" era davvero bello camminare così. ci si tiene vicini e si va avanti senza fermarsi, verso il resto della vita e verso la morte, e ognuno dall'altra parte ha un braccio libero con cui potrebbe tenersi vicino anche un altro compagno di strada. [...] una miglior metafora dell'amore non avrei saputo trovarla. "
"posso resistere a tutto, tranne che a leggere kovalski" oscar wilde
mercoledì 3 dicembre 2014
DETTO DA U.C. (1)
" non analizzavo le mie sensazioni, le riducevo volutamente a una caparbia nostalgia di capelli neri, di pelle scura. un giorno o l'altro sarebbe finita anche la nostalgia. "
martedì 2 dicembre 2014
TU CIRCA 16.000&boh
lunedì 1 dicembre 2014
DEI TUOI EVEREST INTERIORI
son passati gli anni e non son passati indenni. ché anno più anno meno son quasi vent'anni che sei uscito di casa. son passati gli anni solo e son passati gli anni conviventi, e di nuovo gli anni solo e poi ancora conviventi, e nuovamente solo poi. sono passati gli inverni delle notti buie presto e le estati delle cene alle dieci senza accendere la luce. son passati centinaia di libri, film innumerabili e qualche tonnellata di musica. son passate persone più di quante ne saprai mai ricordare, e sguardi o parole o gesti che non sapresti neanche volendo dimenticare. son passate le champions league e i campionati. è passata la minibimba che hai visto diventare minidonna. son passati i chilometri di andate innumerevoli e gli eterni ritorni. son passati colleghi e son passati clienti, son passati fornitori e son passati consulenti. è passato l'etac e son passati pure gli sms. son passate camere d'albergo e città e paesi, son passati continenti. son passati trolley e porta-abiti e son passati zaini e scarponcini impolverati. son passate parole innumerevoli e son passati blog e nick per scrivere te. sono passati numeri di telefono e parole nelle notti. son passati batticuori e disinteressi, noie ed emozioni. son passati i momenti che non ce la farai mai. son passate le convinzioni di averla finalmente trovata.
son passati anni di quotidianità e di case da mandare avanti, anni a scegliere i quadri e le luci, anni ad impilare libri e dischi, anni a riparare tapparelle e a tinteggiare muri, anni a scrivere su quaderni, anni a raccontare fiabe per le buonenotti o a raccontarti fiabe per sperare un po'. son passati anni a vedere la micia diventare vecchia ronfando sul divano a fianco a te. anni di piante e balconi. anni a imparare a cucinarti e a imparare a bere. anni. sono passati anni, e ne son passati molti. vent'anni e innumerevoli pasti. innumerevoli. e ci hai messo vent'anni tu. vent'anni, record del mondo. vent'anni ci hai messo tu. per farti le tue prime due uova. anvedi oh.
martedì 25 novembre 2014
PRESS PLAY
ora
che non ho fame di parole
avrei bisogno di parole
parole che scorrano facili
e non inciampino in mezzo alle dita
che poi le questioni sono sempre le stesse, le
questioni a cui giri intorno, o forse sono loro a girare intorno a te, chissà, ecco sì,
forse è questo: le questioni che ti girano intorno come musica ti
circondano ma non le afferri, e ogni volta che schiacci play ricominciano
identiche a se stesse... e le parole sono ellissi che racchiudono porzioni di
spazio e separano il dentro dal fuori ma non ricoprono lo spazio racchiuso, le
parole definiscono confini, le parole non completano il quadro, c'è sempre
territorio libero per le sfumature, le interpretazioni, le visuali diverse, ché se giri il foglio il
disegno è lo stesso ma sembra diverso, e dei disegni l'occhio coglie le linee
che delimitano e non gli spazi che vengono definiti, e con le parole è lo
stesso, il senso scorre lungo i bordi, lungo i confini, lungo i bordi delle parole e lungo i confini delle frasi, il senso scorre lungo il perimetro del discorso, e resta lo spazio in mezzo, resta indefinito, e lo sai, sì, sì,
lo sai, lo sai che il tempo ticchetta, e noi invecchiamo. prima ancora
di rendercene conto ne è già passato fin troppo, e ci siamo persi l'occasione
di lasciarci ferire dagli altri. quando ero più giovane mi sembrava una grande
fortuna; ora che sono più vecchio mi sembra solo una tragedia silenziosa e
anche queste sono parole mute, sono parole che tracciano i confini, che corrono
lungo i bordi, parole che non riempiono gli spazi, e proprio ora che avrei
bisogno di parole, parole che cadano in gola come pioggia calda a
definire le rabbie e gli affanni, gli scoramenti e gli sfinimenti, a definire i
vuoti che non si colmano, no, ché non li colmano le parole, non li colma il
tempo, non li colma la volontà, e con i vuoti devi forse imparare a convivere e
non pensare di poterli riempire perché le parole definiscono confini e non gli
spazi tra le linee, e tra gli spazi indefiniti ci sono anche i vuoti, e chissà
se importa poi che forse abbiamo dovuto pagare un prezzo per la nostra
vita scintillante, e il prezzo è stato l'incapacità di credere totalmente
nell'amore. al suo posto abbiamo ricevuto in dono una particolare forma di
ironia che ha bruciato tutto quello con cui entravamo in contatto. e mi domando
se questa forma di ironia rappresenti il prezzo che abbiamo pagato per vivere
senza dio… cosa dici, importa? importa chiedersi di nuovo e ancora se siamo
disposti a rinunciare a ciò che noi vogliamo per ottenere tutto ciò che non
vogliamo perdere? importa? e se sì, se importa, allora dove porta? alle
solite questioni che ti girano intorno come musica, che ti circondano ma non le
afferri, e ogni volta che schiacci play ricominciano identiche a se stesse. in
ellissi di parole. ché alla fine, in fondo, sono sempre e solo ellissi di
parole.
press stop.
now.
[© el muniria, douglas coupland, casino royale]
giovedì 20 novembre 2014
domenica 16 novembre 2014
DI COME INIZIANO I FILM
[fì rì fìfì uozzap in arrivo] lei: "ascolto qualsiasi cosa mi piace... al momento einaudi, marta sui tubi, jazz turco..."
tu: "jazz turco?!... io non ascolto molto jazz... ma quand'ero stato in turchia avevo comprato un solo cd, ed era un disco di jazz turco..." [invio]
"...c'era questo negozio piccolo e curioso e strano, era a goreme, in cappadocia, e quando ci sono stato c'era questa musica bella e che risuonava dentro, e gli ho chiesto cosa fosse e beh insomma:" [invio uozzap]
[fì rì fìfì uozzap in arrivo] lei: "...iniziamo il film dicendo che il cd è lo stesso, il negozio anche, il motivo dell'acquisto pure..."
tu: "stai scherzando vero?" [invio uozzap]
tu: "ok. io chiamo un esorcista." [invio uozzap]
taggato
appunti per il dialoghista,
life happens
sabato 15 novembre 2014
lunedì 10 novembre 2014
L'AVRESTI DETTO MAI?
che nella vita puoi essere preparato a molto. pure a moltissimo. ma mai a tutto. e infatti, qualcosa che ti spiazza c'è sempre, prima o poi. ché l'avresti mai detto, kovalski, che anche la barba fa le doppie punte? sì, sì davvero. la barba. la barba fa le doppie punte. incre, eh...
...che sia questo il tuo lato femminile?
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