martedì 27 agosto 2013

E LE ESTATI FINISCONO COSI', NEI TUMBLER ALTI

e l’estate finisce così, nei tramonti troppo presto che colorano il cielo di colori pastello, e negli aperitivi appoggiati a banconi di legno, parlando di tutto e di chissà che, mentre guardate le milf appena tornate dalle vacanze, abbronzate e che indossano ancora vestitini leggeri.



lunedì 26 agosto 2013

LE GRANDI DOMANDE DI FINE ESTATE

ti domandi a cosa serva tutto questo innamorarsi e disamorarsi, e poi innamorarsi di nuovo per disamorarsi ancora, sempre.

e non hai ancora bevuto, oggi.

domenica 25 agosto 2013

DETTO DA M.M.

" [...] restava l'amore, nel suo significato vero e reale di ebbrezza, di fuga, di atmosfera onirica, ma anche di estasi passeggera, di piacere fisico, di calore biologico, il sesso goduto fino in fondo, la soddisfazione sessuale che gli uomini e le donne mi procuravano, e che io gli restituivo. un amore senza domani, che non aveva nemmeno il sospetto del sentimento, della dolcezza, di quello che le ragazze sognano almeno una volta nella vita  [...] "



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sabato 24 agosto 2013

E' STATA

ehi tu, lassù... c'era mica bisogno di fare così, eh... tuoni, fulmini, boati, acquazzone equatoriale, diluvio battente, 19°... il kovalski l'aveva già capito dall'essere tornato a casa che anche per quest'anno è finita. che l'estate, ormai,  è stata...
potevi risparmiartela tutta 'sta enfasi.
sei il solito ganassa.

mercoledì 21 agosto 2013

200813 SOLE ALLA SPINA

resti solo tu, qui, seduto a guardare il sole scivolare verso l'orizzonte. e la lunga scia dorata che si rifrange nel mare. resti solo tu, nel vento teso e col sole sulla pelle. bevi birra ascoltando smashing pumpkins.
resti qui ad accumulare sole. accumuli sole per l'inverno che sarà, per i cieli grigi e i giorni di pioggia,  per le giornate al chiuso degli uffici, per le stanze vuote e le notti solitarie. accumuli sole per i tramonti troppo presto.

aspetti finchè il sole affonda, spegnendo la propria stessa scia che brillava sull'egeo.
sei malinconico.


sarà la birra, sarà.


martedì 20 agosto 2013

YOU ARE HERE

YOU ARE not HERE (del luogo che non c'è)

ora lo sai. non resta nulla.
sparta non esiste.

(resta solo il suono dei nomi che ti suonano dentro da quando eri ragazzino: peloponneso, dori, lacedemoni, sparta, taigeto, eurota, spartiati, iloti, licurgo. leonida.
ί τάν ί επί τάς.)

domenica 18 agosto 2013

YOU ARE HERE (dei due mari. e dei due nomi)

vista dalle mura che la chiudono da ogni lato, la cittadella è due mari;  il mare rosso di tegole che la sovrasta, e quello blu che la circonda.
vista dalle costruzioni di pietra grigia di cui è fatta, dubrovnik non è altro che il suo vero nome: ragusa. è un millennio di venezia, in ogni architetura, in ogni bifora, nei nomi dei palazzi e dello stradòn.
dubrovnik è ragusa. è la storia che fa la geografia.


170813 YOU WERE HERE

giovedì 15 agosto 2013

YOU ARE HERE (and they are not)

la fontana è al centro della parte bassa del paese, nella piazzetta da cui si diparte ogni stradina a raggiera. la fontana è circolare, in pietra chiara, con l'acqua che scende dalle 5 cannulle che fuoriescono dal pilone centrale.
la piazzetta con la fontana al centro e da cui si diparte ogni stradina a raggiera è deserta; sarà l'ora che è l'ora che il pomeriggio si fa sera, saranno le nuvole ampie e scure e di temporale che scorrono su in cielo, ma non c'è nessuno nella piazzetta o che cammina le stradine che qui portano e che da qui partono.
sei qui, e sei come in una cartolina in bianco e nero di inizio novecento, da qualche parte nella campagna francese. o bavarese. o italiana. che non c'è differenza, nelle cartoline di inizio novecento dei paesini di campagna o di montagna in giro per l'europa.
di fianco alla fontana c'è un piccolo monumento, un obelisco in minore alto al massimo un metro e ottanta. è anch'esso in pietra chiara, per i morti delle due guerre mondiali. il paese è piccolo, e i caduti sono pochi, saranno più di quindici ma non arrivano a venti. i cognomi e i nomi sono ancora meno, ricorrono sempre gli stessi pochi cognomi, e poche le combinazioni dei nomi. non doveva esserci molta fantasia nelle famiglie del piccolo paese di inizio novecento.

e poi ti accorgi dell'incredibile. v.a.. lui, è morto ben tre volte. e per due nella stessa guerra. per poi morire anche nella successiva. quando si dice la fedeltà ai propri ideali...


mercoledì 14 agosto 2013

giovedì 1 agosto 2013

IL DIO DELLE PICCOLE COSE

e ci sono gesti e oggetti. e certi tagli di luce. e ci sono momenti e notti. e certe parole lì così. e c’è la velocità alla quale schizza via tutto, la velocità alla quale il paesaggio scivola dietro veloce, veloce sempre più veloce. oppure sei tu a schizzare via attraverso le cose, chissà. questione di velocità, è una questione di velocità. o una formalità, non ricordo più bene, una formalità. e le cose diventano scie. scie le cose, i gesti, gli oggetti, i momenti, le parole, le persone, le situazioni, i giorni, le notti, i giorni, le situazioni, le persone, le parole, le notti, i giorni, i momenti, gli oggetti, i gesti, le cose. scie. diventano scie. scie che ti scorrono affianco ti scorrono lungo i bordi che schizzano via che scivolano dietro. una questione di velocità. o una formalità. non ricordi più bene, no, non ricordi bene. già. e guardi le scie. (ma guardare non è vedere. e pensare non è ragionare. …e oggi non è domani, sì sì vabbé, e patapìm e patapàm) e poi pensi alle piccole cose. le cose quelle cose piccole, minuscole, banali, semplici. le cose quelle talmente piccole, quelle talmente banali, scontate e semplici che di solito non le vedi, che di solito nemmeno ci fai più caso. e pensi che è un bel po’ che non le vedi più, quelle piccole cose lì. pensi che prima ci sono sempre state, pensi che dovrebbero esserci, ma se poi ti dimentichi che devono esserci non te ne accorgi che è già un po’ che non le vedi più. già, è un po’ ormai. faraway, so close. è che saranno anche le cose quelle talmente piccole, quelle talmente banali, scontate e semplici che di solito non le vedi. saranno anche le cose quelle che di solito nemmeno ci fai più caso. saranno quelle, sì. però quando per un attimo le intravedi, allora lo sai che non le stai vedendo più, e scopri che ti mancano, le piccole cose. e forse se ci sono sempre state è perché devono esserci. e forse, se ci sono sempre state, è perché ci sono ancora. le piccole cose sono lì. ma sono così ferme da diventare velocissime. ed è una formalità, le piccole cose. o una questione di velocità. già.
 
lo so del mondo e anche del resto, lo so che tutto va in rovina. ma di mattina, quando la gente dorme con il suo normale malumore, può bastare un niente, forse un piccolo bagliore, un’aria già vissuta, un paesaggio, che ne so… e sto bene. sto bene come uno che si sogna.
 
 
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