e stavolta com’è, l’inizio di questo due zero uno tre? che c’è sempre un inizio, no?
l’inizio stavolta ti trova che non sei solo, no, che siete in sette, e in sette vi trovate sull’erba di una rotonda, a guardare tutti e sette il cielo e i tetti in lontananza, e sotto il cielo e sopra i tetti i blu e i gialli e i verdi i bianchi i rossi e gli ori delle esplosioni artificiali, e voi lì, sull’erba della rotonda, a guardare le esplosioni artificiali e la lenta deriva nel nerocielo delle luci “guarda, gli ufo” “ma và, le lanterne cinesi”, e le nuvolette che fanno nell’aria le vostre parole e le vostre risate (“vedi che non erano in due a fare cose nell’auto, lì, nel parcheggio? guarda, c’è solo il guidatore, vedi?” indicando l’auto che passa lì accanto. “dio, sei così innocente che stringi il cuore, tu”).
ma non è questo, l’inizio.
è subito dopo, l’inizio. dopo, non appena vi incamminate verso casa, e vi girate verso gli ultimi fuochi che pirotecnicano nella mezzanotte, e vedete che dal nero scende lieve il biancore di un fantasma di una nube di un’idea che ondeggia e rolla e beccheggia e scivola e plana e si appoggia esattamente sull’erba della rotonda proprio in mezzo a voi dove eravate attimi prima se foste rimasti lì dove eravate, è esattamente lì che atterra questo fantasma questa nuvola quest’idea. ed è la bambina a prenderla e a tenerla come piccolo trofeo, questa lanterna cinese ormai spenta esaurita atterrata in mezzo a voi sette.
ed è esattamente lì, che ti trova l’inizio. che c’è sempre un inizio, no?
ed è come avere magia, e non saperla fare andare via.
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