gli hai appena detto del nuovo lavoro, e lui ti guarda sorridente con una espressione quietamente felice, come fosse contento di aver capito cosa gli stavi dicendo, come fosse stupefatto di capire quando una persona gli parla. ricordi che questa cosa ti ha stupito, sul momento.
"dai è ora di alzarsi, ti aiuto io ad andare a letto per la notte" dici, e lo tiri con le due mani per le braccia tirandolo a te, per aiutarlo a mettersi in piedi. ci riesce, ci riuscite.
si mette in piedi ma è pesantissimo, i suoi quanti 85 90 chili di massa che non si regge da solo pesano tantissimo, riesci a tenerlo su e a fargli fare uno e un secondo passo, e poi il peso, la massa, lui non tiene, non si regge, le sue gambe non lo reggono, scivola lento lentissimo mentre lo tieni e lo accompagni a sedersi per terra, lento lentissimo tra le tue braccia che lo reggi ma che non riesci a tenerlo, e seduto sul tappeto ti guarda come fosse lui il bambino e tu l'adulto, "sono stanco dammi tempo, mi riprendo un attimo", e sei adulto sì, tu, ma con un genitore non si è mai l'adulto si è sempre il bambino, ora che invece si inverte la questione si entra nel campo del totale innaturale e non sai bene cosa fare. e allora gli lasci del tempo, e poi quando ti dice "proviamo ora" "ti aiuto a sedere sul divano" e riesci a fatica a metterlo mezzo steso sul divano le natiche sul bordo della seduta, semisdraiato con le gambe tese in avanti sul tappeto, la testa a metà schienale, e si ferma lì "dammi tempo faccio fatica" "tranquillo anzi stanotte dormi qua sul divano e domani facciamo il resto" perché lo sai che non riusciresti mai a portarlo a letto a peso così morto se le gambe non lo reggono. e ti guarda un po' con il viso stupito, ora come fosse stupito di non capirti bene, o stupito di non riuscire a camminare o di tutta questa fatica che fa, chissà cosa.
ed è adesso, scivolato in avanti e non propriamente seduto sul divano, che cambia respiro e con questo sguardo vacuo che gli parli e non sembra capire e respira con un rantolo strano, lo sguardo vuoto e poi come gorgheggiare e la saliva che fa bolle dalla bocca, sguardo vacuo e pacifico, questo strano respirare, e mamma che gli tiene la mano e lo chiama per nome e gli chiede come va e le bolle di saliva, e poi si calma il respiro e il gorgheggiare e sembra come passato il momento e pacificato. gli tiene la mano e gli parla e gli chiede e lui non risponde e non capite bene, provi a sentire il respiro o il battito dal polso ma nei film è sempre tutto così facile, nella vita non capisci mica bene se respira se batto o se non più, ma è stato tutto così tranquillo che non ti pare possibile e cerchi conferme e certezza, e vedi l'ossimetro e provi, e di nuovo l'ambiguità del 0% ma poi il pulsare del battito, singolo, 0% e pulsare del battito, e penai per un attimo sia rotto e non legga la saturazione, che il battito è battito e il punto linea c'è, e poi tutto insieme colleghi l'immobilità, lo strano colore grigiastro della pelle, la saturazione a 0, e pensi al pacemaker e capisci.
lo dici alla moglie che gli tiene la mano e sembra scollegata da tutto. prendi il cellulare, richiami dalla memoria "fratello" premi invio e al suo "pronto" "credo sia andato, sai? tranquillo e veloce, ma credo sia andato."
da lì in poi, saranno incombenze, pratiche formali e folli burocratiche amenità.
ed è così che impari il significato e la piena realtà di "spegnersi dolcemente", della pelle che diventa grigia, come se ci trasformasse in una foto di sessant'anni fa, e del freddo che inzia veloce quando il sangue non batte più sotto la pelle.
