sabato 13 agosto 2016

(13.8.16) DEI MARI DELLO STESSO MARE

mari baltici uguali in nazioni diverse, mari grigi come i cieli, venti tesi, piogge intermittenti, case di legno multicolori.
il giorno inizia lettone e finisce estone. da jurmala a parnu.

bandiera rossa sventolerà, ma solo sulla costa del mare in tempesta...
vasco brondi]

venerdì 12 agosto 2016

(12.8.16) DEI TRE CASTELLI

terra di boschi. e cieli. e nubi disegnate. livonia, per secoli. storie di medioevi e cavalieri, germani a colonizzare slavi. storie di ondate successive, germani svevi russi. terre martoriate. terre di chi se le prende. fortificare per difendersi, e per dominare. la pietra grigia di cesis. la pietra e il legno di sigulda. i mattoni di seraida. camminare camminamenti bui con solo una lanterna, ora come allora.(c'è storia ovunque in questo continente. c'è storia ovunque in questo angolo a nordest.)

la quiete del prato di statue. il vento tra le foglie degli alberi. l'amaranto e l'azzurro della chiesa di legno.

giovedì 11 agosto 2016

(11.8.16) IMPRESSIONI DI 56°56′56″N 24°06′23″E

cieli in rapido movimento... teutonici russi svedesi russi tedeschi ancora russi, mai dominanti sempre dominati... mattoni rossi di un medioevo tedesco e anseatico... tutti i colori del liberty... la quiete del parco lungo il canale... il bianco e il rosso delle chiese protestanti e cattoliche, i colori accesi e gli ori dei quelle ortodosse... attraversare il ponte nella luce dolce di un sole basso... guardarla fotografare...

mercoledì 10 agosto 2016

martedì 9 agosto 2016

(9.8.16) DELLA STRISCIA DI TROPPI NOMI. E DELLA SABBIA.

percorrere la lunga striscia di terra della penisola curlandese, striscia d'alberi che tiene separata la laguna dal mar baltico. respirare resina dalla cima delle dune di sabbia. arrivare al confine tra europa e repubblica russa e fermarsi lì, un attimo solo, prima di tornare indietro.
e ora, solo ora, le onde del mare del nord, il vento teso, l'odore di sale, i cieli grigi che non stanno fermi un solo attimo.


(e ora, solo ora, la sabbia, e quel sorriso che brillano gli occhi, dopo anni di vele e di mari)

lunedì 8 agosto 2016

(8.8.16) ATTRAVERSANDO SOTTO CIELI IMMENSI

il rumore delle canne e delle foglie nel vento, le piccole onde, tra azzurro e verdi il rosso delle architetture gotiche in mattoni e i coni di trakai, il quieto genio di mettere una fortezza su un'isola nel lago, imprendibile...



la terra è piatta qui, pianura di case isolate e campagne coltivate e boschi, piatta di inverni che puoi immagine bui gelidi isolati stranianti.. la terra qui è piatta, così piatta su qualsiasi orizzonte che i cieli sono immensi, e l'immenso è solcato di nubi incessanti, bianchi nell'azzurro, o grigi su grigi.

kryziu kalnas è decine di migliaia di croci come una collina di legno, il pagano che sui mischia al cristianesimo, il bisogno di affermare la propria identità dopo secoli di invasioni e decenni di dominazione dei totalitarismi... kryziu kalnas è la tristezza che ti lascia dentro questo posto, comunque cerchi di guardarlo...
il giorno finisce nell'orizzonte infuocato sopra un mar baltico laggiù in fondo a tutta la strada che devi ancora fare, in fondo a tutto questo continente


domenica 7 agosto 2016

(7.8.16) altri frammenti da · 54°41′N 25°17′E

... i cieli in costante movimento, il sole l'azzurro le nubi di grigi infiniti l'azzurro la pioggia fine altri grigi un nuovo azzurro la pioggia battente il sole i grigi e ancora e ancora... le statue sottili da farti amare la scultura... salire l'acciottolato fino alla torre di gediminas e capire perché il nucleo originario fosse su questa altura a dominare la piana il fiume gli affluenti, i tetti rossi della città vecchia con il lampo biancogrigio del palazzo ducale, dominare la città nuova e la sua skyline minore, e nell'azzurro scorrono nuvole bianche... alberi e verde e natura e quiete a far sembrare bello e naturale aver sepoltura qui, ad antakalnis, come tornate nel ciclo della vita, le tombe povere le tombe borghesi le tombe militari e il monumento ai morti per liberarsi dai sovietici, europa, 25 anni fa, e noi nemmeno lo ricordiamo... la scazzata idiozia della repubblica fittizia di uzupo, con la sua costituzione che dà il diritto di essere felice, ma anche di non esserlo, e sancisce il diritto del fiume di scorrere, e del gatto di farsi i fatti suoi... la tristezza grigia e attonita del palazzo che per decenni a visto alternarsi cecha, gestapo e kgb, i volti le foto le mappe i quaderni le memorie  le centinaia di migliaia di deportati, le decine di migliaia di morti, fosse comuni e sepolture individuali nella taiga, i piccoli oggetti personali, i lager gli stalag i gulag, tutta la merda mentale uguale e contraria che ha ammorbato il secolo breve, la banale normalità di chi l'orrore lo faceva come mestiere,  per una paga da impiegato che ti lamenti anche quando è lunedì mattina e devi andare al lavoro... e scendere nell'interrato nell'angoscia delle celle del grigio e dello squallore, delle celle di rigore e i crani spaccato nella stanza delle esecuzioni. ed era tutto normale, per uno stipendio, per la propria meschina bella figura sperando nello scatto di carriera. è successo, e rendersi conto di come sia facile che succeda. la banalità del male, diceva la arendt.
vuoi tornare in alto, guardare i tetti rossi e il lampo biancogrigio del palazzo ducale, respirare il vento teso, solo respirare, e guardare le nubi bianche correre veloci da est a ovest dentro l'azzurro e sopra tutto questo.

sabato 6 agosto 2016

(6.8.16) frammenti da 54°41′N 25°17′E

il barocco di decine e decine di chiese, gli ornati gli ori i rosa i verdi i gialli, gli stucchi, stucchevoli, ridondanti, le colonne pesanti e capitelli arzigogolati, l'intensità bianca abbacinante della cattedrale adagiata nel vuoto di un enorme piazzale... i canti delle cerimonie ortodosse, l'incenso dei cattolici, i colori sotto il grigio dei cieli... la storia che si fa pietra e resta fino ad ora, i secoli sotto la cattolica polonia i decenni di russia ortodossa... altrove, prima e dopo, i resti delle case sbrecciate ricordano i decenni di unione sovietica, come quando camminavi attraverso berlino est e vedevi solo il grigio della vita, mattoni non intonacati, case anonime tutte uguali... nella città vecchia invece i palazzi ricchi e ornati ma bassi, la piccola alterigia sei e settecentesca di una capitale tutta a due piani di un granducato minore, di un regno rurale. sotto gli stessi cieli grigi appoggiati sopra i tetti nobiliari è così facile vedere le tenute agricole di questa pianura di campagne, con i boschi a intervallarla. vilnius capitale minore.

martedì 2 agosto 2016