c'è guardare le piantine che hai trapiantato, e i loro piccoli fiori bianchi. c'è guardare la terra in cui hai affondato le dita affondando bulbi per una primavera che verrà, dicevi, ricordi?
ma non basta, no, non basta questo. hai preparativi da fare per l'inverno che sarà.
c'è respirare il profumo affumicato del russian caravan mentre lo svuoti dentro la scatola metallica del thé, così da averlo per le domeniche pomeriggio grigie e buie. e c'è comprare caffé etiope per le mattine a riprendersi dal sonno.
c'è il sapore del teroldego a tenerti compagnia mentre cucini le tue cene. e con un nome così, teroldego, anche solo per questo nome qui andrebbe bevuto, sì.
c'è cambiare la visuale della cucina comprando sette vasi bianchi. e 7 piccoli catus per riempirli. e guardare l'effetto che fa, ora. guardarla così.
c'è cambiare anche la visuale dell'ingresso, appendendo due nuove serigrafie. e guardare questi volti nuovi ogni volta che esci, e salutarli con un cenno del capo ogni volta che rientri.
c'è girare per librerie e bancarelle e scaffali e accumulare libri da leggere e film da guardare, per le sere da chiudere il freddo fuori dai vetri e affondare le tue sere nel divano grigio.
c'è tirar fuori gli anfibi, la sciarpa e il cappello e metterli lì, che ti aspettano, in attesa solo che ci siano un po' meno gradi per poter essere usati.
c'è comprarti adesso il biglietto per un concerto che quando lo vedrai sarà già primavera, ed è questo il senso, guardarlo lì appoggiato, e saperlo in fondo alla curva di questo inverno che sarà.
c'è tutto. o quasi. c'è quasi tutto quel che serve a sopravvivere all'inverno. c'è quasi tutto e manca poco. forse manca solo un corpo da stringerti addosso certe notti che fuori è buio e nebbie, o certe domeniche pomeriggio che piove contro i vetri. forse. chissà.