domenica 7 giugno 2015

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inizia con l'odore del mare. prima ancora di vederlo, ché è già notte e nel buio il mare è solo il rumore ritmico delle onde che si frangono da qualche parte, e l'odore che riempie l'aria.
e il mattino dopo l'odore del mare e il faro a chiudere il porto e la minuscola moschea più sgraziata del mondo e le vie strette e curve sulle architetture e sulle insegne che (si) ricordano di venezia quando qui era la canea.

(e ogni volta che viaggi il mediterraneo ti rendi conto di cosa sia realmente stata venezia, lungo le sponde e le isole del mediterraneo centrale e orientale come roma e più di roma, la matrice unica di questa enorme fetta di mondo... le architetture che mischiano romanico gotico e oriente, i leoni scolpiti, le scritte in caratteri latini, le curvature delle finestre...
e ogni volta che viaggi il mediterraneo ti rendi conto di come sia e sia sempre stato una grossa e stratificata piazza comune, dove tutti sono passati, si sono incontrati, si sono scontrati...)

(e ha ragione la dottoressa "venezia è il bello di creta". tolta la natura, lo è davvero)

inizia con l'odore del mare, già. ma da qui in poi saranno colori.
falasarna è il giallo della sabbia e il rosa mosso dalla risacca, il nero delle rocce, la trasparenza dell'acqua che si fa carta da zucchero e poi blu polvere e acquamarina che diventa turchese, e in fondo il blu acciaio che trascolora in blu reale e si chiude in cobalto e oltremare.
il rumore della risacca, il rumore di piccole onde, il rumore di una piccola onda.
gramvousa venezia, ancora venezia, il forte che domina e il mare a circondarla, e l'occhio che da quassù scorre mare e terre e mare e cielo e azzurri e blu e cobalti e bianchi e azzurro fiordaliso e celeste e ciano e blu marino e blu di persia e zaffiro.
e nell'acqua trasparente della baia, i tondi neri dei ricci di mare.
balos è il bianco abbacinante della spiaggia, e la trasparenza assoluta della laguna. e il bianco vira in azzurro alice vira in azzurro polvere vira in acquamarina vira in celeste vira in azzurro e i blu, i blu, tutti quei blu il ceruleo il notte il pavone il reale il marino l'elettrico.
balos è immensa piscina naturale tra le rocce e la lingua di sabbia, da questo lato. e vento e mediterraneo, dall'altro. balos è l'icona del paradiso.
poi, dopo i giorni d'azzurri e di blu, esplodono i verdi e deflagrano i marroni, inattesi, non più abituali, attraversare i monti e le gole della propaggine occidentale sono strapiombi e coste, sono salire e scendere, sono terra, terra e ulivi, terra e oleandri, i verdi e i marroni, le alternanze di verde oliva e verde islam, il verde foresta il rosa e il bianco degli oleandri, i fiori gialli, le pareti delle colline, e le cesure delle gole, ed è la terra che si riapproria dello sguardo e lo riempie dei propri colori. 
poi lo sguardo si apre improvviso, sull'orizzonte, e laggiù, in fondo, sotto il cielo fiordaliso, si apre il mare.
elafonissi è il bianco e il nero e il rosa sulla linea della battigia, è la trasparenza prima degli azzurri infiniti prima delle righe verdi, gli azzurri che poi variano nei blu.
è vento, vento ovunque, sempre. è vento costante del cielo che ti scorre addosso, sulla pelle, nei capelli, nella camicia sbottonata, nelle narici.
palaiochora è un colore dimenticato, il giallomarrone della sabbia che finalmente torna a esistere. è un mare ritmico di piccole onde che arrivano e vanno, e arrivano e vanno, è un mare che lungo la linea dell'orizzonte diventa quello di cui parlava omero, il mare colore del vino (allora esiste! esiste davvero!!).

il cerchio si chiude come si chiudono sempre i cerchi, lì dove era iniziato. si chiude seduto al sole lungo le mura del porto che conducono al faro, e al di là della baia la minuscola moschea più sgraziata del mondo e le volte a cuspide dei magazzini, si chiude qui dove venezia si mischia con l'oriente, dove si perde il senso dei confini e delle successioni e resta solo questa visuale familiare in cui bere mentre il sole tramonta ai tavoli di un locale che manda musica downtempo e scorrendo gli schermi degli smartphone scrivendo, leggendo, editano foto o inviando parole. e respirando l'odore del mare.

19 commenti:

  1. "Il K e il mare" - Kovalski Editore (ovviamente).

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  2. Il k viaggiatore a me piace molto.

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  3. Prendo appunti per quando ci andrò ;-)

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    1. va che poi ti interrogo eh
      ;-)

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    2. K, sono una studentessa seria come pochi... ;-))))

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    3. ... Disse il primo della classe... :)))))

      Basta, suvvia, sennó poi ti arrivano, al solito, messaggi a raffica sul nulla!!!!!

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  4. mi piace quando mi rimandi l'odore del mare... perché lo sento

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  5. Mi rivedo, spalle al porto, sulla panchina che chiude l'insenatura di Khania, sento mare e odori, e colori tra i capelli e le viuzze che ti si srotolano davanti.
    Ma il cerchio non l'hai chiuso. E Samaria lo sa... ;)

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    1. ahahah...certo che tu non demordi mai, eh :-)

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    2. ..quando andrai (perché andrai), ti demorderai le labbra anche tu.. ;)

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  6. che meraviglia, mi hai fatto venir voglia di ascoltare rebetiko gymnastas di vinicio capossela. un album che ho amato molto... bentornato!

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occhio. ché il K ti legge. e risponde, anche.