venerdì 13 luglio 2012

ATTRAVERSO AFRICA (a short story)

è il caldo. il caldo che ti scorre sopra le mucose delle narici quando inspiri. il caldo che ti entra nei polmoni ad ogni respiro. è il caldo. ovunque. in ogni momento.
il caldo è caldi diversi. c’è il caldo umido dell’aria spinta dall’oceano, che ti si incolla addosso ad ogni millimetro di pelle e che ti ricopre come una guaina da cui non c’è modo di liberarti. e c’è il caldo secco che evapora all’istante qualsiasi umidità, anche la tua, e non hai nemmeno una stilla di sudore addosso, la tua pelle asciutta e pulita come non è stata mai.

nella discoteca di fez la ragazza ti scopa con gli occhi. non riesci nemmeno a darle un’età. 20 anni. 18. 16. non lo sai. non sai come si leggono gli anni sulle ragazze, qui. magari ne ha 14. che cazzo ne sai. però, cristo, uno sguardo così non si può combattere, né reggere. uno sguardo così è la voglia il desiderio il sesso, è la vita. un bisogno assoluto, ineludibile, detto chiaramente anche senza dire parole. è una promessa muta. e la sua bocca sa di dolce, ha sapore di cannella e di spezie a cui nemmeno sai dare un nome. la sua bocca, per te, è un continente intero, un continente che non conosci. e il suo sesso è un mondo nuovo. un nuovo profumo un sapore nuovo. ed è lei a prenderti e guidarti dentro il suo mondo, in questo continente. è lei a prenderti in mano. e portarti dentro di sé. respirandoti in bocca mentre respiri nella sua.

la casbah è l’unica costruzione sull’altopiano. è ancora lì, anche ora che non ha più senso un presidio militare. e fin lì, e da lì, le piste polverose dell’alto atlante. dove ogni centro abitato è solo una stazione di scambio. chilometri di nulla, poi, e tende di pastori nomadi a intervallare di presenza umana la terra primordiale.

è facile, troppo facile perderti nella medina. odori colori suoni voci urla richiami. è un microcosmo che ti satura le percezioni. un immenso rumore di fondo sensoriale che ti fa perdere la percezione di te. ed è difficile, troppo difficile schivare ogni questuante, ogni persona che vuole farti da guida, ogni commerciante che vuole venderti qualcosa, ogni singolo ladro che non aspetta che una tua disattenzione, o il momento in cui prendi la svolta sbagliata. è necessario e difficile, restare padroni di se stessi. necessario. e così maledettamente difficile.

m. è un mercato di scambio dove si incontrano mondi. decidi di perderti, qui, tra arabi, maghrebini, neri subsahariani. il luogo dove confinano i mondi. e dove i mondi commerciano tra loro. decidi di perderti, qui, nel crocevia dei mondi.

paul bowles perso nei vicoli di tangeri. e tra le natiche di giovani ambrati.
william burroughs nei suoi sogni eroinomani. e le notti che odorano di gelsomino e che sanno di alcool passate a scrivere.
le mille voci che si rincorrono sulle pagine di elias canetti.
il tè nel deserto. o il tè alla menta che appoggi sul ripiano di marmo di tavolini all’ombra del canto dei muezzin che chiama in lontananza.
arthur rimbaud che contratta con un cammelliere il prezzo per trasportare le casse di legno sbrecciato.
thierry sabine non arriverà a dakar. non stavolta. questa volta il suo viaggio si interrompe. e per sempre.
antoine de saint-exupery immagina un bambino che cammina sulla duna di fronte a lui.
ma non tu. tu, tu non sai immaginare, tu ti fermi al reale, al tuareg (“je ne suis pas un twareg, je souis kel tamahaq") che ti chiede in una lingua più di gesti e sguardi che di parole di seguirlo, te lo chiede guardandoti fisso dentro gli occhi. e lo segui,  fuori dall’oasi e su una delle dune lì intorno. e all’improvviso si ferma, e stende la stoffa sulla sabbia. e la sua pelle è liscia e tesa sotto la tunica, e la tua pelle si increspa appena ti sfiora, e la sua voglia di te è nelle mani che ti scorre addosso e nell’erezione che preme contro la tua. l’homme in bleu è davvero blu, stanotte, ed è blu la sua pelle sotto la luce di un cielo senza luna. stanotte siete entrambi blu, sulla sabbia, sotto questo cielo senza luna, sono blu i vostri corpi che mischiate sempre più. mischiandovi dita, mani, bocche, lingue, labbra, cazzi.

le voci prive di qualsiasi grazia dei dromedari al risveglio. come lamentele per un nuovo giorno di sole che sta per iniziare. ormai lo riconosci anche in mezzo agli altri, il tuo dromedario.
non sai nemmeno dire se quello che mangi ti piace. o ti fa schifo. non sai nemmeno dire se è commestibile quello che mangi. mangiare questa roba incomprensibile, di colori e consistenze mischiate, carne verdure cereali ossa nervi e chissà cos’altro, senza un sapore comprensibile, questo è semplicemente sopravvivenza. la tua.
ci vogliono giorni. ma alla fine impari a metterti da solo la tagelmust.

li chiamano homme in bleu. ma sono azzurri. la carovana è una traccia filiforme azzurra e marrone che scorre lungo la sabbia arancione.
le notti del deserto sono immense come le stelle che punteggiano il nero del cielo, come il silenzio che permea ogni cosa, immense come essere arrivato, alla fine, all’essenziale di ogni cosa, e del tuo stesso essere vivo.
la notte del deserto annichilisce ogni cosa. e ridefinisce ogni tua definizione di te. e non c'è null'altro, ora adesso qui.

al di là dell’oceano smisurato di sabbia, in fondo a questo sogno di sabbia calore dune e sole impietoso c’è il bacino del niger, e lì si trova timbuctù. ma non riesci a vederla, da qui, non riesci nemmeno a immaginarla. è oltre. infinitamente oltre. oltre orizzonti troppo numerosi da passare per riuscire a pensarci, ora, sotto questo sole a picco, davanti alle onde immobili di sabbia gialla, ora che respiri caldo ad ogni respiro. ti chiedi se ci arriverai mai, laggiù, in quel dove che non riesci nemmeno a immaginare. o se la tua eternità si svolgerà tra queste dune di sabbia. se vagherai senza fine in queste immobili onde di sabbia. se sei destinato a questo, forse. a morire qui.

61 commenti:

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    1. cos'è, cerchi di imbarazzare il k, tu? :-P

      ps: grazie. davvero. :-*)

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  2. Bello,
    mi hai fatto venire voglia di andarci,
    però anche di non andarci...

    Ho cercato ora su wikipedia, però ho trovato solo la versione francese e non conosco il francese. Li chiamano hommes in bleu perché... "d’après la couleur de leur chèche". La chèche sarebbe il panno che li avvolge in viso?

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    1. credo che cheche sia il francese per tagelmust, che è il nome che ho sempre sentito usare per la stoffa che avvolge capo e volto dei tuareg (o, come si chiamano essi stessi, kel tamahaq, appunto...)
      però kovalski non sa il francese. come credo si noti :-)

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  3. perdersi, ritrovarsi e morire.
    l'essenziale. dunque bellissimo.

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    1. detto da te, è tanta roba.

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    2. non ne faccio mai tanti, complimenti. ma quando succede, sono definitivi :)

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    3. appunto. ribadisco. "detto da te, è tanta roba."

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    4. ok, dopo tutta questa dolcezza, torniamo ai nostri discorsi equivoci. ché mi sento più a mio agio.

      :P

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    5. ma infatti. meglio il torbido della melassa.
      però se ogni tanto vuoi fare al K dei complimenti immani, per quanto immotivati, fai pure liberamente, eh, non te ne porterà rancore. uomo buono lui.

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    6. facendotene rientrerei nella categoria "donne che ti adorano".
      e io, invece, preferisco stare in "donne che ti amano in modo terreno".
      (così, non puoi lamentare la carenza di groupies)

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    7. mi avvalgo della facoltà di non rispondere.

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    8. appunto. mica sprecare tempo con parole. brava. fatti!

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    9. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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    10. (e poi mi dispiace appestare con commenti stupidi questo post bellissimo. toh, un altro complimento buttato lì. ora, scrivi un posto stupido dove si possa fare tranquillamente salotto!)

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  4. E io adesso come faccio ad andare a rileggermi la Timbuctù di Chatwin, che tutti i miei libri sono impacchettati?
    Non puoi farmi venire voglie che poi non posso soddisfare. No no, non puoi.

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    1. (ah ah. secondo me intende soddisfarle tutte, invece)
      ah ah

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  5. O_O

    (Seee, vabbe', ciccia, qua c'è fila, mi sa che tocca prendere il biglietto e prepararsi ad una luuunga attesa. Io c'ho un'età, rischio di diventare vecchia, nel frattempo.)

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    1. uè, chiacchiera! (sì, tu) e distintivo (l'amichetta tua poco sopra): visto che siete in due, mettete i due cervelli insieme e ditemi: dove si trova esattamente questa stracazzo di fila per il K???

      che almeno, affronterei quella, e non sarei qui da solo a rispondere a commenti sul blog, non vi pare?
      ;-)

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    2. Tanto per cominciare, quassù sembra un harem.
      Mai viste tante donne tutte assieme.
      E ti adorano tutte. O almeno così dicono.
      La concorrenza è spietata. Spietata assai.

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    3. tanto per cominciare, se è un harem, io non ne ho mai avute le chiavi.

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    4. Chiavi? E a che ti servono le chiavi? Sei il sultano, non hai bisogno di chiavi, tu.

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    5. 1) evito facili giochi di parole

      2) sarà, in ogni caso il K può aggirarsi liberamente per qualsiasi luogo senza essere assalito da groupies. per sua tristezza.

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    6. Ehm... sì, soprassediamo sui giochi di parole, va, che è meglio.
      E secondo me le groupies non t'assalgono perché c'hanno paura di un rifiuto, ecco perché. Tu prova a dirglielo, che saresti felice di essere assalito, sì sì, prova un po' a dirglielo.

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    7. KOVALSKI AMA LE GROUPIES

      e mò vediamo

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    8. E una. Visto che avevo ragione? Visto?
      Mo' vedi che ti tocca mettere il distributore di numerini. O prenderti una vigilessa per smistare il traffico. Mo' vedi.

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    9. ma una chi? dove?
      tu ti droghi.
      dividi, no?

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    10. Non sono io che mi drogo, sei tu che sei cecato!
      Dai, cerco di riportare 'sto post sui binari da cui era partito, che sennò mi sento in colpa pure io come Frances.

      Timbuktu. La perla dell’Africa. La città introvabile e meravigliosa. Lo scrigno di tutti i tesori, dimora di tutti gli dei barbari. Cuore del mondo sconosciuto, fortezza di mille segreti, regno fantasma di ogni ricchezza, meta smarrita di infiniti viaggi, sorgente di tutte le acque e sogno di qualsiasi cielo. Timbuktu. (cit.)

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    11. (io cieco, forse. lei invisibile, di certo)

      oh, il buon vecchio bruce!
      ... sì sì, quella timbuctu... ma se non la distruggono completamente quelle teste di cazzo quaidaiste, timbuctu e le sue 333 moschee....

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  6. mi si intrecciano ricordi d'infanzia, kovalski, pare impossibile ma è proprio così. ricordi di far valere il sacrosanto diritto di bambina di non mangiare le minestre speziate, ricordi di stracci che sbiadiscono il blu sul collo e sui polsi, ricordi di fuochi accesi nel deserto e di pane cotto sotto le braci, di minuscoli bracciali d'argento stretti al polso.

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    1. urge assolutamente racconto. spiegazione. narrazione. dettaglio. quello che vuoi tu. ma raccontami...

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    2. ma qua ci si becca così male così di parrocchia diversa, k. poi tecnologicamente io sono così svanita. la questione è più semplice di quanto si creda, sai. sono figlia di viaggiatori, tutto qui. e ho viaggiato a lungo fin da bambina, soprattutto in africa, fin da piccolissima. e ai bambini si vuole sempre bene e gli si fanno sempre dei regali, li si adotta sempre i bambini e io avevo sempre addosso di quelle stoffe blu che mi coloravano il collo e le mani. e ci giocavo. e al ritorno in europa la gente pensava che fossi cianotica. loro non sapevano, non sapranno mai, k.

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    3. oh, meraviglia...
      e com'è, viverla, un'infanzia così, esercizia? è splendida o no?

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    4. no k, no. diventa splendida moltissimo dopo.

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    5. credo siano questioni di solitudine, che poi con gli anni, impari a conviverci. e allora tutto diventa più splendido, retrospettivamente. ma ci vuole un po', sai.

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    6. a leggere sopra -viaggi con i genitori in giro per il mondo quando eri bambina- non emergeva la parte della solitudine. sembrava una cosa splendida da vivere durante l'infanzia.
      proprio vero che "quello che sembra, non è" (op. cit.)

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  7. In questi minuti di lettura ho amato intensamente.

    Grazie, sul serio.

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    1. tu ami e tu ringrazi?! cos'è, fai tutto tu???

      (ne sono felice ari. sul serio.)

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    2. Eh, se qualcuno ti fa innamorare anche solo un istante di qualcosa, tocca ringraziarlo. Per educazione, mica per altro, sà. Che ti pensi.

      :)

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    3. il K? pensare? e da quando in qua il K pensa, secondo te, ari? :-P

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    4. Da paracula ad adulatrice! Faccio progressi!

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    5. non fosse che tendono ad essere sinonimi, spesso.... :-D

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    6. Ovviamente non è il mio caso.





      Vero?

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    7. non sempre.
      quando fai l'adulatrice, sei paracula.
      ma paraculeggi benissimo anche senza adulare, tu. :-D

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    8. Ah, grazie, ora sì che mi sento rivalutata positivamente...
      Grrr.

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    9. metà della stima che ho di te, è un sacco di stima, ari. e lo sai benissimo. anche se a volte fingi di non. :-)

      detto questo: ringhia pure. ma non abbaiare qui, che c'è gente che dorme in questo blog. tu. :-P

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    10. Ma no che non so. Cioè, si, perchè lo dici, ma il mio cervello lo mette sempre nel settore 'complimenti di cortesia'. E quindi nulla. Un conto è ciò che scrivo, un altro ciò che sono, quindi in realtà no, non lo so (sapevo) proprio benissimo, ma è colpa mia.


      Grrr.

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    11. di cortesia qua non ce n'è 'na cippa. che sia chiaro. che tante cose si posson dire del K, ma non che sia cortese, egli :-D

      un conto ciò che si scrive, un altro ciò che si è. e io di te so ciò che leggo. tutto vero. ma per il cosa e il come scrivi, la stima c'è.
      come persona -senza scrittura- la stima dovrai guadagnartela nella vita vera. come io con te, d'altronde. :-)

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  8. Beh, beh, beh.
    Scrivi troppo bene per essere un consulente. Torno alla teoria su babbo natale.

    (bellissimo, tutto. se il libro di qualche post precedente si avvera, dillo, per favore)

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    1. lo dice il mio conto in banca, che non sono un consulente.
      e nemmeno babbo natale, a dirla tutta.

      (in realtà direi che non si avvererà mai, marghe)

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    1. bravo, banà! appunto: ma quale libro?

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    2. fate i finti tonti, voi due, bravi bravi. solo perchè non volete invitarmi al party per il lancio :(

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    3. ma quale invito al party? saresti tu, il party!

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occhio. ché il K ti legge. e risponde, anche.