martedì 11 marzo 2014

VITE CHE NON SONO LA TUA

avere tre figli. i fine settimana d'inverno in montagna a sciare, e quelli d'estate al sole al mare. le sere della settimana a casa, in città.  il rito cena e poi televisione. stando attenti a non scorticarsi troppo i nervi. quel delicato equilibrio tra mal sopportazione e proseguire una vita insieme. e chissà se si scopa il personal trainer, lei. che chi se ne frega poi. basta che non rompa il cazzo le sere che le dice che ha riunione. a portar fuori la nuova stagista. e poi, da lei.

decidere se sia il momento giusto per un secondo figlio. con il pensiero di non lasciare il primo da solo quando poi sarà adulto nel mondo.

separati in casa. letti divisi. se la fortuna gli ha dato abbastanza spazio, in stanze diverse. uno o più figli nell'altra. nell’abitudinarietà poi si diluisce tutto. e chissà quanti anni passano. e chissà se poi ci provano e sperano e riescono a tornare a vivere e a uscire e conoscere e perdere la testa e scopare...e poi cosa fanno? tornano a casa ciascuno nel proprio letto separato? e se sono fortunati in stanze diverse? chissà....

un’altra sera da uscire, anche stasera. ché da solo mai. il solito giro per locali. bere. la musica alta. parlare ad alta voce. risate. stare con persone. le donne, e le ragazze che lavorano da qualche anno e sono ancora troppo giovani per una famiglia. forse stasera la rivedi. stavolta ti fai dare il numero. o almeno la mail. così combini domani in pausa pranzo. dopodomani al massimo. chissà se è tipa da montagna o da mare, per il week end.

ritrovarsi tutti insieme la sera a tavola, per cena. dialoghi misti adulti bambini. dialoghi frammentati, di domande per far dire le risposte.  la televisione accesa. o la televisione spenta, chissà. poi dopo i denti il pigiama. metterli a letto. finalmente quiete, ora. con lei ci parla.  o con lei non ci parla ora, chissà. c’è chi vive il presente. c’è chi evade pensando un qualche altrove.

e lei ha attraversato la crisi. la crisi, e la voglia. la voglia assurda e feroce  di amare quell'altro, di uscire dallo schema, dopo quasi quindici anni... e due figli non bastano quando il cuore e la carne ti portano a sentirti triste e vuota senza quella mano tra i tuoi ricci. ma lei sa aspettare, e lascia trascorrere i mesi. e lascia passare. e torna. torna nel piccolo perimetro della vita che ha scelto. e non è questione di felicità, no. la felicità non conta mai. è essere responsabile. un sacramento da onorare. e due figli da crescere.

e ci sono così tante vite. che non sono la tua.


19 commenti:

  1. ad osservare la vita degli altri, si trova un po' di quello che non siamo, di quello che scegliamo di non essere, di quello che vorremmo essere e non sappiamo essere.
    (il libro merita? ci giro intorno da un po', ma non l'ho ancora preso).

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    1. (te lo dirò il giorno che lo leggerò :-D )

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  2. Ci penso spesso allo scegliere la responsabilità piuttosto che se stessi. E mi chiedo: non si può essere se stessi nella responsabilità?

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    1. forse si dovrebbe essere se stessi soprattutto nella responsabilità....

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  3. La fenomenologia della famiglia è davvero varia, caro k.

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    1. lo è quella di qualsiasi forma d'interazione umana, credo...

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  4. La felicità non conta mai. E' proprio questa la fregatura.

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    1. non solo.
      è che nemmeno ci puoi contare, sulla felicità. la stronza. :-)

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  5. Una vita dal piccolo perimetro è, forse, la cosa che mi terrorizza di più...

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    1. ognuno ha le proprie paure. e poi accade anche che cambino nelle diverse fasi e nelle diverse età, le proprie paure....

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  6. bisogna avere coraggio per una vita così. O trovarci in mezzo, che io mi sentirei un insetto se fosse la mia.
    Le scelte sono strade da prendere, altrimenti la vita ti schiaccia.

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    1. la vita è fare scelte.
      il resto, sopravvivenza.

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  7. condurre vita da single mica è facile...
    le responsabilità a volte sono un comodo rifugio, un ottimo strumento per giustificare le scelte che si fanno e dalle quali ci si tira indietro per incapacità personale di portarle fino in fondo.

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  8. ci sono eccome.
    e c'è pure che arriva un giorno che ti strappi un pezzo di cuore e di vesti e vai-via da quella vita.
    e non è che vai perchè vuoi staremeglio, sentirti amata, condividerequestoequello, anzi sì, all'inizio di racconti così: ohsantodiohodirittodiessereamata!, invece dirittouncazzo, vai solo perchè non ci puoi vivere piu' tra i fantasmi di un noi scompaginatosi chissà quandocomeperchè e non basta l'amore per uno-due (anzi TRE) figli, non basta che dici noncelapossofare non basta pensare e la casa? e il lavoro? e dove farò la spesa? cosa ci sarà quando aprirò la finestra?. Non basta piu' niente tranne che quella parola che tiri fuori dal barattolo: FINE
    e vai.
    Un'altrastoria.

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    1. e c'è chi ha grande coraggio...

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    2. e c'è pure chi a cambiare ci prende gusto e dopo le pause blog rincomincia in un posto nuovo, d'altraparte è Primavera;). Apriamo ste finestre, và!

      MrsQT ed una folata di aria fresca

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    3. ogni fine è un nuovo inizio, d'altronde, no?
      ...il che peraltro fa domandare se ogni inizio sia poi una qualche fine...

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  9. Propendo per la teoria circolare ;)
    La fine si scioglie annodandosi ad un lembo di domani, fino alla prossima fine. Ergo non c'é una fine, non fino a quando ci batte il cuore.
    (Ahahaaa...quando taci per un pò poi hai la fase dell affollamento dei pensieri)

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occhio. ché il K ti legge. e risponde, anche.