel filo bianco e ricurvo di luna nel nero del cielo e non lo sai neppure stasera da quale parte stia andando, quel filo bianco e ricurvo di luna. e poi, dopo la domanda, c'è stata la notte della febbre che sale e scalda e irradia calore dalla pelle e tra le coperte.
è la sera dopo, questa, la sera in cui il vento che viene da est e da nord taglia la pelle e le vie di questa città. e nella sera del vento che viene da nord e da est ritrovi la vecchia familiarità d'esser solo nella stanza di questo albergo. ed è un salto all'indietro nel tempo, questo, un salto di qualche anno indietro.
l'albergo è sempre lo stesso. la stanza quella di alcune volte. e la persona sola nella stanza è sempre la medesima. tu.
di colpo si fa notte, s'incunea crudo il freddo. la città trema, livida trema.
[csi]
